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Prezzo del latte: cosa c'è dietro la speculazione

Il latte italiano alla stalla ha raggiunto il massimo storico a settembre: 51,3 centesimi al litro. Ma non tutti gli allevatori ne potranno trarre vantaggio

Bottiglie di latte al supermercato (Stefano Scarpiello / Imagoeconomica)

Il latte italiano ha battuto un nuovo record. Il prezzo alla stalla ha raggiunto martedì i 51,3 centesimi al litro nell'ultima quotazione "spot" alla borsa di Verona, segnando un incremento del 22% in un anno: si tratta del valore massimo mai registrato in Italia.

Già, perché il liquido bianco, come molte altre merci e i titoli finanziari, viene scambiato ogni giorno in appositi mercati (in Italia le borse più importanti sono a Verona e Lodi) dove si fa il prezzo di riferimento cui si adeguano poi i produttori che lo comprano e lo trasformano in yogurt, mozzarelle, parmigiano e quant'altro.

A spingere le quotazioni, questa volta, è stata una regola elementare dell'economia: la scarsità dell'offerta nei principali paesi produttori che ha condizionato le importazioni in Italia dove, tra l'altro, si raccoglie meno latte rispetto agli anni passati (-2,45% in Lombardia, -4,70% in Veneto, -7,86% nel Lazio e addirittura -10,32% nelle Marche).

Tuttavia, una cifra compresa tra 50 - 55 centesimi al litro potrebbe far felici gli allevatori che da mesi cercano di far fronte all'aumento dei prezzi dei foraggi (vicino ai 200 euro alla tonnellata) e dei costi energetici, i quali appesantiscono sempre di più i bilanci delle aziende zootecniche.

Il condizionale, però, è d'obbligo. Molti di loro (in particolare quelli che aderiscono a Confagricoltura), infatti, hanno firmato a luglio un accordo semestrale per la fornitura a colossi del settore caseario, quali Galbani e Parmalat , al costo di 42 centesimi al litro.

Ciò significa che in settimane di prezzi al rialzo, i produttori potrebbero alimentare la speculazione, comprando il latte dagli allevatori con cui hanno sottoscritto l'accordo per poi rivenderlo nelle piazze di Lodi e Verona e ottenere così un guadagno immediato a due cifre, invece che utilizzarlo per produrre latticini.

Un meccanismo perverso, del tutto simile a quello che avviene ogni giorno sui mercati finanziari e contro cui ha puntato il dito la Coldiretti , che rivendica di non aver sottoscritto l'intesa e ora fa la voce grossa parlando senza mezzi termini di un accordo "truffa".

Quanto ai consumatori, lo scorso maggio (ultimo dato disponibile sul sito Clal.it , che monitora il mercato del latte in Italia e all'estero) per un litro di latte intero al supermercato spendevano in media 1,52 euro (+0,66% in un anno). La materia prima, ossia il latte alla stalla, sempre a Verona allora era quotata 42,53 centesimi al litro: un quinto di meno rispetto al prezzo attuale.

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