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Intesa-Unicredit: il folle sogno di 'padre' Giovanni Bazoli

Bollato come 'una follia' dai vertici dell’Unicredit, il progetto di una fusione tra le due banche ipotizzato dal 'Corriere' ha scatenato le solite dietrologie: esiste davvero? Il vero promotore è la Mediobanca? E tutti guardano all’anziano leader dell’Intesa.

Credits: Elaborazione di Stefano Carrara

«L’articolo è uscito a Ognissanti. All’indomani, il 2 novembre, giorno dei morti, l’ipotesi è morta». Sarcasticamente il banchiere anonimo archivia così la vampata finanziaria dell’autunno, l’ipotesi di una maxifusione difensiva tra Intesa Sanpaolo e Unicredit, delineata una settimana fa sulla prima pagina del Corriere della sera per la firma autorevole di Massimo Mucchetti, vicedirettore ad personam, competente, bresciano come Giovanni Bazoli, presidente dell’Intesa Sanpaolo e sommo garante dei funambolici equilibri di potere fra gli azionisti del medesimo Corriere, nonché da lui molto stimato.

Immediate le dietrologie: «È stato un ballon d’essai di Bazoli», quindi una cosa seria. E i dettagli: «Emissari diplomatici si sono già procurati il consenso del cancelliere Merkel, anche Frau Angela preferisce che gli sportelli tedeschi del gruppo restino in mani italiane anziché, per esempio, migrare ad Abu Dhabi». Già, perché oggi i soci stabili italiani dell’Unicredit, le fondazioni di Torino, Verona e Carimonte, oltre a Leonardo Del Vecchio, totalizzano appena il 12 per cento.

E Bazoli, memore di quando il Santander di Emilio Botin pensò di scalare il Sanpaolo e lui, d’intesa con Enrico Salza, dispose la fusione preventiva con l’Intesa, non vorrebbe rivedere lo stesso film. Ma se la firma di Mucchetti sembra un indizio della paternità bazoliana del piano, c’è chi lo attribuisce piuttosto alla Mediobanca, a sua volta preoccupata che il suo primo azionista, appunto l’Unicredit, diventi preda di chissà chi.

Mucchetti, ovviamente, non svela le fonti, ma dai vertici Unicredit è partita una smentita tombale e risentita: «Cose folli». Poi, due giorni dopo il Corriere, La Repubblica è tornata sul tema con un controscoop, raccontando, per ora senza smentite, del coinvolgimento nel piano di Claudio Costamagna, ex banchiere Goldman Sachs. Fin qui la ricostruzione degli eventi noti, però dietro le quinte il ballo degli equivoci continua.

Anche i più lealisti dei bazoliani sono lacerati tra il consenso per il loro ottantenne leader e la preoccupazione che pensi ancora una volta di incardinare sulla sua persona una simile operazione: colossale senz’altro, folle forse, ma probabilmente prima o poi necessaria.

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