Aziende

Donne alla moda e mature per Piazza Affari

Oltre alle celebrate Versace e Trussardi, altre imprenditrici hanno i numeri per portare le loro aziende alla quotazione in borsa. Come certifica uno studio di un’importante società di consulenza

Ci sono vere icone come Donatella Versace, nomi di figli d’arte ormai affermati in proprio come Beatrice Trussardi e Nicoletta Spagnoli. Ma a colpire sono le meno note fra le 11 donne in posizione di vertice nelle aziende che compaiono in uno studio condotto dalla società di consulenza strategica Pambianco. Lo studio individua le 50 imprese della moda e del lusso che avrebbero i numeri in regola per sbarcare in borsa. E Panorama ha selezionato quattro casi di donne imprenditrici che magari il grande pubblico sta cominciando a conoscere per i loro marchi ma che ancora non sono finite sotto le luci della ribalta. Non tutte sono da sole alla guida, a volte le affianca un uomo manager e loro si ritagliano il ruolo di designer o direttore creativo. Ma sempre più spesso sono solo loro a gestire i conti. E li fanno tornare. Ecco i loro ritratti.

Toscana, 39 anni, FRANCESCA LUSINI guida dal 2011 come presidente e azionista il Peuterey Group, la società (ex G&P) dove lavora dal 2000 in ruoli diversi, dal legale alle risorse umane. Con lei al timone, il gruppo (107 milioni di fatturato e marchi Peuterey, Geospirit, Aiguille Noire e Postcard) ha messo il turbo all’espansione dei negozi, in Italia ma soprattutto all’estero (Europa e Asia). La sfida è di affermare nel mondo lo sportswear italiano di tendenza. Nei prossimi 5 anni Lusini ha previsto 30 monomarca Peuterey tra Shanghai, Pechino, Hong Kong e nelle capitali dello shopping di lusso in Estremo Oriente. E non teme i tempi difficili. «Contro la crisi» sostiene «bisogna tirare fuori la creatività che è tutta italiana».

Partita nel 1998, in 13 anni la stilista imprenditrice ELISABETTA FRANCHI, 44 anni, ha costruito a Granarolo (Bologna) un’azienda per abbigliamento e accessori da donna, la Betty Blue (marchio Celyn B poi diventato Elisabetta Franchi), che per l’esercizio 2012 prevede 115 milioni di fatturato e 19,8 di utile con 130 dipendenti diretti e un migliaio nell’indotto. Volitiva e vulcanica, in azienda gioca tutti i ruoli e ammette che «sta attenta a tutto». Obiettivi futuri? «Ci prepariamo a invadere l’estero» dichiara. Dove è già presente in Europa e poi dalla Russia agli Emirati Arabi, all’Indonesia, ma punta a rafforzarsi in Cina. E dal 2013 amplia l’offerta con Mummy, una collezione dedicata alle future mamme.

Oggi può apparire scontato, visti i tempi, ma MARA MARANO, 40 anni, amministratore delegato della Arav Fashion, aveva le idee chiare fin nel 2002, quando, con il marito Giuseppe Ammaturo, da una scissione di un’azienda di abbigliamento di famiglia partiva con il progetto di moda donna Silvian Heach, poi allargato anche al bambino. «Volevo creare una griffe internazionale a prezzo accessibile» dice. Progettazione in Campania e produzione nei paesi emergenti (Cina, India), oggi la Arav Fashion deve il 30 per cento dei 90 milioni di fatturato all’estero, ma punta al 50. E investe sul travel retail, iniziando dall’Italia: con negozi nelle stazioni (Roma, Napoli, Firenze, Milano) e aeroporti (Linate, Napoli e Malpensa).

Classe 1943, GIOVANNA FURLANETTO è presidente della Furla, l’azienda di pelletteria fondata nel 1927 a Bologna dal padre Aldo. In un settore dominato da colossi come Lvmh e Ppr, Furlanetto è riuscita a fare dell’azienda di famiglia uno dei nomi più quotati per gli accessori nel campo del lusso accessibile. «Abbiamo investito a 360 gradi e oggi l’organizzazione della Furla è quasi una portaerei» sostiene. I numeri: 179 milioni di fatturato, per oltre il 70 per cento all’estero, 319 negozi monomarca nelle strade eleganti dello shopping in 63 paesi, 31 punti vendita nei principali aeroporti. E un piano di sviluppo importante proprio nel travel retail, con partnership con le principali compagnie aeree per la vendita in volo di articoli Furla.

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