Aziende

Ilva, resta il sequestro sui prodotti. E adesso?

La legge 'salva Ilva' viene rimandata alla Consulta. Le commesse straniere annullate. Gli operai chiedono certezze per il futuro. Che appare solo incerto

Operai Ilva durante una manifestazione (Credits: Ansa)

I prodotti restano sequestrati. Una commessa da 25 milioni di dollari è stata annullata. Gli operai sono sempre più preoccupati per il loro futuro. Questo è lo scenario dello stabilimento Ilva a Taranto e molti cominciano a chiedersi: e ora cosa succederà?

Andiamo per ordine. Un ordine di 25 mila tonnellate di tubi prodotti a Taranto e che dovevano servire per la realizzazione di un oleodotto in Oklahoma è stato annullato dal committente. L’ordine prevedeva la consegna di tubi grezzi, per un valore complessivo di 25 milioni di dollari, in tre momenti differenti: la prima e la seconda tranche entro novembre 2012 e la terza entro gennaio 2013. L’azienda che aveva fatto l’ordine ha fatto sapere all’Ilva che, non avendo ricevuto neanche la prima tranche del prodotto, che di fatto sono le 9.500 tonnellate di tubi sotto sequestro nell’area portuale di Taranto, l’ordine viene considerato annullato.

A questo si aggiunge che il Tribunale dell’appello ha sospeso il giudizio sul dissequestro dei prodotti e sollevato eccezione di costituzionalità alla Consulta sulla legge 231 del 24 dicembre 2012. In particolare, la legge “salva Ilva” è in “contrasto con gli articoli 3, 24, 102, 104 e 112 della Costituzione nella parte in autorizza “in ogni caso la società Ilva spa di Taranto alla commercializzazione dei prodotti finiti e semilavorati sequestrati il 26 novembre dello scorso anno”. Il collegio dei magistrati, quindi, ha ritenuto che l’articolo 3 della legge 231 “merita un preventivo vaglio da parte della Corte costituzionale essendo non manifestamente infondate le questioni di costituzionalità sollevate dalla procura ionica o comunque rilevabili d’ufficio”. Dopo i giudici dell'appello, ora sul dissequestro si pronuncerà anche il gip Patrizia Todisco, che presumibilmente confermerà la decisione di tenere bloccati coils e lamiere in attesa che si pronunci la Consulta sulla costituzionalità o meno della legge.

L'incertezza, dunque, regna sovrana e si ripercuote, ovviamente, sugli operai “preoccupati per il loro futuro e esasperati per le continue notizie che arrivano”, come dice a Panorama.it una fonte sindacale della Fim Cisl. “L’Ilva ci ha detto chiaramente che senza il dissequestro dei prodotti, gli impianti dell’area a freddo non ripartono – aggiungono dalla segreteria provinciale della Uil -. Ci è stato anche detto che l'azienda ha bisogno di commercializzare le merci e necessità di fare cassa, altrimenti anche gli stipendi sono a rischio. Rispettiamo l’operato della magistratura ma la gente è fortemente preoccupata”. Ieri mattina davanti alla fabbrica ci sono state proteste dei lavoratori i quali temono nuova cassa integrazione. Attualmente la cassa riguarda 2400 persone, di cui 1200 effettivamente in cassa, ma l'Ilva è orientata a chiedere anche la cassa integrazione in deroga per altre 700 unità. E' stata la prima di assemblee che si terranno fino alla prossima settimana tutti i giorni in fabbrica.

C'è tensione anche nell'indotto. 8 ore di sciopero per turno sono state proclamate alla Semat ditta che lavora negli appalti edili allo stabilimento tarantino. I sindacati contestano il ricorso alla cassa per un centinaio di unità quando un'altra azienda del gruppo, che effettua lavori sugli impianti siderurgici, “continua ad assumere gruppi di giovani senza alcuna esperienza lavorativa, contravvenendo alle norme più elementari della sicurezza e adibendoli a lavori precedentemente svolti dagli stessi lavoratori edili della Semat”, dicono dalla ditta.

Domani il ministro per l’Ambiente Corrado Clini sarà a Taranto. Nella città pugliese manca dalla scorsa estate. Ora ritorna per accelerare le bonifiche e presentare ufficialmente Alfio Pini, ingegnere e capo del corpo nazionale Vigili del Fuoco, come nuovo Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto. Ad attenderlo, probabilmente, numerosi operai sul piede di guerra. Secondo indiscrezioni raccolte da Panorama.it, è prevista una grande protesta davanti la fabbrica. Gli operai chiederanno un futuro migliore. Intanto, nulla è cambiato in questi mesi e i tarantini continuano a interrogarsi se il “mostro” continuerà a produrre o se si fermerà definitivamente. Nell'atroce dilemma se è meglio il lavoro o la salute.

© Riproduzione Riservata

Commenti