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Helsinki, un futuro dopo Nokia

In Finlandia la vendita del colosso dei telefonini non preoccupa più di tanto. Perché l’economia non ne risentirà affatto. Anzi, potrebbe trarne giovamento

Credits: Illustrazione di Totto Renna

E se la vendita (parziale) della Nokia fosse la cosa migliore capitata alla Finlandia? Fra tante analisi allarmate all’estero (come faranno senza un bel pezzo di pil?), dice molto il silenzio con cui tutti a Helsinki, dal presidente della repubblica ai sindacati, hanno accolto la vendita alla Microsoft della divisione cellulari Nokia per 5,44 miliardi di euro. Difficile immaginare in Italia una reazione tanto pacata nel caso di una vendita della Fiat ai tedeschi, o in Francia se la proprietà della Renault passasse ai coreani. In Finlandia politici, manager e lavoratori sanno bene che nel breve-medio periodo l’alternativa alla vendita sarebbe stata la bancarotta. Tuttavia, tra molti finlandesi l’atteggiamento dominante è di sentirsi orfani di una bandiera in grado di rappresentarli nel mondo. Dalla fine degli anni Novanta a oggi la Nokia non è stata solo l’azienda che ha salvato i conti pubblici, reso ricchi migliaia di piccoli azionisti e creato una nuova generazione di manager e di tecnici, ma un simbolo nazionale, una sorta di casa reale in un paese che non ne ha mai avuta una.

Sta di fatto che per l’economia nazionale la Nokia, che fino al 2007 valeva il 4 per cento del pil finlandese, non dovrebbe cambiare molto: sia sul fronte occupazionale (da tempo l’azienda non produce più cellulari in patria, con migliaia di esuberi negli ultimi tre anni) sia su quello tecnologico. Anzi, il lungo tunnel della crisi ha favorito l’uscita e la riconversione (sostenuta dal Bridge programme, finanziato dalla stessa Nokia) di una generazione di tecnici e manager che stanno rivitalizzando il settore hi-tech.

A Espoo, sede del quartier generale della Nokia, si trovano gli uffici della Rovio, software house famosa nel mondo per i suoi Angry Birds; inoltre il settore vanta altri big player come Supercell e Jolla. Inoltre la Microsoft ha annunciato che si farà carico di tutti i 4.700 dipendenti del settore telefonini e che, seguendo l’esempio della Google, costruirà in Finlandia un data center da 250 milioni di dollari (anche per sfruttare il clima locale, che permette grandi risparmi in spese di raffreddamento).

Le eccellenze, poi, non mancano. Il Fondo monetario internazionale ha appena promosso a pieni voti le economie nordiche. Il World economic forum assegna il primo posto mondiale alla Finlandia per qualità delle istituzioni, del sistema sanitario e dell’istruzione. E il rating di Helsinki resta una tripla A (con uno spread di appena 30 punti rispetto ai Bund a 10 anni). Senza contare che la metà della Nokia non venduta alla Microsoft (le reti di tlc professionali Nsn, il servizio di navigazione Here più un’enorme quantità di brevetti) è una società che genera utili e resta fra i leader del suo mercato. La bandiera dei telefonini sarà stata ammainata, ma quella del business continua a sventolare. Non a caso, nell’ultima rilevazione Onu del World happiness report la Finlandia è al settimo posto fra i paesi più felici al mondo. (Massimo Dragone)

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