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Aziende

Forte Village, il paradiso perduto di Emma Marcegaglia

Marcegaglia e Andrea Donà Dalle Rose mettono in vendita la gestione del Forte Village per 200 milioni. All’Unicredit la ristrutturazione del gruppo

Una veduta del Forte Village (Credits: Mauro Galligani)

Il paradiso, stavolta, non può più attendere. Il dossier del Forte Village, l’hotel sardo nominato per 13 volte consecutive «miglior resort del mondo», è sul tavolo dell’advisor Unicredit che sta proponendo ai big dell’hôtellerie questa gemma del made in Italy, la cui gestione dal 2007 è nelle mani del tandem Mita resort, presieduta da Emma Marcegaglia, e Olli resorts di Andrea Donà Dalle Rose, appena finito nell’indagine per l’evasione fiscale legata alla cessione del marchio Valentino. Valore dell’operazione 200 milioni di euro, di cui circa 130 cash, per rilevare la gestione (l’immobile è del fondo IdeaFimit) fino al 2037 del complesso di Santa Margherita di Pula, che comprende sette alberghi, 700 camere, 33 suite, e che fattura 65 milioni di euro, dando lavoro a 1.000 persone.

Alla base della decisione di mettere in vendita il gioiello di Mita (che ha anche altre proprietà alberghiere, come l’isola di Albarella, Castel Monastero nel Chianti, Pugnochiuso Resort in Puglia, Le Tonnare a Stintino e il mai decollato Porto Arsenale della Maddalena) ci sarebbe la ristrutturazione del Gruppo Marcegaglia, che ha appena annunciato di «dovere attuare un piano di razionalizzazione delle sue attività diversificate per il deterioramento delle condizioni di mercato».

Il gruppo siderurgico mantovano, che ha chiuso il 2011 con 4,3 miliardi di fatturato, nel 2012 prevede un calo dei volumi del 2 per cento contro una flessione della domanda europea superiore all’8. L’azienda «ricorrerà solo parzialmente alla cassa integrazione ordinaria e limitatamente agli stabilimenti di Pozzolo Formigaro (Alessandria) e di Boltiere (Bergamo)», mentre verrà chiuso l’impianto Bvb di San Lorenzo in Campo (Pesaro) e ridimensionato quello della Imat di Fontanafredda (Pordenone). Il gruppo, guidato dal fratello dell’ex presidente della Confindustria, Antonio, avrebbe 1 miliardo di euro di debiti, la maggior parte dei quali in portafoglio proprio all’Unicredit.

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