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Fincantieri, le conseguenze dopo lo stop in Francia

Con la mancata acquisizione di Stx, sfuma il progetto di un grande polo europeo della cantieristica. E anche l'Italia ci perde

“E’ una questione di dignità nazionale e sulla dignità nazionale non molliamo”. Così il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha commentato la situazione di stallo che c’è nelle trattative per l’acquisizione di Stx, i cantieri navali francesi che sarebbero dovuti finire sotto il controllo dell’italiana Fincantieri, prima che il governo di Parigi mandasse all’aria tutto, decidendo di nazionalizzare l’azienda e congelare i negoziati con Roma.

Cosa cambia adesso

Cosa cambia adesso per l’italiana Fincantieri? Molte cose, come testimoniano i movimenti dei giorni scorsi sul titolo della società, che è quotata a Piazza Affari pur essendo controllata saldamente dallo Stato italiano, attraverso il braccio finanziario della Cassa Depositi e Prestiti. Oggi le azioni Fincantieri sono in ripresa ma hanno comunque perso quasi 10 punti percentuali dal 17 luglio scorso, quando l’acquisizione ha iniziato a sfumare, soprattutto per volontà del presidente francese Macron.

I mercati guardavano infatti con favore a questo matrimonio transnazionale, per ragioni puramente industriali ancor prima che per motivi finanziari. Se Fincantieri avesse acquisito Stx sarebbe nato infatti un grande polo europeo della cantieristica, capace di competere su tutti e 5 i continenti e arginare l’avanzata dei colossi emergenti asiatici, dalla Cina alla Corea del Sud.

Il colosso della navi da crociera

In particolare, come ha messo in evidenza nei mesi scorsi un report di Matteo Bonizzoni, analista di Kepler Cheuvreux, nel segmento della costruzioni di navi da crociera sarebbe nato un gruppo leader incontrastato a livello mondiale con una quota di mercato pari al 55%, il 38% portato da Fincantieri e il 17% dalla società francese.

Inoltre, c’è un particolare importante da non sottovalutare. Con l’acquisizione di Stx, il gruppo italiano si sarebbe messo in pancia un concorrente abbastanza temibile, la cui quota di mercato nella cantieristca da crociera è pressoché quadruplicata negli ultimi 4 anni (era il 4% nel 2013) mentre quella di Fincantieri è scesa di 10 punti (era al 48% meno di 5 anni or sono). Senza dimenticare, poi, un altro particolare tutt'altro che trascurabile: il settore delle crociere ha bisogno ancora di molte navi perché viaggia con il vento in poppa e cresce a un tasso di oltre il 7% medio annuo, 3 punti in più rispetto al resto del mercato servizi turistici a livello mondiale.

Ecco perché i cantieri di Stx sono un gioiellino industriale che i francesi hanno deciso di custodire gelosamente, a costo di arroventare i rapporti col governo italiano e di agire in barba ai proclami europeisti del presidente Macron.

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