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Fiat contro Veba per Chrysler: a Detroit è scontro

In ballo c’è il passaggio di un pacchetto di azioni che porterebbe Chrysler sotto il controllo completo del Lingotto

L'amministratore delegato di Fiat-Chrysler Sergio Marchionne (Credits: Bill Pugliano/Getty Images)

Tra Sergio Marchionne e i sindacati, si sa, non corre buon sangue. Ma per una volta ad agitare l’animo del manager italo-canadese, non è la tanto vituperata Fiom italiana, bensì il sindacato dei metalmeccanici americano. Proprio nella sua amata Detroit, dove l’amministratore delegato della Fiat si vanta di aver raggiunto tutti gli accordi possibili e immaginabili con i lavoratori, e dove, grazie ad essi, la Chrysler ha ritrovato una vitalità insperata, si è aperto infatti un pesante fronte di contrapposizione con l’Uaw, lo United auto workers, il maggiore sindacato americano del settore auto.

Fiat contro Veba
Di mezzo non ci sono orari di lavoro o durate delle pause, giorni di ferie oppure organizzazione dei turni, ma qualcosa se possibile a cui Marchionne tiene ancora di più: soldi, una montagna di soldi. Sono quelli che ci sono in ballo nel passaggio alla Fiat della quota di azioni della Chrysler detenuta da Veba, il Voluntary employee beneficiary association, fondo pensione affiliato appunto allo Uaw. Sergio Marchionne da una parte e Bob King, il leader del sindacato, dall’altra, stentano infatti a trovare un accordo su un affare stimato nell’ordine dei 6 miliardi di dollari. Veba controlla infatti circa il 41% delle azioni della Chrysler, a fronte del 58% attualmente in mano alla Fiat.

Si capisce bene dunque che il passaggio graduale di azioni dal fondo pensione dell’Uaw al Lingotto, permetterebbe finalmente a Marchionne di ottenere l’agognato controllo completo della storica azienda automobilistica americana. Un obiettivo che, tra le altre cose, gli consentirebbe di mettere le mani sulle enormi riserve di liquidità detenute dalla Chrysler e che, secondo quanto previsto dalle norme societarie americane, rimangono inaccessibili fino a quando non si ha il controllo totale dell’impresa.

Azioni e aule di tribunale
Lo scontro tra Fiat e Veba è iniziato nel peggiore dei modi. Già di fronte al tentativo della Fiat di portare in porto la prima acquisizione di azioni infatti, si è finiti dritti in tribunale. Il Lingotto infatti qualche tempo fa ha esercitato un’opzione su un pacchetto di circa il 6,64% di azioni nei confronti del fondo pensione. Peccato però che non ci si sia messi d’accordo sul prezzo finale, e ora la questione pende davanti al tribunale del Delaware che per marzo dovrà decidere sui parametri da adottare per definire il prezzo finale. Una partita questa, che già da sola ruota intorno ad una cifra che va dai 500 ai 700 milioni di euro. Questo è infatti il range che passa tra le proposte di Fiat da una parte e la richiesta di Veba dall’altra.

Quotazione in Borsa
Ma la sfida a suon di milioni e miliardi, oltre che per le scrivanie degli avvocati, pare possa cominciare a farsi sentire in Borsa. La Fiat infatti vanta opzioni nei confronti di Veba, comprese quelle sopra citate, per un totale di circa il 16,6%. È su questa prima fetta di titoli che dunque il Lingotto vorrebbe riuscire a chiudere in tempi stretti, per poi passare a definire il valore del restante pacchetto, che come accennato sfiora complessivamente i 6 miliardi di dollari. Ebbene, per creare un clima di ulteriore pressione, Veba ha pensato bene di proporre la quotazione in Borsa proprio di quel 16,6% di azioni. Un modo come un altro per verificare quanto in effetti il libero mercato possa valutare quella quota di azioni, e sfruttare questa valutazione per premere ulteriormente sull’offerta di Fiat. Non è detto dunque che una quotazione ci sarà, ma di certo Veba cerca di spingere anche su questo tasto per poter trarre benefici nella controversia con Fiat.

Inizia dunque in salita il 2013 di Marchionne, che oltre a fare i conti con le difficoltà di mercato in Italia ed Europa, ora dovrà considerare anche l’America un teatro di scontro, con la consapevolezza che però in ballo ci sarà il controllo futuro di un marchio come Chrysler che ha ripreso a macinare utili in maniera a dir poco soddisfacente.

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