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Fiat, addio Lancia ma arrivano nuovi investimenti (speriamo)

Ecco perché le promesse di Sergio Marchionne saranno difficili da mantenere

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L'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne (AP Photo/Yves Logghe/LaPresse)

La Ford chiude due stabilimenti in Inghilterra e uno in Belgio, la Peugeot fa lo stesso e a breve abbandonerà l’impianto di Aulnay. La Fiat invece rilancia ma annuncia che il marchio Lancia praticamente sparirà, garantisce che manterrà attivi tutti i siti produttivi italiani ma annuncia nuovi investimenti.

I numeri del terzo trimestre del 2012 hanno però creato forti perplessità negli analisti finanziari, visto che l’attivo deriva solo dalle ottime performance di Chrysler e del mercato brasiliano. E una conferma sulle incertezze finanziarie del Gruppo sono arrivate dalle stesse previsioni annunciate da Marchionne, che ha parlato di un pareggio delle attività in Europa fissato per il 2015 o 2016.

Ha assicurato  che la Fiat manterrà tutti i siti produttivi. E che anzi, nei prossimi anni punterà decisamente al lancio di nuovi modelli che dovranno in particolare essere utilizzati per sfondare sui mercati stranieri. A Melfi allora, a fianco alla Punto, si produrrà il nuovo Suv Jeep e a Mirafiori, insieme al sito di Grugliasco della ex Bertone, via libera ai modelli di Alfa Romeo e Maserati di alta gamma. Discorso analogo per Cassino, dove la produzione dovrà concentrarsi su modelli di alto livello tutti da esportazione. In tutto dovranno essere ben 17 i nuovi modelli che nasceranno in Italia fra il 2012 e il 2016, compresi i mezzi commerciali.

FIAT, TUTTI MODELLI FLOP DA QUANDO C'E' MARCHIONNE

Annunci che hanno in parte rassicurato i sindacati, anche se ancora una volta nessuna cifra è stata in effetti resa nota sull’entità degli investimenti. Una circostanza che in molti ha lasciato il dubbio che possa trattarsi dell’ennesimo annuncio-bluff di Marchionne, che farebbe seguito a quello sulle magnifiche sorti e progressive del progetto Fabbrica Italia poi naufragato nel nulla . “Francamente – ci dice l’economista Aldo Enrietti dell’Università di Torino – ho forti dubbi che nel lungo periodo queste promesse possano essere mantenute. Tra l’altro rispetto al progetto di Fabbrica Italia, ci troviamo di fronte a un piano che addirittura prevede l’attività di un impianto in più, quello di Grugliasco ex Bertone dove dovrebbero essere prodotte Maserati e Alfa di gamma alta”.

E proprio sulla decisione di puntare molto del futuro produttivo italiano di Fiat su prodotti di alto livello, emergono altre perplessità. “Nessun dubbio che i nostri stabilimenti siano in grado di produrre vetture di alta gamma da esportazione – spiega Enrietti -. Il problema vero però è poi riuscire a vendere questi modelli. In passato si è tentata questa strada con qualche successo solo con modelli come la 164, la Thema e la Croma, ma per il resto è stato un fallimento. Senza contare che su questo segmento di mercato bisognerà vedersela con i colossi tedeschi ben posizionati già da tempo”.

E proprio il fatto che a vendite più contenute dovranno corrispondere produzioni più limitate, fin d’ora non è chiaro se puntare su veicoli di alta gamma riuscirà a compensare il calo produttivo di vetture medio-piccole. “Mi ha sorpreso in questo senso il silenzio assoluto di Marchionne ad esempio sul futuro della Punto – attacca Enrietti -. È difficile infatti immaginare che un calo di produzione di questa che rappresenta l’auto di punta del Gruppo possa essere sostituita a Melfi dall’arrivo del Suv Jeep. In queste condizioni vedo davvero complicato riuscire a produrre un milione di vetture all’anno come promesso da Marchionne”.

Una constatazione che diventa tanto più vera se si considera anche l’annunciato addio alla Lancia. “È la definitiva presa d’atto – afferma Enrietti - delle manifeste difficoltà di un marchio ridotto ormai al lumicino a livello di vendite. Rimarrà solo la Ypsilon che tra l’altro notoriamente è un prodotto di origine Autobianchi e che si era evoluto come Lancia”. Dunque, quello che si può affermare con certezza è che le parole di ieri di Marchionne non rappresentano in nessun modo un programma definitivo sul futuro della Fiat.

A qualcuno è addirittura parso l’ennesimo tentativo di prendere tempo in attesa che qualcosa di più radicale avvenga sul fronte delle vendite. “D’altronde – sottolinea Enrietti – stiamo parlando di modelli nuovi che nella migliore delle ipotesi si inizieranno a produrre per la fine del 2013 se non nel 2014. E dunque almeno per il prossimo anno e mezzo – conclude l’economista - il futuro degli stabilimenti Fiat dovrà fare i conti ancora e solo con tanta cassa integrazione ”.

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