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Nuovo contratto Fiat, la mezza vittoria del sindacato

Previsti aumenti lordi di 40 euro al mese. Ma i premi di produzione da 120 euro mensili non andranno a chi è in cassa integrazione

La sede storica della Fiat a Torino (Credits: Imagoeconomica)

La Fiat firma il nuovo contratto di primo livello e per i sindacati si tratta di una mezza vittoria. E’ positivo infatti, per una parte, che il Lingotto alla fine abbia ceduto nel corso della trattativa e abbia accettato un aumento lordo di 40 euro mensili per i suoi circa 80mila dipendenti. Una busta paga più pesante i cui effetti scatteranno a partire da febbraio, quindi con un mese di retroattività. Su questo punto i sindacati avevano chiesto che si partisse da gennaio, mentre la controparte aveva insistito per marzo. Alla fine si è scelta una via di mezzo che comunque accontenta i lavoratori.

Meno gratificante, e qui forse si può in effetti parlare di sconfitta, il risultato ottenuto sul fronte dei premi di produzione. E’ vero infatti che sono stati pattuiti ben 120 euro lordi mensili, una cifra di tutto rispetto. Peccato però che le condizioni poste per il suo ottenimento taglieranno fuori gran parte dei lavoratori. Il premio di produzione sarà infatti assegnato in base alle presenze effettive registrate sul luogo di lavoro. Saranno escluse dal computo i ricoveri ospedalieri, le assenze per infortunio, le maternità e i periodi di allattamento. E fin qui si dirà tutto bene. La fregatura però sta nel fatto che verranno considerate invece come penalizzanti le ore di cassa integrazione. E considerando che attualmente gran parte degli operai del Lingotto lavora con questo regime a causa di una serie di ristrutturazioni, si capisce bene come il premio di produzione per la stragrande maggioranza dei dipendenti Fiat rimarrà, almeno per quest’anno, un semplice obiettivo teorico. Forse potranno avere speranze reali di ottenerlo solo gli operai di Pomigliano, unico tra gli stabilimenti Fiat dove la produzione procede sostanzialmente a pieno regime per la produzione della Panda , i cui ottimi risultati di vendita fanno ben sperare.

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“La firma di un contratto di primo livello – ci dice Rocco Palombella, segretario generale della Uilm – è sempre comunque un fatto positivo. Soprattutto perché avevamo già siglato quello di tutti i metalmeccanici e la Fiat era rimasta fuori. Ora in questo senso abbiamo ottenuto anche un risultato migliore, visto che l’aumento mensile pattuito con il Lingotto è cinque euro superiore a quello stabilito per l’intera categoria. E questo, si badi bene, in un periodo di pesante crisi per il settore auto”. Il leader delle tute blu della Uil spiega anche che il contratto è triennale, mentre gli aumenti mensili saranno annuali. “Si tratta di una garanzia anche per noi – chiosa Palombella – visto che se le cose cominceranno a girare meglio l’anno prossimo potremo chiedere di più”.

Dunque grande soddisfazione, che non viene mitigata neanche dalla questione dei premi di produzione. “In fondo è stato sempre così – dice Palombella –, infatti i periodi di cassa integrazione non sono mai stati conteggiati. Anzi, con gli anni siamo riusciti ad ottenere che venissero esclusi i giorni di malattia. Tra l’altro l’anno scorso il premio era di 103 euro, mentre quest’anno lo abbiamo innalzato a 120 euro”. Tutto bene dunque, o quasi, visto che in chiusura al leader della Uilm non sfugge l’occasione per la solita stoccata alla Fiom, unico sindacato a non aver firmato l’intesa, come d’altronde accade da tempo . “Il contratto firmato varrà per tutti – attacca Palombella –, purtroppo, mi verrebbe da dire, anche per gli iscritti alla Fiom, i cui leader possono continuare a fare sterile opposizione, mentre noi firmiamo gli accordi”.

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