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Aziende

Ecomondo e green economy, le nove sfide per l'Italia

Il forum sugli stati generali dell'economia verde fa il punto sullo stato dell'arte del settore: dall'ecoinnovazione ai fondi, dai risultati socio-economici alle politiche sul personale

Un impianto eolico in Germania (Credits: Sean Gallup/Getty Images)

Ecomondo, il forum sugli Stati Generali della green economy che si svolge oggi e domani a Rimini, ha un compito: dirci a che punto siamo e indicare la strada migliore perché nei prossimi anni l’economia verde mantenga davvero la promessa dei 5 milioni di posti lavoro in Europa entro il 2020. Tra otto anni infatti, tutti gli Stati membri saranno chiamati a rispettare l’accordo per la riduzione del 20 per cento delle emissioni di Co2, per raggiungere il tetto sempre del 20 per cento di utilizzo delle energie alternative e infine ancora ad ottenere un risparmio energetico in analoga percentuale.

Ma a che punto siamo davvero? Di certo secondo una recente ricerca di Symbola il 23,6 per cento delle aziende si converte di più al green per resistere alla crisi. Tre anni fa il settore fatturava 5 miliardi, ma oggi si riducono gli incentivi governativi e si cerca di rimediare pensando a un migliore sistema di credito e finanziamento per le iniziative di sviluppo e i nuovi brevetti, dove l’Italia arranca dietro ai Paesi più virtuosi. L’indice Europeo di Ecoinnovazione (Eco-Is Eco-innovation in Italy, EIO Country Profile 2011) ci vede al 16esimo posto all’interno della Ue allargata, dove spiccano le performance di Finlandia, Svezia e Danimarca, ma con riferimento agli obiettivi del 2020 il nostro Paese ha ormai raggiunto un 17 per cento di produzione di nuova energia (sopra la media) in particolare solare ed idroelettrica, ponendosi in buona posizione anche ai Paesi più virtuosi come Svezia, Estonia e Romania.

Il bicchiere dunque non è mezzo vuoto. Anzi. Secondo il “Rapporto sulla green economy” elaborato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con l’Enea presentato questa mattina, sta migliorando anche la consapevolezza dei consumatori italiani circa l’impatto dei loro consumi sull’ambiente, cresce il ricorso ad etichette green e soprattutto l’Italia vanta ottime performance per quanto riguarda le certificazioni verdi, produttive e non, e – inaspettatamente – ci distinguiamo per l’impegno nella riduzione delle emissioni inquinanti. Ma le pubblicazioni in materia restano scarse, così come è necessario aumentare la copertura mediatica affinché la cultura green diventi finalmente di massa.

Ecco nel dettaglio, lo stato dell’arte dei settori presi in esame dalla ricerca, in attesa che venga presentato il programma di azione e di interventi concreti come anticipato dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

Ecoinnovazione
Per eco innovazione si intende l’utilizzo di prodotti, tecnologie, processi e strumenti gestionali utili a ridurre gli sprechi di energia e di materiale e i costi aziendali, producendo anche meno rifiuti da smaltire. A che punto siamo? Buono per quanto riguarda la riduzione di impatto ambientale imposta da normative governative, lo stesso di può dire per l’applicazione di processi per ridurre sprechi e costi, ma siamo ancora lontani dall’utilizzo di sistemi produttivi totalmente “clean”, quelle che ridisegnano tutti i cicli produttivi con un effetto reale sull’ambiente e una politica green. Il problema è dato dagli alti costi, difficili oggi da sostenere. Ma derogare significa perdere competitività sui mercati esteri sul lungo termine.

Stanziamenti pubblici per l’ecoinnovazione
Negli ultimi tre anni i finanziamenti rispetto al Pil sono aumentati del 9,54 per cento avviando un trend positivo. Nel 2011 addirittura, gli stanziamenti hanno superato la media Europa (0,03) registrano lo 0,06 per cento di crescita. Ancora poco, è vero. Ma incoraggiante.

Personale coinvolto in ricerca e sviluppo green
Qui, l’Italia non brilla e il dato del personale di ricerca rispetto al totale dei lavoratori di settore è inferiore a quello europeo (1,35 per cento versus 1,38). Un risultato di cui però abbiamo la consapevolezza di dover migliorare., Non a caso, dal 2007 al 2009 l’incremento è già stato di 2,56 punti di percentuale.

Valore degli investimenti in tecnologie clean e brevetti
Ecco la nota dolente: pochi, ancora troppo pochi i brevetti italiani rispetto al resto d’Europa (2,36 per cento contro una media del 7,9) anche se nell’ultimo anno è stata registrata una spinta al rialzo dell’1,33 per cento. Dov’è il problema? La poca ricerca, la mancanza di soldi da investire e la scarsa propensione a farlo in mancanza di adeguati e virtuosi meccanismi di finanziamento che sta dietro anche al deficit di investimenti in tecnologie verdi. Il dato del 2010 è uno “zero” tondo tondo e il valore nel triennio non è nemmeno disponibile. Un punto su cui riflettere.

Aumento dell’ecoinnovazione in azienda
Essendo un campo sempre legato ancora una volta alle difficoltà di finanziamento e ai problemi di tenuta dei bilanci aziendali causa crisi, anche qui il semaforo è rosso. In Europa il tasso di ecoinnovazione destinata a ridurre i consumi energetici è pari al 13,38 per cento e nel 2008 in Italia era ferma all’8,81. La percentuale dell’ecoinnovazione volta a ridurre il consumo di materiali è invece poco meno della metà (6,92 per cento) rispetto al dato europeo (12,07)

Certificazioni ambientali Iso 14001
In questo campo l’Italia finalmente brilla. La percentuale di certificazioni in rapporto ai milioni di abitanti era nel 2009 di 242,18 rispetto al 160,88 europeo e la crescita registrata nell’ultimo anno procede ancora con un ritmo del 7,9 per cento.

La produttività (Pil) rispetto al consumo dei materiali
Il risparmio, la sensibilità ambientale e la necessità di ottimizzare i costi in questo particolare settore stanno facendo miracoli. IL Pil rispetto al consumo dei materiali è ottimo: già nel 2007 l’Italia con il suo 1,95 vinceva sulla media Ue (1,51) e il dato continua a migliorare a un ritmo di quasi il 4 per cento.

Produzione di energia ed emissioni di gas serra
La nostra produttività di energia elettrica è leggermente calata, ma sino al 2010 il nostro rapporto tra Pil e consumi energetici batteva quello europeo con circa 8,46 punti di percentuale contro poco più del 6 per cento. Buona, anzi ancora meglio l’intensità di emissioni di gas serra che nell’ultimo anno è calata del 4,26 per cento continuando ad accumulare vantaggio rispetto alla media dell’Europa (0,33 per cento il dato italiano contro lo 0,39 per cento)

Risultati socio-economici
Esportiamo pochi prodotti green. E questo è un gap che deve essere recuperato per non perdere terreno sui mercati. Nel 2011 addirittura, in questo settore abbiamo perso l’11,9 per cento e la “spinta” è sempre stata inferiore all’1 per cento, mentre in Europa cresce, poco, ma cresce (1,30%). Quello che è invece consolante è che il settore green è davvero una valvola di sfogo per il lavoro. I dipendenti del settore risultavano nel 2008 il 2,12 per cento a fronte di una media Ue dell’1,53. Eccessivo però il turnover.

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