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Sorgenia, De Benedetti non molla

Per le banche creditrici la società energetica ormai non vale più niente. E l’Ingegnere replica: se il patrimonio è azzerato, lo sono anche i debiti

Carlo Debenedetti, presidente Cir – Credits: GettyImage

Mentre i lavoratori della Tirreno Power chiedono, senza troppe speranze, al ministero per lo Sviluppo economico di studiare soluzioni strategiche per la gravissima impasse in cui versa la centrale di Vado Ligure, la partita a scacchi tra la Cir della famiglia di Carlo De Benedetti e le banche creditrici di Sorgenia (l’indebitamento totale è di 1,9 miliardi di euro) rimane in stallo. La tesi dei creditori è che il valore patrimoniale netto contabile del gruppo sia a zero, il che significherebbe per la Cir ritrovarsi con una partecipazione ridotta al 3 per cento della società, dopo l’aumento di capitale indispensabile alla continuità aziendale che è nell’ordine dei 400 milioni di euro. Una tesi suffragata anche dal fatto che Verbund, il socio di minoranza austriaco di Sorgenia, ha azzerato già da tempo il valore di carico della partecipazione dei propri conti.

Per la Cir, invece, Sorgenia ha un valore patrimoniale netto contabile di 150 milioni di euro: una distanza di valutazioni siderale. Suggestiva, però, la tesi degli uomini dell’Ingegnere: se il patrimonio non valesse nulla, non varrebbe nulla neanche il debito, perché nessuno avrebbe interesse a ripagarlo. Su queste premesse, c’è da scommettere che la trattativa si protrarrà fino a ridosso del 5 giugno, quando la Cir vuole chiudere il proprio bilancio consolidato. È vero, peraltro, che da sei mesi Sorgenia procede a fil di gas senza trasfusioni monetarie ma con quel po’ di autofinanziamento che genera.

E che le banche hanno sostanzialmente approvato il piano industriale di Andrea Mangoni, l’amministratore delegato di Sorgenia che è stato chiamato a bordo nel luglio scorso, quando la crisi era ormai conclamata.   

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