Aziende

Bic contro Mac: penne contro tastiera

Come si reagisce alla crisi della scrittura manuale

Un particolare del candelabro realizzato per il Museo della Scienza di Londra in occasione del centenario dell'invenzione della Bakelite nel 2007 (Photo by Bruno Vincent/Getty Images)

Non c'è Cristal che tenga. Ormai le tastiere minacciano le penne e tutto quello che aiutava le nostra dita a lasciare, con più o meno bella calligrafia, un segno di scrittura. L'ultimo (ma importante) segnale arriva dagli Usa. Il Dipartimento dell’Istruzione dell’Indiana ha invitato presidi e docenti a sostituire l’insegnamento della scrittura a mano con l’utilizzo della tastiera, a partire dal prossimo anno. Una scelta che accende il dibattito sulle potenziali conseguenze dell’abbandono della scrittura tradizionale in relazione allo sviluppo delle facoltà cognitive . Ma sulla competizione analogico-digitale, c’è già chi ha dovuto aguzzare l’ingegno. I produttori di penne, infatti, si sono trovati (e da tempo) a fare i conti con un modo di comunicare più veloce, economico e globale.

“I negozi che vendevano penne sono un po’ come i negozi di dischi: sono stati spazzati via dall’avvento dei computer”, osserva Jan-Patrick Schmitz, presidente e ceo Montblanc North America, in una recente intervista . Fino alla metà degli anni Novanta, Montblanc possedeva fra 20 e 25mila punti vendita nel mondo, oggi ne sono rimasti solo 3.500. Con l’avvento del digitale, i prodotti per la scrittura hanno perso il loro ruolo di strumenti funzionali e necessari ed è stato in questo vuoto che i marchi hanno dovuto ripensarsi e rinventarsi.

Ripensare il business, però, non è sempre così (apparentemente) semplice. Ha dovuto prenderne atto Bic che, la scorsa estate, ha lanciato negli Stati Uniti la linea “Christal for Her”, penne a sfera in “colori pastello con un design elegante realizzate proprio per lei”. L’idea non è piaciuta alle donne che hanno riempito di commenti sarcastici la pagina dedicata di Amazon , infastidite dall’idea che un prodotto unisex come una penna potesse essere disegnato appositamente per le dita femminili. Nonostante il clamoroso flop, le vendite dei prodotti per la scrittura di Bic sono cresciute globalmente del 6,1% nei primi nove mesi dell’anno. Il marchio, inoltre, può contare su bacini d’utenza nei Paesi emergenti, in particolare nell’America Latina. Ma la multinazionale francese si muove anche sul terreno dei suoi avversari con “Bic Tab”, il tablet che si usa con una penna , realizzato in partnership con Intel per incentivare la scrittura nelle classi elementari.

Anche l’americana Pilot Corporation ha accelerato sulla tecnologia. A partire dalla metà degli anni Novanta, infatti, ha lanciato le penne ergonomiche, le penne a inchiostro in gel e quelle a inchiostro termosensibile e cancellabile Frixion. Nel 2010, per andare incontro alle sensibilità ecologiche emergenti, è arrivata anche B2P, la prima penna realizzata con bottiglie di plastica riciclate.

In un mondo progressivamente meno dipendente dalla carta, le potenzialità delle penne sono infinite come le sue declinazione. Lo dimostra Lamy Dialog 3 , la stilografica con pennino retrattile firmata da Franco Clivio, direttore del dipartimento di design industriale dell’Università delle Arti di Zurigo. E se il design non bastasse a giustificare la sopravvivenza della penna, David Allen , esperto di produttività intervistato dal New York Times , certifica che di usare carta e penna non si potrà fare a meno, perché sono un insostituibile aiuto per riordinare le idee.

© Riproduzione Riservata

Commenti