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Banda larga: cosa cambia con il nuovo piano nazionale

L'esecutivo mette sul piatto 6 miliardi di euro, ma sulla tecnologia per lo sviluppo della rete sceglieranno i privati. Nessun obbligo per Telecom

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Federica Guidi, il nuovo ministro dello Sviluppo economico – Credits: Imagoeconomica



Non ci sarà alcun obbligo per Telecom di spegnere la rete in rame entro il 2020. All’atteso Cdm di ieri, martedì 3 marzo, il Governo ha deciso di non procedere per decreto e di non inserire una clausola che avrebbe messo in seria difficoltà il primo operatore italiano delle telecomunicazioni che gestisce gran parte la vecchia rete, 35 milioni di chilometri in cavi.

Quello uscito dalla riunione di ieri è "solo" un documento programmatico: due strategie definite dall’Agenzia per l’Italia digitale e dal Ministero dello Sviluppo economico sotto il coordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri, che mirano a colmare il ritardo digitale della Penisola sul fronte infrastrutturale e nei servizi.

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Le classifiche internazionali 
Che ci sia bisogno di spingere sull'acceleratore in Italia per migliorare le infrastrutture Internet, lo dicono le statistiche. Ad oggi, stando alle classifiche riportate dall'agenzia Ansa, nel Vecchio Continente solo Grecia, i Balcani e la Turchia hanno una velocità media di connessione inferiore a quella italiana di 9,18 Mbps.

Non solo. Secondo i dati riportati dal Governo, l'Italia nel 2014 risultava ancora il Paese con la minor copertura di reti digitali di nuova generazione (NGA) in Europa, sotto la media europea di oltre 40 punti percentuali per l’accesso a più di 30 Mbps (Megabyte per secondo): 20% di copertura, contro il 62% europeo.

Ai ritmi attuali nel 2016 si sarebbe raggiunta il 60% di copertura a 30 Mbps, in assenza di piani di operatori privati per avviare la copertura estensiva a 100 Mbps.


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La palla passa ai privati
"Neutralità tecnologica" è l’espressione chiave utilizzata dal ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, con cui l’esecutivo è uscito dall’impasse, anche se già ieri in mattinata a seguito delle indiscrezioni comparse nei giorni scorsi, il governo si era affrettato a chiarire che non avrebbe presentato "alcun decreto su Telecom o che imponga arbitrari spegnimenti della rete in rame". 

La palla, insomma, passa agli operatori privati e al mercato che sceglieranno la tecnologia più efficace per lo sviluppo del piano della banda ultralarga e decideranno come organizzare il loro piano per la creazione e il miglioramento delle nuove infrastrutture.

Per raggiungere gli obiettivi europei, e cioè almeno il 50% della popolazione in grado di connettersi ad almeno 100 Mbps, l'esecutivo propone infatti un mix virtuoso di investimenti pubblici e privati.

Solo se questi ultimi decideranno di investire in misura uguale al pubblico l'Italia riuscirà a raggiungere l'obiettivo di una copertura per l'85% dei cittadini.

Cosa prevede il piano
Le risorse pubbliche a disposizione, per ora, sono i fondi europei FESR e FEASR, il Fondo di Sviluppo e Coesione: 6 miliardi di euro, a cui si sommano i fondi collegati del Piano Juncker. Se i privati decidessero di aprire il portafoglio e fare altrettanto, l'Italia avrebbe a disposizione 12 miliardi di euro per colmare il gap con il resto d'Europa.

Il piano approvato dall’esecutivo, infatti, punta a creare condizioni più favorevoli per lo sviluppo integrato delle infrastrutture di telecomunicazione fisse e mobili, con azioni mirate quali agevolazioni tese ad abbassare le barriere di costo di implementazione, il coordinamento nella gestione del sottosuolo attraverso l’istituzione di un apposito catasto e l’adeguamento agli altri Paesi europei dei limiti in materia di elettromagnetismo.

E ancora: incentivi fiscali e credito a tassi agevolati nelle aree più redditizie per promuovere il "salto di qualità" e incentivi pubblici per investire nelle aree marginali. Lo Stato si occuperà, inoltre, della realizzazione diretta di infrastrutture pubbliche nelle aree a fallimento di mercato.

Per coinvolgere i privati, infine, il Governo ha previsto una serie di misure ad hoc che verranno inserite in un provvedimento specifico. Eccole: un "servizio digitale universale"; un fondo di garanzia; voucher di accompagnamento alla migrazione verso la fibra ottica; convergenza di prezzo per i collegamenti in fibra ottica realizzati con sovvenzioni statali, al prezzo dei collegamenti in rame.

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