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Auto, le concessionarie e il dramma delle chiusure

Il 65% chiuderà il 2012 con conti in perdita. A rischio ci sono 220 mila posti di lavoro. E i danni economici valgono 12 Ilva

(Credits: Ansa)

È una delle vittime più nascoste della pesante crisi dell’auto che sta colpendo l’Europa, e l’Italia in particolare . Stiamo parlando del settore delle concessionarie, un mondo del quale si parla poco, e nel quale purtroppo gli effetti del calo delle immatricolazioni si stanno facendo sentire in maniera devastante. A ricordacelo sono alcuni numeri molto significativi resi noti da Federauto, l’associazione che riunisce le concessionarie italiane, che ha lanciato un vero e proprio allarme occupazionale.

E per richiamare l’attenzione su quanto sta accadendo è stato utilizzato tra l’altro un artificio metaforico sfruttato solo qualche giorno fa dal presidente dell’Ance, che aveva paragonato la crisi dell’edilizia a quella dell’Ilva. Ebbene, per le concessionarie è stato stimato che il danno economico subito in questi mesi a causa del crollo delle vendite di automobili è pari a 12 volte quello dell’acciaieria di Taranto. E a dimostrarlo ci sono numeri che, come detto, non lasciano spazio a discussioni.

I numeri della crisi
A oggi, il 65% dei concessionari chiuderà i propri conti del 2012 in perdita. Dal 2007 si è registrato un crollo del mercato delle immatricolazioni del 47%. Se infatti fino a qualche tempo fa si viaggiava sull’ordine dei circa 2 milioni di veicoli venduti, con punte anche di 2,5 milioni, quest’anno a stento si arriverà a 1,4 milioni, con stime per il 2013 che fanno scendere ulteriormente questo valore a quota 1,3 milioni. E le conseguenze occupazionali, come accennato, non possono che essere drammatiche.

Parliamo infatti di un settore che occupa direttamente circa 170 mila addetti, che salgono a 1,2 milioni con l’indotto. Ebbene, in questo 2012 si contano ben 10 mila posti di lavoro diretto in meno, una cifra che sale a -220 mila considerando l’indotto. Un prezzo sociale già pesantissimo a cui si devono aggiungere perdite fiscali per lo Stato non irrilevanti: il calo delle immatricolazioni ha causato infatti un danno erariale di circa 3 miliardi di euro di tasse non incassate e legate alla vendita delle auto. Un mancato introito a cui lo Stato dovrà oltretutto aggiungere i costi per sostenere la cassa integrazione dei migliaia di addetti rimasti senza lavoro.

Le ragioni di un crollo
Oltre alla crisi economica, il cui ruolo è ovviamente fuori discussione, ci sono altri fattori, decisamente più strutturali e che riguardano in modo particolare l’Italia, che aumentano in maniera significativa le difficoltà delle nostre concessionarie. Negli ultimi tempi nel nostro Paese abbiamo infatti registrato un aumento dei costi dei carburanti del 170%, per non parlare delle assicurazioni Rc auto che si sono impennate anche del 200%. Tutti elementi che ovviamente non fanno che scoraggiare l’uso e quindi l’acquisto di nuove automobili. L’ultima tegola è poi l’aumento dell’Iva , la cui crescita anche di un solo punto, influisce mediamente sul costo di auto per circa 220 euro in più. Senza contare, infine, gli aumenti generalizzati dell’Ipt, l’Imposta provinciale di trascrizione, che ha dato il colpo di grazia ad un settore che già di suo arranca da tempo.

Le possibili soluzioni
È ovvio che in queste condizioni, la situazione generale del mondo dell’auto non può che peggiorare. Per invertire dunque questa tendenza, Federauto individua alcune possibili misure, la cui adozione sarebbe facile e che potrebbero ridare ossigeno al settore. Bisognerebbe combattere innanzitutto le truffe sull’Rc auto, permettendo per questa via un abbattimento dei costi valutato del 40%. Si potrebbe tra l’altro fissare per legge un tetto agli indennizzi. L’Italia infatti è uno dei pochi Paesi in cui è il giudice di volta in volta e in maniera arbitraria a stabilire l’entità dell’indennizzo. Altro argomento scottante è quello, già citato, del costo dei carburanti. Nel solo ultimo anno abbiamo infatti assistito all’aumento per ben sette volte delle accise . Anche in questo caso fissare per legge dei limiti massimi di aumento anno per anno potrebbe certamente aiutare.

Infine, potrebbe essere messo in campo un programma di incentivi per svecchiare il nostro parco auto. Sono infatti ad esempio 14 milioni le vetture in circolazione senza airbag e senza Abs. E a chi fa notare che forse non è più tempo di incentivi, i responsabili delle concessionarie ricordano che in Italia sono stati stanziati in questi anni ben 80 miliardi per il fotovoltaico. Oppure che a livello europeo, recentemente sono stati annunciati 2 miliardi di incentivi per  ricerca e innovazione nel settore dell’auto. Dunque niente di anacronistico, soprattutto quando in ballo ci sono 1,2 milioni di posti di lavoro.

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