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Alitalia, no agli esuberi, sì alla ridistribuzione del lavoro

Ecco come si organizzeranno i dipendenti della compagnia aerea, dopo il piano anti-licenziamenti

Una hostess Alitalia

Il lieto fine annunciato è arrivato: per AlitaliaCai nessun esubero, ma aumento della flessibilità nel lavoro per aumentare la produttività. Alla fine i conti dovevano tornare e la riorganizzazione del personale permetterà quel risparmio di 30 milioni che consentirà di assorbire i colpi della crisi e i costi dei dipendenti (in più) riammessi al posto di lavoro dalle sentenze del giudice del lavoro. Erano 690, per lo più assistenti di volo, eliminati con l’operazione Fenice che ha ricostituito la compagnia aerea di bandiera ma poi tornati a scombinare i programmi e i piani di business dell’amministratore delegato Andrea Ragnetti.

La notizia del raggiunto accordo anti-esuberi è arrivata dopo una serie di incontri preliminari con i sindacati di categoria, dapprima allarmati per la notizia degli esuberi e poi via via più convinti delle buone intenzioni dell’azienda, impegnata a più a migliorare l’efficienza che non a lasciare altri lavoratori a casa.

Cosa è stato deciso al tavolo? Una diversa ridistribuzione delle ore di lavoro, aumentandolo nei mesi e nei periodi di maggior traffico e risparmiandolo in quelli meno frequentati dai turisti. Riduzione dei riposi quando è necessario, rinvio del rinnovo del contratto.

"L’accordo raggiunto con le organizzazioni sindacali  Filt-Cgil Fit-Cisl, Uil e Ugl Trasporti" - ha dichiarato Andrea Ragnetti, amministratore delegato di Alitalia -  "è il risultato di un dialogo dove ha prevalso il senso di responsabilità delle parti. L’accordo infatti si inserisce in un percorso di definizione del nuovo contratto di settore e si prefigge di non pregiudicare i target di costo previsti dal piano industriale, anche con l’individuazione e l’ottimizzazione di strumenti di flessibilità già previsti dalla contrattazione aziendale. Sono certo che ora lavoreremo tutti insieme con spirito più sereno, da vera squadra, affrontando le difficoltà che ancora ci troviamo davanti, per portare a compimento un progetto nato 4 anni fa e che ora è alla nostra portata:  fare di Alitalia una storia di successo di cui andare fieri.”

Le difficoltà cui Ragnetti fa riferimento sono quelle condivise con tutto il comparto aereo: l’elevato costo dei carburanti, la concorrenza delle compagnie low cost, la crisi che fa calare i passeggeri. Senza dimenticare anche la concorrenza dei treni veloci, che ricade quasi esclusivamente su Alitalia, comunque impegnata con il direttore marketing Gianni Pieraccioni in un piano di rilancio che soltanto per la promozione e la pubblicità ha messo a budget 40 milioni. Oltre a questo non mancano nuovi voli nazionali e nuove rotte intercontinentali, grazie anche alla nuova partnership con Etihad Airlines.

“Cercare alternative valide agli esuberi è stata una strategia senz’altro postiva” ha commentato anche Mauro Rossi, segretario nazionale della Filt Cgil dopo l’intesa sottoscritta sul piano industriale Alitalia tra organizzazioni sindacali e Compagnia “Perché questo rappresenta un’ulteriore opportunità di confronto sulle scelte di natura industriale del management aziendale. Il dialogo che si avvia, potrà portare ulteriori novità e noi guardiamo alla possibilità di incrementare le attività dirette e conto terzi come volano di ricavi e occupazione”.

La crisi infatti non aiuta, “ma non si deve dimenticare che gli attuali dipendenti ed i molti ancora senza occupazione attendono risposte di sistema in grado di fornire una prospettiva” continua ancora Rossi. “La difesa dell’occupazione è il nostro obiettivo irrinunciabile e per raggiungerlo bisogna guardare ai ricavi attraverso l’aumento e non la diminuzione delle attività, la specializzazione e la capacità di investimento che non sembrano essere alla portata di molti degli attuali azionisti di Alitalia”. A giugno scade il lock up e i soci di Roberto Colaninno saranno liberi di vendere le loro quote. Qualcuno dovrà subentrare. E intanto si lavora.

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