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Corrado Passera e i 50 aeroporti da chiudere

Il Ministro vuole rivoluzionare il trasporto aereo, chiudendo gli scali minori, bloccando Viterbo e Grazzanise. E con una sorpresa per Malpensa

Credits: Stefano G. Pavesi

L’aeroporto di Viterbo, ipotetico terzo scalo della capitale, cancellato dall’agenda delle cose fattibili. Stessa sorte per quello di Grazzanise, da anni candidato ad affiancare Napoli Capodichino in Campania. E addirittura Malpensa destinato prevalentemente al traffico merci. Sono gli aspetti più eclatanti della rivoluzione messa in cantiere al ministero dello Sviluppo economico con il piano di riordino degli aeroporti italiani. Malgrado la crisi di governo, il ministro Corrado Passera e il viceministro con delega per Infrastrutture e trasporti Mario Ciaccia, per quanto risulta a Panorama, sono pronti a portarlo in Consiglio dei ministri entro la fine dell’anno. Il principio cardine del progetto è che debbano poter contare sul pagamento dei servizi da parte dello Stato (dai vigili del fuoco alla polizia, ai servizi sanitari) solo ed esclusivamente gli aeroporti in grado di produrre conti economici in equilibrio, oppure con una tale importanza strategica da giustificare l’eccezione.

La regola prevede, in sintonia con il piano dell’Enac, una base minima di 1 milione di passeggeri l’anno di traffico. L’asticella verrebbe abbassata a 500 mila per gli scali che sono unici nella loro regione oppure funzionali a un territorio caratterizzato da scarsa accessibilità. Infine potrebbero non essere vincolati strettamente al numero dei passeggeri alcuni aeroporti indispensabili per garantire la continuità territoriale, oppure destinati alla delocalizzazione del traffico dei grandi aeroporti. Applicare questi criteri vorrebbe dire chiudere una buona metà degli scali italiani oggi funzionanti. La previsione è che dei 100 attualmente in servizio se ne salverebbero non più di una cinquantina. Scali come quelli di Parma, Ancona o Firenze non avrebbero molti argomenti per resistere. Ma nemmeno Malpensa (con 19 milioni di passeggeri nel 2011) si salverebbe, anche se i suoi numeri ne fanno una realtà di tutt’altro livello, con buona pace dei progetti della Sea e del Comune di Milano. L’ipotesi di uno spostamento sui cargo sembra venire incontro alla proposta di Bernardo Caprotti, patron dell’Esselunga, di puntare su un nuovo grande scalo passeggeri a Nord-Est.

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