Economia

Perché, dopo il caso Argentina, per gli Stati è diventato impossibile fallire

La Corte suprema americana dà ragione alla Ellis Associates e impone a Buenos Aires di pagare un miliardo di dollari. Aprendo un nuovo business per i fondi avvoltoi

Il presidente dell'Argentina, Cristina Kirchner – Credits: GettyImages Europe

Il probabile default-bis dell’Argentina renderà praticamente impossibile per un altro Paese in giro per il mondo salvarsi dal crack offrendo un contentino agli investitori. Il motivo risiede in una decisione della scorsa settimana della Corte Suprema americana che ha rigettato un ricorso dell’Argentina contro la decisione di un tribunale che aveva dato ragione ad un gruppo di investitori guidato dall’hedge fund Ellis Associates. Una decisione che, secondo Foreign Affairs , avrà conseguenza devastanti sulle future crisi dei debiti sovrani e cambierà addirittura il mondo della finanza internazionale.

Nel 2002 l’Argentina dichiarò di non essere in grado di pagare gli interessi sul proprio debito e propose ai compratori dei suoi titoli uno scambio: il ritiro dei vecchi bond in cambio dell’assegnazione di bond di nuova emissione del valore più basso. L’alternativa? Perdere tutto. La maggior parte dei sottoscrittori, il 93%, ovviamente, accettò, ma alcuni decisero di avviare un contenzioso giudiziario che è venuto a conclusione proprio una settimana fa. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha confermato che l’Argentina deve pagare alla Ellis Associates più di 1 miliardo di dollari (capitale più interessi nel frattempo maturati): soldi riferiti ai vecchi bond del 2002 che Ellis Associates decise di non convertire.

Non si tratta di un precedente assoluto: Ellis Associates aveva già vinto, nel 2000, una causa simile con il Perù, ma in quel caso si trattava di appena 90 milioni di dollari. Il fatto è che d’ora in poi quando uno Stato rischierà di andare in default, non potrà più proporre ai suoi sottoscrittori di scambiare i vecchi titoli con i nuovi perché, dopo questa sentenza, sarà più conveniente non accettare lo scambio e promuovere un’azione giudiziaria per ottenere tutti i soldi investiti più gli interessi. Di più: il rischio vero è che questa decisione possa aprire un nuovo, lucroso, business: comprare il debito degli Stati che si suppone non saranno in grado di ripagarlo, per poi trascinarli davanti a una corte per farsi pagare sia il capitale che gli interessi. Un lavoro da avvoltoi.

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