La guerra dei pacchi, così il commercio può resistere all'effetto-Amazon
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Economia

La guerra dei pacchi, così il commercio può resistere all'effetto-Amazon

In Italia sono spariti 60 mila negozi in dieci anni. Colpa anche della concorrenza dell'e-commerce. Ma c'è chi è riuscito trasformare l'online in un'opportunità

I numeri sono terrificanti: 60 mila negozi cancellati nel giro di 10 anni, quasi uno su dieci (al netto delle nuove aperture). Una crisi profondissima, che continua a flagellare il commercio al dettaglio a colpi di 30 mila chiusure all’anno (lorde, cioè senza cosiderare le nuove aperture). La responsabilità di questa morìa è anche dell’e-commerce, ma non solo: un dato da considerare, per esempio, è che di negozi in Italia ce ne sono tanti, di più rispetto agli altri Paesi europei e una riduzione è fisiologica. Ma l’effetto-Amazon ha il suo peso.
«Oggi l’e-commerce rappresenta complessivamente in Italia il 6 per cento dei consumi di prodotti e di servizi, come assicurazioni e viaggi» spiega Fabio Fulvio, responsabile del settore politiche per lo sviluppo della Confcommercio. «Mentre la quota scende al 4 per cento nei soli prodotti. Quindi il commercio online ha ancora un’incidenza modesta sul settore, ma cresce velocemente, a tassi di circa il 28 per cento all’anno. E colpisce in particolare alcuni comparti: l’elettronica, i libri, l’abbigliamento, i giocattoli».

Il 16% dei negozi è sul web

L’e-commerce è una minaccia, ma è anche un’opportunità. Non va dimenticato infatti che dietro a tante vetrine online ci sono negozi fisici, sbarcati su eBay, su portali specializzati o sulla stessa Amazon per vendere i propri prodotti. «Oggi il 16 per cento dei negozianti italiani operano sul web» conferma Fulvio. E la percentuale è destinata a crescere.

Anche grazie alla Confcommercio, che si sta dando da fare per aiutare i commercianti ad affrontare la concorrenza dell’e-commerce: giovedì 12 aprile l’associazione ha presentato a Roma la seconda edizione di una guida che fornisce una serie di consigli e di informazioni per resistere nell’era di Amazon. «La ricetta vincente» riassume Fulvio «è aggiungere esperienza: la spesa è una cosa, lo shopping è un’altra, deve diventare un momento divertente. Il negozio deve essere bello, trasmettere il piacere di provare il prodotto, avere personale preparato, capace di coinvolgere il consumatore o di condividere le sue passioni. In più il commerciante deve imparare a vendere tramite il web, avere un bel sito, usare i social». Una strategia che dà i suoi frutti, come dimostrano queste quattro storie.

Sportit, articoli sportivi

Andrea Colzani è titolare di Sportit, un negozio di articoli sportivi di Seregno (Milano). Come tutti i punti vendita del settore, è minacciato dalla concorrenza di Amazon & Co. Ma è anche un campo dove le attività di servizio, di consulenza e di coinvolgimento dei clienti permettono di valorizzare il punto di vendita fisico. Una strategia che Colzani ha adottato con successo: nel negozio sono state realizzate addirittura piste per provare le scarpe da corsa e vasche dove testare le canne da pesca. Parallelamente l’imprenditore ha messo in piedi molte attività per creare vere e proprie comunità di appassionati. Non solo. Colzani sta lanciando punti vendita più piccoli senza magazzino che fanno esclusivamente da show-room per le vendite online: nel negozio si entra solo per provare e per essere consigliato, il commesso chiude l’operazione sul sito dell’azienda e la consegna avviene a casa o in negozio. E così i punti vendita fisici invece di diminuire, in questo caso aumentano. E il fatturato nel 2017 è salito del 21 per cento.

Ottimomassimo, libreria per bambini e ragazzi

Nata a Roma nel 2006 per iniziativa di tre ex colleghi che lavoravano nella stessa libreria, la Ottimomassimo inizia la sua avventura come negozio itinerante, un furgone che gira per l’Italia vendendo libri e raccontando storie a bambini e ragazzi. Il successo raccolto tra gli amanti della lettura è tale che nel 2014 il negozio si accomoda anche tra quattro mura a Roma Trastevere, ma senza perdere le ruote. Una scelta decisamente controcorrente, viste le difficoltà del settore e le continue chiusure di librerie. Ma come spiega candidamente Deborah Soria, uno dei fondatori, «siamo molto appassionati ed è una caratteristica importante per riuscire a consigliare bene quale libro leggere». Oltre alla passione, i librai di Ottimomassimo (è il nome del cane del Barone Rampante di Italo Calvino) ci mettono incontri nelle scuole, laboratori di scrittura creativa e di disegno, presentazioni di libri. E l’effetto è positivo tanto che la libreria è diventata un punto di riferimento nel popolare quartiere romano.

Fiorin arredamenti

Stretto nella morsa della crisi del settore da una parte, e dalla concorrenza dei grandi nomi che investono milionate in pubblicità televisiva dall’altra, il negozio di arredamenti Fiorin di Albenga (Savona) è riuscito a non soccombere grazie a internet. Merito di Mattia, terza generazione, che ha deciso di puntare sui social e sui giornali locali online. «Abbiamo comunicato su Facebook i valori di un’azienda famigliare che è sempre pronta a risolvere i problemi del cliente, mettendoci la faccia» spiega Mattia. «E poi abbiamo mostrato le tecnologie innovative che offriamo per la progettazione degli arredi e illustrato il servizio personalizzato dei nostri tecnici». Il risultato? «Pur avendo ridotto di un terzo la nostra superficie (l’Imu ci stava ammazzando), abbiamo mantenuto lo stesso giro d’affari. E abbiamo conquistato clienti in Piemonte, a Montecarlo e in Francia». Tra le maggiori soddisfazioni di Mattia, la massa di «mi piace» guadagnati sulla pagina social di Fiorin, che addirittura ha battuto all’inizio i giganti dell’arredamento a livello nazionale.

Mr. Gadget, negozio di oggettistica 

Giorgio Vetrone è titolare di Mr. Gadgets, classico negozio di vicinato dell’Aquila specializzato in oggettistica varia. E destinato, vista l’offerta generica di prodotti, a soffrire di più la concorrenza di giganti come Amazon. Invece le cose sono andate diversamente. Dopo la tragedia del terremoto, il negoziante partecipa a un corso di formazione sull’e-commerce organizzato dalla Confcommercio e da eBay per rilanciare i negozi del capoluogo abruzzese. Pur avendo poche conoscenze informatiche, Vetrone si lancia e apre un negozio su eBay. «Abbiamo iniziato quasi per gioco» racconta «e nel giro di un paio di giorni sono arrivati i primi ordini». Visto il successo immediato, Vetrone spinge l’acceleratore e allarga il suo raggio d’azione anche ad Amazon «che permette di avere una visibilità maggiore». Ora il negozio vende  il 50 per cento in più rispetto a prima grazie alle vetrine online. A dimostrazione che il punto vendita fisico e quello sul web possono convivere.

(Questo articolo è stato pubblicato sul n. 17/2018 di Panorama con il titolo:"Così abbiamo schiacciato Amazon")

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Guido Fontanelli