Economia

Amartya Sen: in Europa servono riforme non austerità

È il parere dell'economista premio Nobel per l'economia che dice: 'in Italia non siete felici'

L'economista premio Nobel Amartya Sen (Credits: Capra Imagoeconomica / Imagoeconomica)

“L’Europa ha bisogno di riforme, non solo di austerità. Oltre a una visione politica più ampia, serve una più lungimirante riflessione economica. La tendenza a ignorare l’importanza della crescita economica nella creazione del reddito di una nazione dovrebbe essere indagata”. Amartya Sen , economista indiano di fama mondiale e premio Nobel per l’economia nel 1998, entra subito nel vivo durante l’incontro con i giornalisti all’Auditorium parco della Musica, a Roma, dove terrà una lectio magistralis sul rapporto tra felicità e disuguaglianze nell’ambito del Festival delle Scienze .

“È una critica alla teoria degli utilitaristi e dei loro discepoli. In un festival di scienze dedicato alla felicità non si può affrontare questo tema come facevano in maniera molto astratta e ristretta questi economisti, ma si deve avere un approccio più ampio – ci dice Sen -. Ho messo il cappello di economista e mi sforzo di fare un’analisi su quanto accade in Europa, la sua crisi, quali sono le soluzioni. Lo scorso anno, tra maggio e giugno, ho scritto vari articoli sul The Guardian, sul New York Times e su altri giornali parlando dei mali europei. Mi sembra che ancora siano rimasti tali”.

Quali sono i mali più gravi che stanno colpendo l’Europa?

Fino a questo momento si è avuta una visione miope e poco lungimirante delle politiche economiche dell’Unione europea. Troppa deflazione e austerità non portano da nessuna parte, anzi rischiano di peggiorare la situazione. Per rimettere in sesto l’economia, si deve dare vita ad un processo che porti all’immediata restrizione del potere incontrastato delle agenzie di rating, che possono emettere sentenze e ordini unilaterali. Interrompere il degrado della tradizione democratica in Europa è di vitale urgenza. La democrazia europea è fondamentale, per l’Europa e per il mondo intero.

Lei è sempre stato contrario alla moneta unica, pur essendo un sostenitore dell’Europa unita. È ancora convinto che senza l’Euro le cose sarebbero andate diversamente per il Vecchio continente?

Le mie preoccupazioni per l’euro erano riconducibili almeno in parte al fatto che ogni paese dovesse rinunciare alla propria libertà in fatto di politica monetaria e di aggiustamenti del tasso di cambio, che in passato hanno aiutato moltissimo i paesi in difficoltà e hanno più volte scongiurato la necessità della destabilizzazione di milioni di vite umane nel convulso tentativo di stabilizzare i mercati finanziari. Ritengo che prima dell’unione monetaria si sarebbe dovuta fare una vera politica di integrazione fiscale. È stato un errore aver cominciato dal contrario. Avendo fatto in questo modo, abbiamo perso il controllo sulla moneta e si sono creati squilibri sulle politiche economiche dei grandi stati.

Cosa pensa della situazione italiana? Siamo sulla strada giusta verso la ripresa?

Il percorso intrapreso all’apparenza sembra positivo, ma ancora poco è stato fatto in tema di grandi riforme sociali ed economiche. Destra e sinistra devono capire nel vostro paese, una volta per tutte, che si deve cambiare rotta definitivamente. In particolare, se provi e riprovi una teoria e questa non funziona, forse devi cambiare strada. Troppa austerity, troppe tasse, troppi squilibri sociali hanno peggiorato la situazione. Io sono di orientamento vicino alla sinistra, quella statunitense, e trovo parecchio deprimente che in Italia, il paese dove è nato Antonio Gramsci, non ci sia un'agenda di sinistra su questi temi.

Quindi professore, in Italia non siamo felici?

Non credo, anche se non posso entrare nello specifico. Se ci atteniamo all’aspetto economico, ripeto, una politica di troppa austerità fa male e anche nel 2013 mi pare sarà così . In paesi come l’Italia le politiche deflazionistiche hanno un peso troppo alto sull’economia e sul sociale e il cammino di disciplina severa ancora non sta dando frutti concreti. Il problema, poi, si può estendere: manca in tutta Europa una politica ragionata che raggiunga un consenso ampio in tutti gli stati. Occorre una dichiarazione congiunta, direi paneuropea, per un programma di politica economica europea di crescita e di sviluppo. L’Europa ha bisogno di riforme, non solo di austerità.

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