Economia

Agenda Digitale, cinque giorni per sperare

Il 12 comincia l'iter alla Camera del decreto Crescita2.0 con i provvedimenti per l'innovazione e le startup. SI riuscirà ad approvarlo entro il 18?

Ho deciso di scrivere questo articolo per scaramanzia. Spero che dare per scontato un risultato (negativo) possa servire a scongiurarlo. Sì, vorrei tanto essere smentito dai fatti sull’ormai probabile naufragio dell’Agenda Digitale e degli aiuti per le start up. Insomma, della fase sorrisi e innovazioni dopo quella lacrime e sangue.

La crisi annunciata del governo Monti lascerà numerose incompiute, che probabilmente sarebbero state tali in buona parte anche se fosse arrivato alla sua fine naturale, visto il poco tempo che comunque gli sarebbe rimasto. Adesso la priorità è sulla legge di stabilità, con qualche altra urgenza tipo decreto pro-Ilva. Così, tra gli altri, rischia di abortire il decreto Crescita 2.0, quello che contiene il lancio dell’Agenda Digitale e le agevolazioni per le imprese giovani e innovative, le start up. È stato il cavallo di battaglia del ministero dello Sviluppo economico Corrado Passera. «Io ci metto la faccia», ha ripetuto per mesi. E adesso rischia di rimettercela. Visto che qualcuno attribuisce il precipitare della crisi a un suo infelice commento sul ritorno in campo di Berlusconi, si potrebbe dire che l’ex banchiere fece e disfece.

Sul web dilaga il pessimismo e già ci si interroga quanto e come l’Agenda Digitale entrerà nella prossima campagna elettorale e che cosa ne farà il prossimo governo. Tutto si giocherà in cinque giorni. L’inizio dell’iter in aula, alla Camera, è fissato per mercoledì 12 e il termine ultimo per la conversione in legge è martedì 18. Pochi credono che in così poco tempo si possa arrivare a un lieto fine. Tra questi c’è Antonio Palmieri, deputato Pdl impegnato per mesi in uno sforzo bipartisan con Paolo Gentiloni (Pd) e Roberto Rao (Udc) per agevolare il cammino legislativo della svolta digitale. Gentiloni adesso è distratto dalla candidatura per il Campidoglio. Ma Palmieri, che nel Pdl è responsabile dell’Innovazione, non demorde e su Twitter si mostra ancora fiducioso sull’approvazione. La sua tenacia va sicuramente apprezzata, ancora di più se si pensa che in Senato il decreto è passato senza il voto del suo partito. «L'amico @antoniopalmieri é un marziano atterrato nel PDL. Il suo navigatore intergalattico aveva un bug», è la battuta di Carlo Alberto Carnevale Maffé, docente di Strategia in Bocconi particolarmente  attento ai temi digitali e molto attivo su Twitter.

Il clima non è dei più favorevoli, se anche Alessandro Fusacchia, il coordinartore della task force voluta da Passera sulle start up, domenica 9 diceva: «Quattro giorni fa mi sarei detto sicuro al cento per cento dell'approvazione, oggi posso dirmi solo fiducioso». Appunto, non resta che essere fiduciosi. E augurarsi che questa maggioranza ormai dissolta voglia lasciare le premesse per un’Italia nuova, capace di ridurre le spese e attivare nuove energie con una robusta visione digitale. Pochi ne sono convinti. Io non sono fra questi. Ma spero che abbiano ragione loro. Ne riparleremo la settimana prossima.

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