Dalla Bovisa ai cieli della Virginia. La storia del dirigibile "Roma" inizia in un capannone della periferia industriale di Milano. Qui il genio romantico di Celestino Usuelli, pioniere del volo e rampollo della famiglia proprietaria della maison Borsalino aveva fondato la sua officina per la costruzione di dirigibili, la ditta "Aria". Negli anni precedenti alle Grande Guerra, Usuelli aveva progettato e realizzato una serie di aeronavi semi-rigide sperimentali, grazie alla sua esperienza come pilota di palloni aerostatici con i quali era riuscito a salire ad oltre 5.000 metri di quota e a valicare le Alpi. Lo sviluppo bellico del dirigibile e dei motori aeronautici spinse il "milanese volante" a svilupparne la tecnica costruttiva, la resistenza e l'affidabilità. 

Alla fine degli anni '10 vi fu il decisivo incontro con il generale Umberto Nobile, dal quale nacque il primo progetto del "Roma". La grande differenza con i dirigibili prebellici del tipo semi-rigido era la struttura portante a tralicci, che sul nuovo dirigibile assumevano una forma triangolare e servivano anche da supporto alle gondole dei motori, che in tale modo non dovevano più essere fissati alla navicella e potevano aumentare di numero e potenza. I timoni furono ripresi dagli Zeppelin tedeschi e assunsero la forma a croce in poppa, che garantiva maggiore governabilità. 

Il "Roma" fu assemblato tra il 1919 e il 1920 allo Stabilimento Costruzioni Aeronautiche (SCA) e volò per la prima volta sopra la città di Roma il 19 marzo 1920. Il dirigibile, spinto dai 6 motori Ansaldo, era per la prima volta dotato di una capiente cabina passeggeri dove durante uno dei viaggi tra Roma-Napoli e Palermo fu ospitato il re Vittorio Emanuele III. 

La velocità di crociera di circa 90km/h e la quota operativa di oltre 5.000 metri destarono l'interesse dell'Esercito degli Stati Uniti, che lo acquistarono poco dopo per oltre 165mila dollari. Il "Roma" fu smontato e trasportato via nave verso New York. Il primo volo con la nuova livrea con la stella dell'Usaf fu sopra la base militare di Langley in Virginia quando i 125 metri di lunghezza del dirigibile italiano uscirono dall'hangar dopo che la chiglia fu gonfiata con più di 33mila metri cubi di idrogeno. Gli Americani, pur soddisfatti dell'aeronave, ritennero i motori italiani poco potenti. Fu così che i tecnici li sostituirono con i più performanti Liberty L-12 da 400hp ciascuno. Il "Roma", con i nuovi propulsori, fu in grado di raggiungere la velocità di punta di 128 km/h.

La scelta dei nuovi proprietari si rivelerà un errore fatale. Il 21 febbraio 1922 il "Roma" si levò dalla base di Langley per un volo dimostrativo con a bordo 45 passeggeri. Poco dopo le 14:00, mentre volava alla velocità di crociera di circa 90km/h, la prua del dirigibile fu soggetta ad un improvviso cedimento dovuto allo stress strutturale causato dai motori troppo potenti. Il "Roma", ormai ingovernabile, perse rapidamente di quota fino ad urtare i cavi di una linea ad alta tensione. Riempito di idrogeno altamente infiammabile il dirigibile esplose schiantandosi a terra. Dal rogo si salveranno soltanto 11 passeggeri, di cui la maggior parte gravemente ustionati. 

La tragedia del dirigibile progettato dal generale Nobile e dal milanese volante Usuelli farà abbandonare l'uso dell'idrogeno, sostituito dall'elio inerte. Del "Roma" rimarrà solo l'hangar allestito per lui nel Texas, a San Antonio, la destinazione finale del dirigibile nato in Italia. La struttura sarà demolita alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, quando l'era dei dirigibili era da tempo tramontata.

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