Non lo sapeva di certo il capo caseggiato quando controllava che tutte le luci del palazzo fossero oscurate e neppure il milite dell'Unpa (protezione antiaerea) pronto all'intervento ad ogni suono della sirena. E neanche i tanti sfollati nelle campagne attorno alle grandi città svuotate dai bombardamenti. Gli italiani ignoravano che gli Alleati, dal luglio 1944, avevano dato il via ad un'operazione dal nome "Night Intruder", incursore notturno. 

I grandi bombardamenti a tappeto del 1943-44 erano finiti. L'italia settentrionale diventa un fronte secondario dopo lo sbarco in Normandia. Per di più la Luftwaffe stava ritirando gli apparecchi sul territorio della Repubblica Sociale per concentrarli nella difesa della madrepatria. L'Aeronautica Nazionale Repubblicana era esigua e logora, la contraerea ormai quasi inesistente. Tuttavia i grandi raid non avevano dato completamente gli effetti sperati dagli anglo americani. I tedeschi muovevano uomini armi e mezzi di notte, su strade e ferrovie secondarie. Fu soprattutto la volontà di disturbare i movimenti nemici a far nascere l'operazione. 

Inizialmente affidata alla sola RAF, prevedeva l'utilizzo di cacciabombardieri bimotori "Beaufighter" e "Baltimore", i primi obsoleti nei combattimenti ma ottimi apparecchi notturni. Poi, dal 1945 cominciarono le incursioni anche da parte dell'USAAF, prima con i Douglas A20 "Havoc" poi con i terribili Northrop P-61 "Black Widow". Gli inglesi utilizzarono poi i bimotori De Havilland "Mosquito", veloci e leggeri. Decollavano inizialmente in formazione, poi si dividevano sopra diverse aree del Nord Italia. Così è nato il mito di "Pippo", o "Pippetto" o "Il Notturno"(a seconda della declinazione locale). Nel ricordo dei testimoni era sempre lo stesso, solitario, dal caratteristico rombo tipico del bimotore. Gli Americani, nell'ultima fase del conflitto, partivano da un aeroporto nei pressi di Pontedera (Pi) e in breve tempo facevano suonare gli allarmi della Pianura Padana. L'intento primario dell'operazione "Night Intruder" era quella di disturbare i movimenti logistici nemici. Ma gli effetti collaterali delle continue incursioni (più di 150 negli ultimi 6 mesi di guerra) servivano anche a terrorizzare e sfiancare la popolazione italiana, ormai consapevole della sconfitta, e a creare ancora più malcontento nei confronti delle autorità nazifasciste di Salò. Molti erano infatti i cittadini convinti che il disturbatore notturno fosse un aereo della Luftwaffe, mandato a bombardare per riversare la colpa su Badoglio e gli Alleati.

Così, tra il luglio 1944  e l'aprile 1945 quasi ogni notte e in qualunque punto del territorio dell'Italia Settentrionale, c'erano migliaia di cittadini con gli occhi aperti e altrettanti militi della RSI con i nervi tesi. Bastava una luce fioca, un mezzo intravisto su una strada, un convoglio individuato su una linea secondaria a scatenare la furia di "Pippo", che con una virata e un'azione rapida bombardava e mitragliava l'obiettivo. Le missioni "Night Intruder" lasciavano ai piloti l'opportunità della "caccia libera" (Target of Opportunity). Così le scorribande di "Pippo" sfociarono spesso in tragedie che coinvolgevano civili. Ecco le più gravi.

LA STRAGE DI VESIMO: 20-8-44

Vesimo è un piccolo borgo dell'Oltrepo piacentino, adagiato sui i primi rilievi appenninici. La notte del 20 agosto 1944 un gruppo di abitanti sfida l'obbligo dell'oscuramento. E'la festa del patrono, San Bernardo. I giovani non hanno più voglia di guerra: vogliono ballare. Così all'imbrunire si radunano in uno spiazzo ai margini del paese. Accendono luci a carburo e fanno festa fino a quando la musica si interrompe. Dai rilievi sale l'eco dei motori di un bombardiere. In pochi secondi è sopra le teste dei festanti. Prende le misure sulle luci fioche della festa e al quinto passaggio a spirale lascia le bombe. 32 giovani perdono la vita. In paese, due morti per famiglia.

LA MOTONAVE "ISEO": 5-11-44

Tipico esempio di "target of opportunity". La mattina di domenica 5 novembre 1944 la motonave "Iseo" in servizio di navigazione pubblica sul lago omonimo sta per attraccare a Siviano quando pochi minuti dopo le 10 del mattino si ode un rombo di motori. Reduci da un incursione nelle ore antelucane, tre bombardieri dell'USAAF picchiano sul battello con 112 civili a bordo. Uno degli aerei mitragliò ripetutamente l'imbarcazione con proiettili esplodenti di grosso calibro, volando così basso che alcuni sopravvissuti sostengono di aver visto in volto il pilota americano. Morirono 42 persone, molte donne e bambini. Oltre 80 i feriti.

IL TRENO DI BOLLATE :(30-1-45)

Sono le 8,20 di una fredda mattina del gennaio 1945. È praticamente ancora buio sopra Bollate, alle porte di Milano. Un treno di pendolari delle Ferrovie Nord  si avvicina lentamente alla stazione. Giunto in località La Vignetta il treno è fatto bersaglio da parte di 4 cacciabombardieri americani, convinti di attaccare un treno di gerarchi tedeschi, che era stato invece ritardato. Lo avevano saputo via radio in una comunicazione imprecisa mentre erano in caccia libera. Il macchinista arresta il convoglio e fa scendere tutti. Troppo tardi perché i "solitari" con le armi in caccia si abbassano al pelo del terreno. Mitragliano la massa di pendolari in fuga nei campi, la neve si fa rossa. Sganciano bombe da 250 kg e colpiscono anche due abitazioni. Alla fine le vittime dell'incursione isolata saranno  84. Decine i feriti.

LA CORRIERA DI BADILE :(30-1-45)

Forse gli stessi cacciabombardieri solitari che compirono l'incursione su Bollate si resero protagonisti di una strage che avvenne pochi minuti dopo in località Badile di Zibido S. Giacomo, tra Milano e Pavia. La corriera che trasportava civili dal capoluogo lombardo a Pavia era avvolta dalla foschia tipica della stagione. Giunta a Badile la corriera si fermò per una foratura. Il conducente fece appena in tempo a scendere che udì l'inconfondibile rombo dei bimotori. Gridò ai passeggeri di scendere, ma era troppo tardi. I bombardieri scesero a bassissima quota e cominciarono a crivellare di colpi la corriera, ripetendo più passaggi. Alcuni riuscirono a salvarsi gettandosi nei fossi a lato strada. Altri, convinti di essere scampati, furono falciati nell'ultimo passaggio dei bombardieri. Molti caddero all'interno del mezzo, che era un autoarticolato e conteneva circa 150 persone. I morti saranno 72, i feriti 70. Miranda Bertieri, allora studentessa di Farmacia all'Università di Pavia era su quella corriera. Ricorda di essersi salvata per la protezione offerta dal corpo senza vita di un compagno. Poi si gettò in una roggia gelata, dove uscì con un principio di congelamento. Al suo ritorno a Pavia qualche tempo dopo ricordava di essere stata depennata dall'elenco degli studenti di Farmacia in quanto data per morta.

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