Quando nel 1946 il giovane Mikhail Gorbaciov guidava la trebbiatrice in una fattoria di Stato della provincia di Stavropol, non pensava che un giorno sarebbe stato l'ultimo Segretario del PCUS e Presidente del suo Paese, L'Unione Sovietica. Nello stesso anno si era iscritto alla sezione giovanile del Partito, il Komsomol. La sua brillante partecipazione alle attività della sezione gli permetterà di accedere alla facoltà di Legge del Università di Mosca, dove si laurea nel 1955.

Tornato a Stavropol, inizia una carriera interna che nel 1970 lo porta a diventare segretario regionale del PCUS. L'anno dopo Gorbaciov fa il grande salto, entrando nel Comitato Centrale e dal 1978 come segretario del partito all'Agricoltura. Nel 1980 entra a far parte del Politburo sotto l'egida di Mikhail Sustov, l'allora ideologo del Partito. La sua influenza cresce sotto la leadership di Yuri Andropov (1982-84) e poi di Kostantin Chernenko. Alla morte di questi, il 10 marzo 1985, Gorbaciov è eletto Segretario generale del PCUS.

Il primo passo di Gorbaciov da leader fu rivolto alla pesante situazione dell'economia sovietica. L'aspetto più preoccupante era l'arretratezza tecnologica del Paese, reso ancora più appesantito da un'elefantiasi burocratica dell'apparato. Queste sono le premesse principali della sua politica di riforma e apertura, tradotta con il termine russo "glasnost". 

Il primo intervento è sulla libertà di stampa, sia interna che nei confronti dei media esteri. La dottrina staliniana viene totalmente ripudiata mentre in alcune elezioni interne al PCUS viene istituita la riforma della candidatura multipla e lo scrutinio segreto. Introducendo alcune timide misure economiche di apertura ai mercati esteri, Gorbaciov, non senza forti resistenze da parte del vecchio apparato sovietico, inaugura la "Perestrojika" o "rinnovamento".

In politica estera Gorbaciov è protagonista della distensione tra i blocchi. Nel 1987 firma con il presidente degli USA Ronald Reagan un accordo per la distruzione delle testate missilistiche a medio raggio di entrambi i Paesi. Nel 1988-89 ritira le truppe sovietiche dall'Afghanistan dopo 9 anni di occupazione.

Le riforme dell'esecutivo e del legislativo sotto la segreteria di Gorbaciov vedono nel 1988 la divisione dei poteri tramite l'istituzione di un Parlamento bicamerale, con elezione popolare di alcuni dei suoi membri. Il Soviet Supremo diventa così il reale detentore del potere legislativo, sul modello delle democrazie occidentali. 

Il biennio 1989-1990 vede Gorbaciov protagonista della fine della Guerra Fredda. Nell'Europa dell'Est appoggia i movimenti riformisti nei paesi satellite dell'Urss (Cecoslovacchia, Polonia, Germania Est, Ungheria). All'elezione di governi non comunisti in questi paesi, fa seguito il ritiro delle ultime truppe sovietiche. Nel 1990 acconsente all'unificazione delle due Germanie e all'ingresso dell'ex-DDR nella Nato. Il 1990 è l'anno del Nobel per la Pace.

Se da una parte Gorbaciov accelerò sensibilmente il processo di democratizzazione dell'Unione Sovietica, dall'altra fu restio ad applicare altrettanto drastiche misure in campo economico. L'economia rimane sostanzialmente statalizzata, poche o nulle le concessioni ai privati e al libero mercato. Il suo tentativo di mediare tra i due opposti sistemi economici portò alla stagnazione. Proprio quest'ultimo aspetto è la base del declino della sua leadership. Intanto la pressione cresceva all'interno delle Repubbliche sovietiche, che chiedevano sempre più insistentemente autonomia da Mosca, spinte dalle riforme varate dagli Stati europei dell'ex Cortina di Ferro. La sua alleanza tardiva con alcuni intransigenti del PCUS porterà addirittura ad un tentativo di deposizione forzata del segretario, che tra il 19 e il 21 agosto 1991 è posto ai domicilari

L'intervento di Boris Yeltsin, che nel frattempo era divenuto Presidente della nuova Repubblica Federativa Sovietica Russa, permise il rilascio di Gorbaciov e il suo reintegro in carica.

La sua figura, estremamente indebolita dall'accusa di essersi circondato di golpisti intransigenti, fece si che il padre della glasnost e della perestrojka abbandonasse la vita politica. Come ultimo atto concesse alle ex repubbliche sovietiche poteri politici, che furono il preludio alla dissoluzione dell'URSS che coincise con le dimissioni di Gorbaciov da Presidente il giorno di Natale del 1991.


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