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Will Self e il suo "Ombrello" al Festivaletteratura

Il nuovo libro dell'autore inglese, tra follia e normalità

Will Self, "Ombrello", Isbn edizioni

Parla Will Self, scrittore e giornalista inglese, che porta al Festivaletteratura di Mantova Ombrello (Isbn), il suo ultimo lavoro, finalista a Man Booker Prize. L'apuntamento è alle 21,15, con lui, ma soprattutto con le sue parole. Perché questo libro è un'intricata visione caleidoscopica della Storia, quella con la S maiuscola. Tra follia, normalità e quel confine così sottile da scomparire quando si indaga nell'animo umano.

IL ROMANZO - Zack Busner, psichiatra in crisi coniugale e lavorativa, approda al Friern, enorme manicomio alla periferia di Londra. Siamo nel 1971 e la sua vita sta per cambiare radicalmente. A mettere a repentaglio tutte le certezze del medico è Audrey Death, nata nel 1890 e ricoverata da oltre cinquant'anni per encefalite letargica. Zack riuscirà a risvegliarla grazie alla somministrazione sperimentale dell'I-dopa e a farsi raccontare la storia della sua vita, dal suo lavoro agli albori della Guerra alle vicende della sua famiglia. I piani temporali si intrecciano tra il lavoro del dottor Busner e i primi anni del 1900, tra l'esperienza del fratello di Audrey nelle trincee e la vecchiaia della paziente, nel 2010, in un flusso di coscienza a più voci.

Difficile seguire tutti i punti di vista che emergono dalla narrazione, piena di neologismi alla James Joyce e di salti temporali. Ma è anche altrettanto difficile smettere di leggere: Ombrello conquista il lettore, un po' come quando si orecchia qualcosa alla radio che ha il sapore di una canzone meravigliosa e non si riesce a smettere di ascoltarla.

Disorientare, in effetti, è la specialità di questo autore che gioca con mille riferimenti culturali del nostro tempo, tra influenze filosofiche, letterarie, ma anche decisamente pop. Scrive senza mai interrompersi: non ci sono capitoli, ma solo qualche sporadico paragrafo. Come dire al lettore di non rilassarsi mai. Quei pit-stop per la mente, come li definiva John Updike, sono rarissimi. Forse per dire che la follia non ha confini o che la lucidità è un'arma da giocare in una partita ad alto tasso di adrenalina.

O forse perché Will Self è un grande camminatore: è sui sentieri che si sperimenta il sublime, scandito al ritmo dei passi e di pensieri inarrestabili.

Will Self, Ombrello, in libreria da oggi per Isbn

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