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Waterloo, storia di una battaglia ma anche di un grande film

Nel nuovo numero di Nuova storia contemporanea, il diplomatico Emanuele Farruggia ricostruisce la produzione del film fortemente voluto da De Laurentis, che si rivelò un flop al botteghino

L'incoronazione di Napoleone vista da Jacque-Louis David

Una sterminata pubblicistica e una mitologia onnivora, d’accordo. Ma anche un’attrazione ossessiva che tracima l’ambito puramente storico e rievocativo.

Come tutti i grandi personaggi, Napoleone ha catalizzato attorno a sé l’attenzione di storici, politici, scrittori, drammaturgi, sceneggiatori, strateghi, pubblicitari. È finito anatomizzato in ogni suo aspetto, studiato in ogni suo particolare, interpretato in ogni sua esternazione, tanto che trovarne aspetti inediti è francamente inimmaginabile. Tra i meno solcati, e per questo tra i più interessanti, resta quello che ha avuto con il cinema.

A provare ad analizzarlo - dal punto di vista dello storico, non del cineasta – è il diplomatico Emanuele Farruggia nel nuovo numero della rivista di Nuova storia contemporanea edita da Le Lettere e diretta da Francesco Perfetti.

Farruggia si concentra in realtà su una battaglia in particolare del grande Corso, Waterloo, e sulla più importante trasposizione cinematografica di essa, dal titolo omonimo . Una produzione titanica, fortemente voluta da Dino De Laurentiis, che non badò a spese per realizzare la pellicola.

Un esempio su tutti: 17mila soldati dell’Armata Rossa si addestrarono per mesi nell’uso delle armi dell’epoca e nell’esecuzione delle manovre sul campo. E poi: due colline spianta coi bulldozer, quattro edifici di nuova costruzione, 5mila alberi piantati, 6 miglia di condutture per l’irrigazione, un elicottero, un’apposita ferrovia sopraelevata.

Il costo dell’operazione? “Più di 35 milioni di dollari che non furono recuperati, come spesso accade per tali produzioni, con gli incassi nelle sale cinematografiche. De Laurentiis, che aveva già prodotto La Grande Guerra e Guerra e Pace , attribuì l’insuccesso negli incassi all’assenza, nel cast, dei grandi nomi di Hollywood. Avrebbe voluto Richard Burton al posto di Rod Steiger. Tutto sommato, il rifiuto di Burton, ci evitò un Napoleone di tipo shakespeariano, mentre il cammeo di Orson Welles, l’unica grande star presente, nel ruolo di Luigi XVIII, è semplicemente perfetto”.

Ma a oltre quarant’anni di distanza – e con l’occhio dello storico e non del cineasta – Waterloo resta comunque per gli studiosi di storia napoleonica un oggetto di culto “e sicuramente la rappresentazione cinematografica più efficace dell’epopea di Napoleone”.

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