vandalo
Libri

Veloce come Vandalo

Nato un anno dopo l'Unità d'Italia, fu il primo idolo dello sport tricolore. E un romanzo racconta ora la sua epopea nel trotto di fine Ottocento

4 giugno 1934: il giorno precedente l'Italia s'è guadagnata la sua prima finale ai Mondiali di calcio superando l'Austria per 1-0, mentre a Bologna è atteso l'arrivo del Giro d'Italia in cui furoreggia Learco Guerra. In un'osteria dei chilometrici portici, un giornalista irlandese e il suo amico italiano vengono coinvolti in una discussione sulla novità del momento, ovvero l'avvento di sportivi capaci di suscitare l'entusiasmo di tutti gli italiani. Novità? Un anziano signore, rimasto sino ad allora in silenzio, si alza in piedi e afferma con decisione che qualcuno ha preceduto, e di decenni, ciclisti e calciatori.

Di chi si tratta? Di Vandalo, campione e idolo indiscusso delle folle nella seconda metà dell'Ottocento. Nonché quadrupede: sì, perché Vandalo è stato un fuoriclasse del trotto, capace di vincere centinaia di corse in Italia come all'estero. Mosso dalla curiosità, il reporter irlandese inizia a raccogliere materiale su quel formidabile cavallo per scriverci un libro che non andrà però mai alle stampe, anche se una corposa raccolta di ritagli di giornale e foto ingiallite finirà negli archivi del Museo del Trotto di Civitanova Marche in attesa che qualcuno finalmente decida di raccontare l'epopea del primo fuoriclasse dello sport tricolore...

In realtà, a dispetto di quanto raccontato nel prologo di Veloce come Vandalo (Nomos Edizioni, € 14,90), non è mai esistito alcun faldone di documenti sul prodigioso trottatore, e nemmeno un giornalista irlandese appassionato di ippica intenzionato a cantarne le gesta. A raccontare sotto forma di romanzo la storia di Vandalo (lui sì esistito), nato nel 1862 - ovvero un anno dopo l'Unità d'Italia - ma soprannominato "Il cavallo del Risorgimento" per la capacità di suscitare l'orgoglio nazionale di un popolo ancora in formazione, ci ha invece pensato Mario Natucci, per oltre vent'anni cronista a La Notte, che proprio al Museo del Trotto di Civitanova Marche ha sentito parlare per la prima volta di questo eccezionale roano-sauro.

Tra verità e fantasia, ecco allora un libro non solo per gli appassionati d'ippica che raccoglie tanti episodi della carriera di Vandalo, scartato dalle scuderie di re Vittorio Emanuele II perché considerato indomabile e portato poi alle gare dall'appassionato "driver" e allevatore emiliano Alessandro Falzoni Gallerani, che ne intuisce lo spirito agonistico e lo convoglia nei giusti canali (grazie anche alla castrazione) fino all'esordio vincente nel 1869 alla Montagnola di Bologna.

Un successo al quale ne seguiranno moltissimi altri, sulle piste improvvisate dell'Italia di fine Ottocento come nei più prestigiosi ippodromi di Francia e Austria, per la gioia economica dei suoi proprietari (pare che Vandalo abbia vinto premi per più di 450 mila lire, cifra spropositata per l'epoca) e per quella più disinteressata dei primissimi tifosi italiani. Gli stessi che coniarono il detto "Veloce come Vandalo".

Mario Natucci, Veloce come Vandalo
Nomos Edizioni, 2014

© Riproduzione Riservata

Commenti