Il Papa alle celebrazioni per la Giornata della terra
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Un manuale per l’infelicità in dodici lezioni

«La felicità non è una app», dice il Papa ai giovani. E un prete romano lo prende alla lettera. Con ironia.

«Amare è bello, è la via per essere felici. Però non è facile, è impegnativo, costa fatica», è il cuore del messaggio che Papa Francesco ha lanciato a migliaia di ragazze e ragazzi riuniti in piazza san Pietro per il Giubileo. «La vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una “app” che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell’amore. La libertà è un’altra cosa. Perché l’amore è il dono libero di chi ha il cuore aperto; l’amore è una responsabilità, ma una responsabilità bella, che dura tutta la vita; è l’impegno quotidiano di chi sa realizzare grandi sogni!». Parole impegnative quelle del Papa. E un prete romano le ha prese alla lettera. Ma rovesciandole, con una buona dose di sana ironia.
Così ha mandato alle stampe, per l’editore Castelvecchi, «Infelici e contenti», un manuale in dodici lezioni «sull’arte di rovinarsi la vita» per giovani e adulti, scritto sulla scorta delle sue letture e della sua esperienza. Il sacerdote, per non farsi troppo riconoscere, si cela dietro lo pseudonimo di Nerosfina. La genesi del nome è presto detta: «Sono un uomo di mezz’età, un tipo piuttosto serio, vivo da solo, per lavoro parlo con molta gente, non esco quasi mai la sera, partecipo a molti funerali e pochi matrimoni, vesto sempre di nero. Si sa, il nero sfina».

Come rovinarsi l'esistenza
Il prezioso manuale parte dalla considerazione, difficile da contestare, che «le azioni degli uomini sono accomunate dal un genuino impegno per rovinarsi l’esistenza, un’industriosa attitudine a cogliere le occasioni di scontentezza che la vita offre». Purtroppo però «abbiamo brillanti manuali per raggiungere il successo, per sviluppare pienamente la propria personalità, per diventare dei perfetti leader, per migliorare l’autostima, l’autocoscienza, l’autoanalisi, l’autoerotismo e quasi nessuno che insegni come essere perfettamente infelici». Ecco allora «la missione» di Nerosfina: «Aiutare un mediocre infelice a diventare un perfetto infelice». Dalle colonne sonore (i pensieri ricorrenti nella nostra mente) ai desideri, dai vittimismi alle relazioni amorose: il libro è ricco di ottimi consigli per rendersi infelici, anche a buon mercato. In fondo, nota Nerosfina, «un buon motivo per deprimersi si trova sempre. Per la depressione si può infatti prendere spunto da quasi tutto: potete deprimervi perché dovete ancora finire l’università, perché avete finito l’università e ancora non lavorate, perché ormai lavorate e non vorreste farlo, perché non lavorate e invece vorreste lavorare, perché andate in pensione, perché ancora non potete andare in pensione, perché siete ricchi e annoiati o perché siete poveri e disperati. Insomma, qualsiasi cosa succeda, quando non sapete cosa fare, anzitutto deprimetevi, poi si vedrà».

Arringa finale
Memorabile l’esergo scelto per aprire l’ultimo capitolo, l’«arringa finale»: «Non lasciare che una bella giornata rovini la tua vita di merda». E introduce all’«ultima regola per essere infelici, la migliore di tutte: ricercate ansiosamente la vostra felicità, sforzatevi in ogni modo per ottenerla e sarete presto infelici. Perché, come dovreste aver ormai compreso, la felicità e l’infelicità sono fenomeni accessori e parassitari di un certo tipo di vita. A questo proposito scrive Manzoni una triste verità: “Si dovrebbe pensare più a far bene che a star bene, e così si finirebbe anche a star meglio”». Ma guai a seguire questa regola se si vuol davvero essere infelici.

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