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"L'ultima favola russa", storia semiseria dell'economia sovietica

Cosa ci fanno Kruscev e Eisenhower tra babajaga, tappeti volanti e terre desolate? Provate a leggere la fiaba di Spufford...

Francis Spufford, "L'ultima favola russa", Bollati Boringhieri

Protagonista di questo libro è un’idea. Che viaggia sui tappeti volanti,  fa i conti con le streghe, affronta le terre desolate e invade la mente  di regnanti, strateghi e studiosi. Ma soprattutto, si insinua nella  vita delle persone, quelle comuni, che vivono ogni giorno ai due capi  del mondo: nelle Repubbliche Socialiste Sovietiche e Negli Stati Uniti  d’America.

L’ultima favola russa di Francis Spufford, in uscita per Bollati Boringhieri, infatti, è tutto questo insieme. Ma soprattutto, come dice il suo autore, non è un romanzo, perché ha troppe cose da spiegare, ma non è nemmeno un saggio, perché parla di personaggi fantastici (anche se si mescolano a quelli reali). È a tutti gli effetti una favola. E «Se le favole occidentali cominciano con uno sfasamento temporale - «C’era una volta», si dice, sottintendendo un altro tempo, un allora anziché adesso – le skazki russe trasportano il lettore nello spazio: «In un certo reame, in un certo stato» oppure «In un paese lontano», rimandando a un altrove, a un là anziché qui. Eppure si tratta sempre di un altrove riconducibile alla madre Russia».

L’epoca storica è invece ben definita: è compresa tra la fine degli anni ’30 e i ’60 e tra i personaggi ci sono Leonid Kantorovich, matematico geniale e premio Nobel per l’economia realmente esistito, Nikita Kruscev, primo segretario del Partito Comunista Sovietico e presidente del consiglio dei ministri e Dwight D. Eisenhower, presidente degli Stati Uniti. Insieme a personagi reali e fantastici, ad avvenimenti altrettanto reali e fantastici, si sviluppa la trama della fiaba. Che ha un obiettivo: raccontare cosa fosse la pianificazione dell’economia sovietica, sempre in gara con quella americana per il primato di ricchezza e progresso.

Il risultato è geniale: come in una pinacoteca, il lettore si avvicina a quadri diversi che svelano a poco a poco una storia pressoché sconosciuta, con la leggerezza dell’ironia e la precisione della scienza. Con beneficio d’inventario, perché questa è una favola, come ci avverte Spufford: «Ricorda, lettore, che la storia non si svolge nella vera e propria Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, ma in un reame vicino; vicino a quella quanto i desideri sono vicini alla realtà, ma anche altrettanto lontano».

Per dirlo con Nick Hornby, «Un libro incredibile, di assoluta intelligenza e del tutto originale». E molto, molto divertente. (Micol De Pas)

 

Francis Spufford, L’ultima favola russa, Bollati Boringhieri

In libreria dal 16 maggio

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