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Trieste: 5 libri per conoscerla

Da Saba che l'ha cantata nel suo Canzoniere a Slapater fino all'immenso Joyce

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Uno scorcio di Trieste

Ci sono città che restano fuori dai circuiti più tradizionali di viaggi e turismo. Nonostante la loro bellezza. Nonostante portino ancora le rughe della storia sulle mura delle case, dei piccoli paesini che le circondano e sui volti della gente che le vivono. Tra queste c'è lei, "occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore". Lei, Trieste.

Così la ricorda Umberto Saba, nel suo Il Canzoniere . E per chi vuole conoscere la città friulana, cominciare dai versi di Città vecchia può aiutare.

"Trieste ha una scontrosa grazia.

Se piace, è come un ragazzaccio aspro e vorace,

con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore;

come un amore con gelosia".

Saba nasce a Trieste nel 1883. E ama la sua città. Per questo visitarla dopo aver letto i suoi versi aiuta a comprendere come quegli occhi azzurri rappresentino il mare Adriatico che ne accarezza la costa e i fianchi fino a entrare nel Canale. Così come le mani grandi simboleggiano le grandi imprese che hanno occupato negli anni il territorio triestino e il lavoro come punto di forza di una città carica di energia.

La stessa che soffia nella compagna amica-nemica dei triestini: la bora. E che James Joyce, l'autore (tra gli altri capolavori) di Ulisse, ricorda così:

"Per conto mio amo la bora. Agisce su di me come uno spirito di salute che porta aria dal cielo".

Joyce, nato a Dublino, trascorre diversi anni a Trieste. Ma soprattutto la vive. Agli inizi del '900 frequenta gli ambienti culturali della città, ospite fisso del Caffé San Marco (punto di incontro dell'élite intellettuale). Lì scrive i primi tre capitoli di Ulisse, Esuli (dramma) e il poemetto in prosa Giacomo Joyce, l'unico veramente e interamente ambientato nella città friulana, scritto per una sconosciuta innamorata triestina che avrebbe poi ispirato le figure di Beatrice Justice di Esuli e in parte anche Molly Bloom dell'Ulisse.

E a Triste proprio Joyce conosce lo scrittore Ettore Schmitz. Autore sconosciuto? No, affatto. Avrebbe usato negli anni uno pseudonimo che lo avrebbe reso famoso in tutto il mondo: Italo Svevo. Forte dell'amicizia con Joyce scrisse, ambientandola a Trieste, La Coscienza di Zeno .

La città, tra le righe del libro, esplode in tutta la sua forza. E ripercorrerne le strade dopo aver letto il romanzo ti fa sentire un po' come il protagonista Zeno Cosini, tra la vecchia Piazza Grande, oggi Piazza Unità d'Italia, le strette viuzze di Cittavecchia e i caffè storici tra cui il Caffè Stella Polare, nella zona del Borgo Teresiano.

Volete dunque fare una bella passeggiata per Trieste? Non c'è niente di meglio che ripercorrere le sue strade avendo tra le mani Trieste sottosopra. Quindici passeggiate nella città del vento di Mauro Covacich. A spasso per vicoli e  piazzette, lungo gradinate a picco sui mare, bighellonando nella bora  che spezza il fiato e pulisce l'aria lungo quindici itinerari narrativi in lungo e in largo per una Trieste  ricolma di storia e contraddizioni.

Uno sguardo introspettivo sulla vita culturale della Trieste borghese dei primi del '900, invece, emerge dalla penna di Scipio Slataper, l’autore de Il mio Carso e Lettere triestine, quest'ultima una raccolta di articoli pubblicati su La Voce nel 1909. Slataper parla della città come di un essere privo di "tradizioni di cultura" dove la borghesia, nel periodo del controllo dell'impero asburgico, basava la propria italianità più su motivi culturali che etnici (per questo l'autore venne anche accusato di essere esponente della causa anti-italiana).

“Trieste da’ ai suoi figli un’anima in tormento e per questo e’ amata….”, dice l'autore.

Meno conosciuto ma affascinante nel modo in cui descrive la vita triestina è Virgilio Giotti, poeta, che nei versi raccolti in Colori ci porta a spasso tra i sobborghi, i piccoli angoli, i viottoli, le  tinte semplici ma protettive di Trieste dove emergono gli affetti,  soprattutto quelli del focolare. Sembra di vederlo sul suo tanto amato  molo Audace, mentre rigorosamente in dialetto friuliano scrive "Il mio cuore e la mia casa" che rappresenta perfettamente la vita triestina.

Garantito: i versi triestini di Giotti risuoneranno nelle  orecchie e nelle menti quando vi perderete tra le strade e  stradine della città dagli occhi azzurri e dalle mani grandi.

p.s. È uscita ieri la prima autobiografia di Boris Pahor, "Figlio di nessuno", scrittore sloveno di cittadinanza italiana. Pahor, in realtà, è anche autore di Qui è proibito parlare, un romanzo con una storia d’amore e di ribellione, per entrare nella storia di Trieste e degli sloveni (e dei croati) perseguitati dal fascismo.

I LIBRI CONSIGLIATI

M. Covacich, Trieste sottosopra, Laterza

V. Giotti (Schönbeck), Colori, Einaudi

J. Joyce, Giacomo Joyce

B. Pahor, Qui è proibito parlare, Fazi

U. Saba, Il canzoniere, Einaudi

S. Slataper, Il mio carso, Mursia

I. Svevo, La coscienza di Zeno, Crescere

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