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Torte in faccia e calci nel sedere: il cinema comico americano

Il volume, primo di una serie, racconta gli anni ruggenti della comica breve e passa in rassegna film che il lettore può anche vedere su YouTube

Charlie Chaplin

Charlie Chaplin ne "Il grande dittatore" (Foto Archivio storico LaPresse)

La prima proiezione pubblica americana sul grande schermo avvenne il 23 aprile 1896 al Koster & Bial's Music Hall di New York. Comprendeva due brevissimi film comici. Il primo era The tramp: Milk white flag, una scenetta tratta da un musical di successo. L'altro aveva per titolo The Monroe doctrine, una allegoria comica in cui si illustrava la tecnica usata dai presidenti americani per giustificare le invasioni dei paesi amici: John Bull simbolo dell'Inghilterra bombarda il Venezuela. Ma arriva lo zio Sam, simbolo degli Stati Uniti, che lo obbliga a mollare la preda per prendere il suo posto. Nasce allora il cinema comico americano destinato a diventare la più celebre forma di spettacolo a livello internazionale. La storia che racconta le origini del genere e la sua rapida diffusione da un capo all'altro del mondo è contenuta nel volume Torte in faccia e calci nel sedere, autore Enrico Giacovelli, edizioni Gremese.

Si tratta della prima di una serie di pubblicazioni sul genere e racconta gli anni ruggenti della comica breve fino ai primi film realizzati da mostri sacri quali Chaplin e Keaton. La singolarità del volume e degli altri che seguiranno è la possibilità di vedere i film menzionati, anche i cosiddetti introvabili, collegandosi a un link presente sul sito della casa editrice : è il primo esperimento che consente una lettura integrata dalle immagini.

L'autore sottolinea, nella prefazione, il fil rouge che lega nel tempo il cinema di ieri a quello di oggi. "Già allora la gente chiedeva a quelle immagini in movimento, visibili a prezzi contenuti, una breve consolazione ai disagi della quotidianità. Qualche mezz'ora di buonumore poteva rappresentare una momentanea via d'uscita ai dolori personali ma anche all'ingiustizia delle leggi, ai soprusi dei potenti, ai calci (nel sedere) che i più pazienti ricevano dai potenti e dagli indegni. Allora", scrive ancora Giacovelli, "la vita per l'americano medio era solo una forma di sopravvivenza".

Dunque era gratificante assistere a quel diluvio di torte in faccia e calci nel sedere che gli attori si scambiavano impossibilitati a esprimere il proprio disappunto scenico con le parole. Proprio attraverso tali mezzi, solo apparentemente rudimentali, si è perpetrato nelle epoche successive il vero spirito del cinema comico americano: una visione della vita tutt'altro che banale, ma profonda e vissuta anche all'insegna della comicità. Un esempio? Nel finale di Settimo sigillo di Bergman la Morte viene sconfitta da un carrozzone di comici e non dal cavaliere pensante e intellettualmente preparato che aveva cercato di combatterla durante tutta l'esistenza. Lo dice l'autore, anticipando così alcuni contenuti degli altri volumi che saranno pubblicati a partire dalla primavera 2013.

Il piano dell'opera completa, infatti, prevede il secondo volume dal titolo Il silenzio è d'oro: i folli anni venti e il trionfo del lungometraggio che si occupa, tra l'altro del mondo di Charley Bowers e della coppia Laurel & Hardy. Nella terza pubblicazione Parola di comico, lo slapstick degli anni d'oro della commedia, il percorso va dal 1930 al 1950. Qui ci si sofferma sul fascino indiscreto della borghesia cogliendone l'essenza dal comico muto alla commedia e arrivando fino al mondo di Walt Disney. L'ultimo volume ha per titolo America neo-com: gli anni d'argento del comico e della commedia, dal 1950 al 2000.

Tutti e quattro i libri sono fonte inesauribile di racconti, curiosità, episodi singolari, aneddoti sui grandi del cinema comico americano. Su Buster Keaton ad esempio, Giacovelli riferisce che il vero nome era Joseph Frank. Fu Ridolini ad attribuirgli il soprannome di "buster" che significa demolitore, rompicollo e che per molti anni apparirà tra virgolette nei titoli di testa dei film. Il piccolo, nato letteralmente sul palcoscenico (i genitori erano ambedue artisti di teatro), a tre anni già recitava con gran divertimento suo e degli spettatori. Ma i genitori furono denunciati per sfruttamento di minore.

Su Charlie Chaplin l'autore riferisce un commento di Federico Fellini. Il regista in una intervista televisiva degli anni '70 dice: "a Rimini, dove abitavo io, i film di Charlot erano i più importanti anche dal punto di vista commerciale. Perciò venivano proiettati nel periodo natalizio. Dunque Charlot è apparso tra panettoni, stelle comete, neve, papà Natale. Una figura che solo mostrandosi, evidenziava di appartenere a un mondo mitico, eterno. E l'ho sempre visto così".

Torte in faccia e calci nel sedere
di Enrico Giacovelli
editore Gremese
pagg. 156, 19,90 euro

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