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"The Sports Gene": la genetica che fa il campione

Giornalista sportivo-scientifico-investigativo, David Epstein raccoglie i più eclatanti casi di atleti favoriti dalla natura. A partire da un olimpionico finlandese...

Un fisico da campione non è solo un modo di dire, ma la conseguenza di vincenti fattori genetici.

Compare solo verso la fine, ma Eero Mäntyranta rimane impresso nella mente del lettore non solo per il nome impronunciabile o per la vivace descrizione di un corpulento settantenne dal viso purpureo che vive in riva a un lago finlandese. Tra tutti i protagonisti di "The Sports Gene", libro-indagine sulle differenze fisiche che fanno la differenza nello sport, Eero Mäntyranta ha infatti la più sorprendente: una rara mutazione genetica che porta il suo organismo a produrre il 65% di globuli rossi in più rispetto alla norma, con un evidente vantaggio in termini di ossigeno portato ai muscoli sotto sforzo. Ecco allora spiegate, alla luce di un doping del tutto naturale, le 7 medaglie (3 ori, 2 argenti e altrettanti bronzi) conquistate da Mäntyranta nello sci di fondo tra il 1960 e il 1968 in tre diverse edizioni dei Giochi olimpici invernali.

Più che favorevolmente recensito anche dal The New Yorker (vedi qui ), "The Sports Gene" conferma appieno tutte le qualità vincenti del suo autore David Epstein, specialista di un giornalismo investigativo che intreccia sport e scienza e che in passato l'ha portato a realizzare diversi scoop per Sports Illustrated, tra cui la rivelazione della positività agli steroidi del campione di baseball Alex Rodriguez

In questo caso, però, nessuna caccia da parte di Epstein alle frodi sportive, ma solo una ricerca in giro per il mondo dei fattori genetici che caratterizzano i campioni. Fattori a volte individuali, come il tendine d'Achille assai più lungo della norma che - amplificando la sua catapulta naturale - ha portato il bahamense Donald Thomas a vincere il titolo Mondiale nel salto in alto dopo soli 8 mesi di allenamento in quella disciplina; altre volte invece collettivi, come nel caso della tribù kenyota dei Kalenjin, i cui lunghi arti inferiori sono caratterizzati da una maggiore leggerezza di polpacci e caviglie rispetto a tutti gli altri runner, con un conseguente 8% di energia consumata in meno per chilometro.

Oltre che nel libro, altre curiosità e ricerche scientifiche sull'influenza della genetica sulle più alte performance sportive sono raccontate da David Epstein anche nel sito ufficiale di "The Sports Gene". 

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