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Szymborska, ombre sempre più fitte

Sulla poetessa amata da Saviano s’infiammano le polemiche. Ma tutti sapevano... Come rivela a Panorama il libraio che ha scovato la poesie "rimosse"

di Marco Filoni

Massimiliano Timpano fa il libraio a Roma. Una laurea in relazioni internazionali e una vera passione per la letteratura, è lui che ha scovato le poesie "rimosse" di Wislawa Szymborska.

Come ne è venuto in possesso?
"Conoscevo Szymborska ben prima che diventasse un caso letterario qui in Italia. Poi un giorno ho conosciuto un sacerdote polacco che era un grandissimo appassionato, nonché esperto, della poetessa. Parlando di lei mi ha detto del suo passato e mi ha inviato le sue poesie".

È soltanto allora che si è reso conto che erano del tutto inedite e che da noi nessuno ne aveva mai parlato?
"Tutti conoscevano i trascorsi della poetessa nel socialismo reale, ma nessuno citava le poesie e i loro titoli, piuttosto eloquenti. Una cosa bizzarra visto che, interessandomi sempre più alla vicenda, mi sono reso conto che in Polonia era nota e alla luce del sole: bastava, allora come oggi, navigare nei siti di poesia polacchi per trovare tutte le poesie e le informazioni su quel periodo".

La poetessa però ha disconosciuto questi suoi trascorsi…
"Sì, ma non ha mai rinnegato la sua militanza giovanile. E soprattutto nelle sue opere, come nella sua lunga vita, manca un’analisi e una reinterpretazione, così come solo lei avrebbe saputo fare, del perdono".

L’Economist qualche anno fa parlava di una petizione che avrebbe sottoscritto in favore della condanna a morte di quattro preti polacchi. Lei ne sa nulla?
"È tutto vero. Nel 2001 un professore polacco molto noto, Stanislaw Krajski, ha scritto un libro dal titolo Le due facce della Szymborska. Qui, oltre a citare le poesie incriminate, rende noto di questa petizione firmata dalla poetessa l’8 febbraio 1953, insieme ad altri 52 esponenti dell’Unione degli scrittori polacchi. I preti erano stati incarcerati nel 1951 perché accusati di essere spie al soldo degli americani. E a fine gennaio del ’53 viene fatto loro un processo farsa durato 6 giorni e quindi vengono condannati a morte".

Dunque la petizione a che serviva?
"A ribadire l’appoggio degli scrittori alla condanna. Era una benedizione della sentenza. Krajski sostiene che con la petizione si voleva accelerare la condanna a morte".

Quindi i quattro preti furono giustiziati?
"No, la condanna a morte verrà poi commutata in una lunga pena detentiva".

Perciò la petizione non ha avuto alcun effetto?
"In realtà l’effetto l’ha avuto decenni dopo, ovvero quando è stata resa nota la vicenda: sebbene Szymborska fosse un’eroina nazionale, i polacchi non le hanno mai perdonato d’avere firmato quella carta".

I polacchi cattolici?
"No, non solo loro. Quando Krajski pubblica Le due facce della Szymborska, in moltissimi non gli credono e gli rinfacciano di essersi inventato tutto. È allora che il professore pubblica i documenti, compresa la petizione. La risposta fu che molti polacchi dissero di volere buttare via i libri della poetessa. Inoltre…".

C’è dell’altro?
"A dire il vero sì. Il professore cita un’altra poesia, che però ho cercato a lungo senza trovarla, che sarebbe intitolata Uccidere i preti".

E lei crede che queste vicende, allo scoppio del fenomeno Szymborska, erano note in Italia e venivano taciute?
"Non lo so. Sono convinto che alcuni, come Roberto Saviano che l’ha letta in televisione, non ne sapessero nulla".

In definitiva che idea s’è fatto?
"Che tutta questa storia non toglie nulla alla bravura della poetessa polacca. Ma la verità storica è un bene prezioso che non è negoziabile".

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