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Stuart Nadler: "Perché ho scritto un romanzo sociale"

Il giovane autore americano racconta il suo ultimo libro, La fortuna dei Wise

Stuart Nadler, "La fortuna dei Wise", Bollati Boringhieri

La fortuna dei Wise è il primo romanzo del giovane americano Stuart Nadler, già conosciuto dal pubblico italiano per Nel libro della vita, una raccolta di racconti pubblicato nel 2011. Un'opera passata un po' in sordina nelle librerie, soprattutto rispetto a questo suo nuovo, corposo lavoro. Che in America ha già avuto un discreto successo, per lo meno di critica, e ora esce in Italia per Bollati Boringhieri.

La storia è in stile quasi classico: un corposo romanzo famigliare, che si snocciola tra il 1950 e i primi anni '70, in cui l'America ricca (con una splendida casa affacciata sull'Oceano di Cape Cod) fa da sfondo a un conflitto tra padre e figlio. Si narra dei Wise, in particolare dell'avvocato Wise che, coinvolto nella prima class action della storia, comincia ad accumulare ricchezze su ricchezze tra disastri aerei e altre disgrazie. Ebreo, improvvisamente ricchissimo, si scopre decisamente razzista. E qui nasce uno scontro insanabile con il figlio che si innamorerà perdutamente di una ragazza di colore, si allontanerà dal padre e dal suo stile di vita, inseguendo la sua personale forma di giustizia.

Un romanzo a sfondo sociale, dedicato a un'America che sembra appartenere al passato. Perché? Lo abbiamo chiesto all'autore.

«La cosa che più mi interessa della scrittura è capire quanto sia importante per la fiction considerare tutto ciò che c'è di sbagliato nel mondo. Mentre scrivevo questo romanzo ero particolarmente disturbato da questa domanda. Forse perché la situazione politica era in stallo, l'economia stava fallendo, la disoccupazione era in crescita e io me ne stavo seduto, con una bella tazza di tè, a scrivere il mio romanzo: provavo un senso profondo di inutilità e di colpa insieme. Ecco perché sono stato attratto dall'idea di scrivere un romanzo sociale. Volevo scrivere una bella storia - questo è sempre il mio obiettivo - ma capace di affrontare i grandi temi. O almeno provarci».

Lo dice il titolo stesso, La fortuna dei Wise: una critica al modo di arricchirsi nella società contemporanea?

«Prima di tutto è una critica a cosa possono fare i soldi in una famiglia che non aveva mai avuto niente, come quella dei Wise. E poi mi affascinava l'idea di un figlio così a disagio rispetto alle ricchezze di famiglia e a quel consumo compulsivo, inusitato, di cui erano caduti vittime i suoi genitori. Perché Hilly, il protagonista, è così a disagio? E da dove viene quel suo senso di colpa? Questo punto di vista mi ha permesso di descrivere in maniera molto dettagliata il padre, Arthur Wise. E di divertirmi così tanto a tratteggiarlo».

Il ritmo, lo stile e la prosa ricordano molto i romanzi classici. Come mai?

«Adoro le storie che coprono la totalità della vita di una persona e sono questi i libri che cerco sugli scaffali delle librerie. Sono cresciuto con romanzi di questo tipo, adoravo soprattutto quelli inglesi e Dickens, per me, è stata vera passione».

Il prossimo libro?

«Ho finito di scriverlo proprio in questi giorni. Non vi dico nulla, se non che sarà decisamente più divertente dei due precedenti».

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