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'Diario d’inverno', l’autobiografia di Paul Auster

Il maestro statunitense guarda al passato e ce lo racconta in un’opera intima, incentrata sull’osservazione del proprio corpo

Un'immagine del grande scrittore americano – Credits: ANSA-EPA/J.L.CEREIJIDO / PAL

Era il 1979 quando Paul Auster inaugurava la sua brillante carriera di romanziere con L’invenzione della solitudine , dedicato al rapporto con il padre scomparso. A 33 anni di distanza ecco arrivare un'altra opera autobiografica, Diario d’inverno (Einaudi), nella quale il grande scrittore prova a fare un bilancio della sua vita attraverso un’intima analisi della propria fisicità, fino a toccare le profondità dell’animo.

L’inverno di cui parla rappresenta i suoi ormai quasi 66 anni, età in cui si ripercorrono le stagioni passate nel tentativo di dare loro un senso, mettendo ordine ai ricordi.

Da un estratto:
“Parla ora prima che sia troppo tardi, e poi spera di continuare a parlare finché non ci sarà più niente da dire. Dopotutto, il tempo si sta esaurendo. Forse è meglio mettere da parte le tue storie per ora e provare ad analizzare come sia stato vivere in questo corpo dal primo giorno in cui ricordi di essere stato vivo fino a oggi. Un catalogo di dati sensoriali. Quella che si potrebbe chiamare una fenomenologia del respiro."

E infatti il grande autore statunitense mette da parte le trame della fantasia, ponendo se stesso al centro della narrazione e usando le sensazioni corporee come input per rilanciare le sue riflessioni sulla vita, sul tempo che passa, sulla permanenza nel mondo.

In Diario d’inverno Paul Auster non procede cronologicamente, ma salta dall’infanzia all’età matura, dalla giovinezza agli anni da uomo adulto, giocando con la fisicità che cambia con il trascorrere degli anni, ma che al contempo appartiene sempre allo stesso corpo.

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- Diario d’inverno – Paul Auster (Einaudi)
- L’invenzione della solitudine – Paul Auster (Einaudi)

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