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Owen Barfield, quel mondo fantasy di Tolkien e Lewis inventato tra birre al pub

L’universo del Signore degli anelli e delle Cronache di Narnia fu ispirato dal maestro dei due scrittori britannici. Tra pinte di stout, fumo di sigari e giacche di tweed

Owen Barfield, chi era costui? Al grande pubblico questo nome non dice molto. Eppure senza questo filosofo londinese, scomparso nel 1997 quasi centenario, il mondo non conoscerebbe quel libro che dopo la Bibbia è il più letto al mondo: Il signore degli anelli di John Ronald Reuel Tolkien. E nemmeno il suo prequel, Lo hobbit.

Barfield è stato il maestro di Tolkien e del suo amico Clive Staples Lewis, l’autore delle Cronache di Narnia, che a Barfield dedica un suo saggio del 1936, Allegoria dell’amore, con parole inequivocabili: a "Owen, il migliore e più saggio dei miei maestri di vita".

Il primo libro di Barfield, Poetic diction, influenza profondamente anche Tolkien: "Ha mutato interamente la mia concezione del linguaggio e dunque del mondo" dirà lo scrittore. Dai primi anni Trenta fino a tutti i Cinquanta Lewis, Tolkien, Barfield e altri sodali si riuniranno ogni martedì sera, fra volute di fumo e pinte di birra, al pub The eagle and child, ribattezzato "Bird and baby". È in questo locale di Oxford che per la prima volta vengono letti Lo hobbit e Il signore degli anelli, è qui che Lewis declama i propri inediti e che Barfield illustra ai suoi amici la propria concezione del mondo e del linguaggio mutuata dalla filosofia di Platone e dall’antroposofia di Rudolf Steiner.

Fasciati in giacche di tweed e rossi panciotti gli Inklings (questo il nome che si dà il gruppo) si narreranno leggende e declameranno versi in antico norreno. Adulti con qualche capello grigio e cattedre in filologia o letterature antiche, li si sarebbe giudicati per quello che erano: stravaganti che volentieri confondevano l’immaginario e il reale.

Eppure è in queste riunioni da pub, tra vecchi ragazzi che disquisiscono di elfi, fate e saghe vichinghe, che l’epica occidentale trova dove custodirsi e rinascere mentre la modernità della tecnica e delle ideologie genera il nazismo e il comunismo e scatena la Seconda guerra mondiale. Vorrà pure dire qualcosa del resto se Il Signore degli anelli  e Le cronache di Narnia incantano ancora milioni di lettori di ogni generazione, consentendo l’immersione in un mondo immaginario da cui si esce sempre ritemprati. Ad accendere la magia di questi capolavori è stato il più sconosciuto degli Inklings: Owen Barfield. La Marietti ha recentemente ripubblicato Salvare le apparenze, opera più compiuta del filosofo inglese. Leggendolo diventa più chiara quella frase così enigmatica del vecchio Jorge Luis Borges: che la realtà appartiene al genere fantastico.

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