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Metti Shakespeare fra Stalin e Grillo

Edoardo Boncinelli e Giulio Giorello indagano i rapporti fra i temi cruciali della condizione umana e i personaggi del grande drammaturgo. 

Giulio Giorello – Credits: Imagoeconomica

Prendi due importanti studiosi, un biologo (che in origine era un fisico) e un filosofo (che è stato anche un matematico), e mettili di fronte a William Shakespeare. Cosa aspettarsi? Fossero due studiosi qualsiasi, probabilmente nulla. Se invece si chiamano Edoardo Boncinelli e Giulio Giorello ecco allora un libro, Noi che abbiamo l’animo libero (Longanesi), straordinario e curiosissimo. E proprio come "Amleto incontra Cleopatra", così suona il sottotitolo del libro, noi abbiamo incontrato gli autori. Per chiedere loro che cosa possiamo imparare, oggi, da Shakespeare.

"Come tutti i poeti, egli c’insegna come è fatto l’animo umano" dice Boncinelli. "Spesso pensiamo che esistano soltanto i grandi cattivi e i grandi buoni. In realtà è tutto più sfumato: siamo tutti buoni e tutti cattivi allo stesso tempo, proprio come nella tragedia shakespeariana. Amleto è lo specchio della sincerità e della semplicità, però è circondato da persone infime che, in ogni circostanza, mostrano la loro vera natura, la quale forse è sconosciuta persino a loro stessi. Questo mi stupisce moltissimo".

Chiosa Giorello: "Il bardo mette in scena l’uomo nuovo. E, insieme, la sua politica, con i suoi eroi positivi o negativi. Questi sono eroi che hanno letto Niccolò Machiavelli, anche se magari sono raffigurati come antichi romani o scozzesi medievali. E nel metterli in scena ci mostra le corti rinascimentali e i potentati dell’Europa moderna che sono corrotti, pregni di immoralità. E che hanno riflessi nella psicologia delle masse: basti pensare a come le persone vengano manipolate da Marc’Antonio nel Giulio Cesare, oppure anche agli elementi propagandistici dei potenti nel Riccardo III o nell’Enrico VI. Insomma, Shakespeare mette in luce la grandiosità e la mediocrità della politica".

I potenti di Shakespeare sono corrotti quanto i nostri, oppure noi con l’Expo e il Mose, tanto per fare esempi recenti, abbiamo un primato? Edoardo Boncinelli: "Quella in scena in fondo è una società più elementare della nostra, quasi rozza. Pensiamo alle varie figure di cortigiani e personaggi di contorno. Quello che colpisce è che, nonostante questa semplicità concettuale e corruzione dilagante, poi le cose vanno comunque avanti. E precipitano velocemente verso la tragedia. In questo ci sono molte similitudini con la politica di oggi".

Giulio Giorello: "I potenti di Shakespeare sono grandi corrotti, cinici e manipolatori. Eppure hanno una visione. Nel nostro tempo non so quante figure ci siano con questa visione. Qualcuno sì, penso a John F. Kennedy e qualche altro, capaci di incarnare anche grandi speranze. Troviamo anche tinte shakespeariane in altri momenti: non c’è nulla di più tragico del duello a sangue fra Lev Trockij e Josif Stalin per contendersi l’eredità di Lenin, tanto per dire. Ho difficoltà invece a trovare riferimenti shakespeariani nella politica italiana. Anzi no: il bardo mette elegantemente in scena la figura del guitto! Ecco, mostra anche personaggi che sono drammaticamente inadeguati al ruolo a cui aspirerebbero e, per questo, si rovesciano nel loro contrario. Qui forse qualche affinità la troviamo: pensavo a un certo comico genovese. È molto shakespeariano: il comico è un risvolto del tragico che non è capace di essere all’altezza di quello che vorrebbe. E per certi versi è ancora più tragico".

Qual è la condizione umana dell’Amleto? Risponde Boncinelli.: "Egli è il simbolo dell’essere umano nella sua totalità. Forse un po’ adolescenziale, ma del resto è un giovane semplice e spontaneo. È un eroe inconsapevole: non capisce le colpe, sue e degli altri. E questo passare indenne lo rende infinitamente superiore a quelli che lo circondano. È l’uomo allo stato puro, con i pregi e i difetti. La lezione che ne ricavo è che l’uomo è imprevedibile e non ha senso, tutto sommato, cercare di capirlo".

Dice Giorello:"Amleto è sempre in bilico fra buon senso e follia. Qualche volta sembra un fanatico, magari del bene (inquietante tanto quanto i fanatici del male). Inoltre in questa tragedia i personaggi sono talvolta investiti dai grandi cambiamenti della concezione scientifica che il mondo viene via via realizzando. Amleto è uno che, quando si finge pazzo e scrive un biglietto d’amore a Ofelia (quando le dice: “Pensa che le stelle non siano fuochi, dubita pure che il Sole giri intorno alla Terra”) gli sta esponendo la cosmologia di Niccolò Copernico e di Giordano Bruno. La nuova scienza. Eccezionale".

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