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Dentro il mondo di Anonymous con Parmy Olson

Un romanzo basato sulla storia vera dell’incontro della giornalista statunitense con due leader del gruppo che fa tremare le lobby

“La vera forza di Anonymous sta nei suoi sostenitori e nelle capacità di ingegneria sociale di chi ne fa parte". Credits: Stephen C. Webster, Flickr

Parmy Olson vive a Londra ed è caporedattrice di Forbes. Ha trascorso un anno alla ricerca degli Anonymous, ovvero il collettivo hacker più temuto al mondo, capace di violare i sistemi della CIA, Scientology e di governi in tutto il mondo. A giugno del 2012 è stato pubblicato il frutto del suo lavoro “We Are Anonymous: Inside the Hacker World of LulzSec, Anonymous and the Global Cyber Insurgency”. Dalla prossima settimana sarà in libreria la traduzione italiana Parmy Olson, Noi siamo Anonymous, Edizioni Piemme , 500 pagine di resoconto dettagliato sulle attività degli hacker più acclamati della storia dell’informatica. L’autrice descrive Anonymous come un’organizzazione complessa con motivazioni diverse, da quelle inerenti l’hacktivism alla semplice messa in mostra di quello che possono fare, hackerando siti apparentemente senza interesse economico o politico.

In un’intervista a The Verge Olson ammette come non sia stato semplice trovare gli Anonymous. Come indica in una nota nella quarta di copertina del suo libro, ha cercato di capire quali fonti erano quelle più attendibili per raccogliere informazioni, convalidando le risposte con altre fonti. Ad esempio quando ha appreso da una fonte verificata che le botnet erano il mezzo principale attraverso cui Anonymous poteva inviare attacchi DDoS a PayPal e Mastercard, ha verificato che la notizia fosse veritiera sentendo altri membri del clan di hacker che hanno confermato quello che poi è stato ripreso da aziende come Panda Securities che hanno effettuato ricerche per l’Operazione Payback .

La vera forza di Anonymous sta nei suoi sostenitori e nelle capacità di ingegneria sociale di chi ne fa parte” – ha sentenziato l’autrice. Scrive Wired: “È difficile parlare di Anonymous: non è una organizzazione di gente a cui piace fare scherzi ma attivisti trasformati in hacker e poi finiti in un calderone mediatico senza precedenti. Una storia che è difficile da capire, e difficile da scrivere”. Senza una guida interna gli Anonymous sono riusciti a non cadere nella trappola dell’anarchia. Il fine comune li guida nelle varie azioni effettuate per il mondo senza che rimanga traccia se non quella maschera oramai entrata nell’immaginario collettivo di un’intera generazione. “Chi sono gli Anonymous? Difficile dirlo ma per la maggior parte si tratta di ragazzi o addirittura ragazzini britannici, americani, irlandesi, ma anche professionisti sotto copertura, in ogni caso” - dice la Olson - “non sono persone normali in circostanze eccezionali. Ma persone straordinarie in circostanze straordinarie”.

La giornalista racconta la storia di un ex-militare ed esperto di crittografia che con uno pseudonimo è entrato in contatto con alcuni Anonymous. Tutto comincia poche ore prima della finale di Super Bowl del febbraio 2011 quando scopre che la sua email, account Twitter e iPhone sono bloccati. Parmy Olson racconta la storia come un romanzo, ma è tutto assolutamente vero, grazie alla collaborazione di due leader del gruppo che hanno raccontato molte vicende che hanno portato gli Anon alla ribalta mediatica. Quale è stata la cosa più sorprendente che ha scoperto? “Probabilmente quando ho visto il video di YouTube (poi eliminato) di una videochat tra un rappresentante di Wikileaks e gli hacker LulzSec, in cui la telecamera ad un tratto si sposta per far vedere Julian Assange seduto a un computer portatile lì di fronte” – rivela la Olson. Quello è stato il primo momento in cui il mondo ha visto interagire due dei soggetti più potenti del web, quelli che fino a quel momento avevamo messo a soqquadro mezzo mondo, pubblicando file strettamente riservati, capaci di capovolgere lo status quo del pianeta.

La prima vittima è stata Scientology, colpita in uno dei suoi fautori più accaniti come Tom Cruise il cui video di elogio alla setta di cui fa parte viene pubblicato dagli Anonymous su YouTube; è la prima scintilla della battaglia contro i soprusi delle oligarchie mondiali. Poi sono venute la Sony, la Fox, i sistemi informatici di Mastercard e Paypal, il governo tunisino ed egiziano e la CIA, fino a quando l’anno scorso il Dipartimento per la sicurezza nazionale USA ha espresso pubblicamente le sue preoccupazioni. E se Anonymous è un fenomeno internazionale, tra la polizia, nei vari paesi, non esiste ancora un accordo comune su come vigilare internet. “Cosa succederà domani? Nessun lo sa. Intanto Anonymous promette di non fermarsi. Di continuare a turbare. Di prendere in giro. Di manipolare utenti internet. Di buttar giù grosse compagnie internazionali. Di colpire ancora. Chi sarà il prossimo?”. Ce lo chiediamo un po’ tutti.

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