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“Nino mi chiamo”: e Gramsci diventò un fumetto

In un libro edito da Feltrinelli, il nipote della sorella di Antonio rievoca i trascorsi dell’ideologo comunista, aiutandosi con i fumetti e le testimonianze

Il ricordo non è inedito, ma è comunque significativo: “Nino non è stato sempre… diciamo…gobbo. Anzi, era un bel bambino, da piccolo. Delicatino, magari. Però bello, un fiore….Aveva quattro anni meno di me, ci scherzavo, e lo ricordo bene com’era prima di ammalarsi, un bel maschietto normale, riccioluto, i capelli ricci e chiari e gli occhi azzurri”.

La descrizione arriva da Nennetta Cuba, una vicina di casa del Nino in questione, che poi sarebbe Antonio Gramsci. Sul più importante ideologo del Pci si è scritto davvero di tutto,  dalla formazione alla prigionia, fino ai contrasti con i dirigenti comunisti.

Difficile, dunque, trovare un varco. L’ha trovato Luca Paulesu, nipote di Teresina Gramsci (la sorella di Antonio), che ha deciso di restituircelo in un racconto delicato e intimista, con l’aiuto di matita e pennarelli. Metà fumetto, metà diario, Nino mi chiamo rievoca le vicende biografiche di Gramsci senza pretese di esaustività e completezza storica, ma con l’aiuto di ricordi e testimonianze perlopiù mediate.

Il risultato però sorprende. Non tanto per la sincerità del racconto, quanto piuttosto per la capacità di rappresentare la profondità delle conseguenze che ha lasciato la vita di Gramsci. E qui non parliamo della sterminata bibliografia critica sull’autore italiano più citato al mondo. Parliamo soprattutto delle influenze che ha provocato nella sua famiglia, nella sua terra, tra i suoi amici e tra i suoi conoscenti.

Nino mi chiamo si presenta come una fantabiografia del piccolo Gramsci, ma risulta più attendibili di tanti studi e biografie. E, per questo, a lettura ultimata, finisce col sorprendere.

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