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Libri

Nel nome dello zio di Stefano Piedimonte: se la camorra va al Grande fratello

Guanda manda in libreria un romanzo con protagonista un boss della camorra alle prese con un desiderio: mandare un suo uomo al primo reality italiano

La copertina del libro edito da Guanda

In questo caso, lo zio non è un parente, e non è neppure un amico. Non ha né modi né toni familiari, e incute timore e “rispetto” a go go. Ovvio che è uno zio per modo di dire, genere camorristico, e pure di un certo livello. È lui uno dei due protagonisti del nuovo romanzo di Stefano Piedimonte, edito da Guanda, che si segnala davvero come una piacevole sorpresa della narrativa contemporanea.

Piedimonte ha trentadue anni e Nel nome dello zio (il titolo del romanzo, appunto) è il suo primo libro. Racconta una vicenda surreale: il desiderio di un boss della camorra di mandare un suo uomo, un pusher di nome Anthony, ventenne e ovviamente incensurato, all’interno della casa del Grande Fratello.

Il motivo? “Lo zio” è un appassionato cultore del primo reality italiano, tanto da non perdersi una puntata neppure quando è braccato da poliziotti e agenti vari.

La storia del romanzo è piacevole e per niente scontata. Il rischio potrebbe essere quello di un compiacimento narrativo eccessivo, di una scrittura che si perde nei tipici tic narcisistici che hanno visto infilzati decine di scrittori, anche affermati.

E invece no. Piedimonte racconta con garbo e ironia, senza mai incorrere in sbavature e cadute di stile. Il suo romanzo finisce così con il tradursi in una critica feroce e spietata dei mammasantissima, dove (paradosso estremo!) realismo e verosimiglianza diventano la cifra inconfondibile di una storia che si legge con velocità e con piacere. E che potrebbe avere un discreto successo editoriale.

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