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"Moshi moshi" di Banana Yoshimoto

Madre e figlia nel reality jap. Niente ciliegi: solo catarsi pop

Particolare della copertina di "Moshi moshi" di Banana Yoshimoto (Ansa)

Moshi moshi. Si dice così in giapponese quando si risponde al telefono. Significa "Pronto!" ed è l’efficace quanto sgargiante titolo dell’ultimo libro di Banana Yoshimoto. Racconta di due donne, madre e figlia, che si ritrovano dopo aver perduto l’una il padre, l’altra il marito e s’incontrano portando ciascuna un feticcio: la ragazza, un vecchio appartamento a Shimokitazawa (quartiere bizzarro di Tokyo), l’altra, con dei sacchetti della spesa, si appalesa con una borsa Birkin di Hermès. Le due parlano, elaborano (e lo diciamo in termini occidentali) il lutto. L’uomo ha preso congedo commettendo suicidio. Non proprio il seppuku. È un copione da reality post-prandiale, Moshi moshi. Niente ciliegi: solo catarsi pop. Buono per Amici i Banana Yoshimoto.

 Moshi moshi di Banana Yoshimoto
Feltrinelli, 208 pagine, 13 euro

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