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Mosca, cinque romanzi per la città dalle bianche pietre

Da Pasternak a Sorokin passando per Bulgakov e Akunin

Panoramica sul Cremlino (Credits: KIRILL KUDRYAVTSEV/AFP/Getty Images)

Fermi. Davanti a una vetrina. A guardare al di là dal vetro e alle proprie spalle la gente di Mosca che cammina. È affascinante l’idea che sottende al romanzo La coda di Vladimir Sorokin (Ed. Guanda). Un buon modo (perché no?) per sfogliare Mosca, la sua gente, le sue strade.
Il romanzo è un unico dialogo. Sorokin si posiziona accanto ai suoi personaggi, come spettatore capitato lì quasi per caso. Utilizza il linguaggio della cultura di massa, dando voce al quotidiano del cittadino sovietico. I personaggi, le vicende, le storie si articolano solo in domande, risposte, commenti e pareri dei moscoviti in coda in strada, nello scompartimento del treno. L’autore non ci aiuta a districarci in questo dialogo. Ci lascia lì, da soli, a tentare di orientarci nel gran marasma delle code moscovite.

Di tutt'altro tono è invece la Mosca di Eduard Kuznecov.

“Era scoppiata un'estate torrida, faceva un caldo da rimbecillire:  una vera estate di Batyj. I raggi del sole erano come frecce aguzze di  mongoli. Il sole all'alba ricordava l'occhio socchiuso di un mongolo che  da dietro un colle spiasse Mosca dalle "bianche pietre"; al tramonto, invece, sembrava che tutta Mosca fluttuasse nel vortice dell'asiatica pupilla”.

Ci troviamo tra le righe del suo Romanzo russo (Ed. Spirali) in cui lo scrittore racconta una città sporca, piena di povertà, corruzione, in cui il  giovane Dmitrij, studente di filosofia, rievoca cento anni di storia:  dalla rivoluzione di ottobre ai campi di concentramento fino alla "linea  di partito".

Ma non si può partire per Mosca e visitarla senza aver assaggiato i testi dei grandi classici della letteratura russa. Nella lista metto il maestro Boris Pasternak.

Alla fine del secolo Mosca conservava ancora la sua vecchia fisionomia di angolo remoto, tanto pittoresco da sembrare favoloso, con le caratteristiche leggendarie di una terza Roma e di una capitale dell'epoca eroica, nella magnificenza delle sue stupende, innumerevoli chiese”.

Così lo scrittore descrive la città in cui fa vivere, scappare e tornare il suo Jurij Andrèevič Živàgo ne il celebre Il dottor Zivago (Ed. Feltrinelli) che dopo mille vicende è a Mosca che passerà gli ultimi anni della sua vita.

Una Mosca misteriosa, quasi oscura è quella che fa da sfondo al libro giallo di Boris Akunin, La regina d’inverno , (Ed. Frassinelli) in cui il giovane detective Erast Fandorin, nel 1876, deve indagare su una serie di suicidi molto strani che iniziano con quello di un giovane che, in un parco affollato di Mosca, si spara davanti alla ragazza che un attimo prima si era rifiutata di baciarlo. La pista si sposta sul fronte internazionale e Mosca resta la città che tutto risucchia, che nasconde e poco svela.

Da ultimo, segnalo Uova fatali di Michail Bulgakov, un romanzo che pone al centro un professore, Persikov che costruisce un raggio portatore di vita, un'arma dalle conseguenze spaventose. Bulgakov scrive intorno al 1920 quando corruzione, speculazione, disincanto politico facevano la pari in Russia (e a Mosca) con ideali rivoluzionari che spingevano a guardare oltre, quasi a voler immaginare un mondo futuro e futuribile.

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I LIBRI CONSIGLIATI

B. Akunin, La regina d'inverno, Frassinelli
M. Bulgakov, Uova fatali, Mondadori
E. Kuznecov, Romanzo russo, Spirali
B. Pasternak, Il dottor Zivago, Feltrinelli
V. Sorokin, La coda, Guanda

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