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Misha Glenny & Mafia.com: "La nuova criminalità è cyber"

Intervista al giornalista britannico che nel suo nuovo libro ricostruice il labirinto della malavita informatica, mostrando i dettagli oscuri della Rete e il mondo ambiguo e fascinoso degli hacker. "Voglio bene a molti di loro, sono simpatici ed estremamente brillanti"

Misha Glenny

Misha Glenny all'International Conference on Cyber Security a Tel Aviv, 6 giugno 2012 – Credits: AP Photo/Dan Balilty

"Se un hacker decide che gli servono i tuoi dati non c'è niente da fare: li otterrà". Questa è la certezza di Misha Glenny , tutt'altro che rassicurante per i tanti che in internet e nei computer conservano parte delle loro vite.
Dopo aver esplorato il crimine organizzato globale nel bestseller McMafia , lo scrittore e giornalista britannico che ha lavorato per The Guardian e BBC torna ora con un libro che è un nuovo viaggio nel mondo della delinquenza, ma quella più aleatoria e difficile da decodificare per i non iniziati. Con Mafia.com (Mondadori, pagg. 360) ricostruisce la mappa di un labirinto illegale in formato digitale, quasi invisibile per i più, partendo dai primi siti illeciti, da CarderPlanet e Shadowcrew, fino al prestigioso criminal website DarkMarket. Lo fa con una scrittura pulita ed efficace che riesce a districare la torbida matassa criminale in maniera del tutto chiara per la nostra comprensione.
Glenny, che è consulente di vari governi di Europa e Stati Uniti su questioni di politica internazionale, ci racconta anche del suo incontro con poliziotti informatici e con molti hacker, che a volte è meglio definire cracker, come sono chiamati gli hacker disonesti, pirati informatici tecnologicamente evoluti che si arricchiscono rubando codici di accesso di conti correnti on line, numeri di carte di credito...
In una società sempre più influenzata da computer, telefonini e tablet come la nostra, la malavita informatica non è meno violenta e insidiosa di quella tradizionale.

Panorama.it incontra lo scrittore.

Misha Glenny, dopo McMafia cosa l'ha portata a inoltrarsi nel mondo del cyber-crime?
"Quando stavo facendo il lavoro documentale per McMafia in Brasile ho incontrato un gruppetto di criminali cyber interessantissimo. Ho parlato con loro e mi hanno spiegato in tutti i dettagli come si fa a truffare in larga scala la gente che sta su internet, mi hanno mostrato i programmi speciali che hanno inventato per frodare. Poi sono andato a parlare con la polizia cyber brasiliana, che era riuscita a mettere in guardina la metà di questo gruppo. E proprio per puro caso mi trovavo a San Paolo quando c'è stata la visita del capo della X-Force, l'unità di intelligence della società di sicurezza informatica ISS. Questi era un ex capo della divisione cyber della CIA e ha iniziato ad aprire i cordoni della borsa, mi ha spiegato tutto di cyber e di frode. Ha detto che la criminalità è destinata a seguire questo filone. Mafia.com però non racconta solo i reati, parla anche di spionaggio, di guerra, di tentativi in tutti i settori di essere fraudolenti perché purtroppo al giorno d'oggi se una cosa sta su internet non la si può separare dal resto. Questo libro è la progressione naturale di McMafia".

Nella sua ricerca nel mondo del crimine informatico è rimasto affascinato da qualche storia particolare?
"Da molte. Devo dire che voglio bene a molti di questi hacker, sono molto simpatici, soprattutto perché sono estremamente brillanti e creativi. Credo che la storia più belle fra quelle che ho descritto nel libro sia la costituzione del primo sito criminale ucraino. Questi ucraini hanno deciso di organizzare il primo congresso mondiale sugli hacker delle carte di credito. Ho parlato con due di questi organizzatori e mi è davvero piaciuto il concetto di aver addirittura organizzato un convegno ufficiale con tanto di sessioni plenarie e workshop. Uno di loro mi ha anche detto di aver scoperto che nel corso del convegno ci fosse l'occhio del KGB e dell'SBU, il servizio segreto ucraino. Ovviamente è stata l'unica e sola conferenza mondiale pubblica di disgraziati che rubano carte di creditto a tutti gli altri nel mondo. Visto che poi oltretutto i partecipanti erano hacker, non solo c'era un controllo dall'alto ma si controllavano gli uni con gli altri, ovviamente su supporto digitale. Si sono divertiti, hanno mangiato, bevuto, cantato... Gli hacker vivono in questa realtà così strana, da sfondi e luoghi diversi".

Qualche hacker incontrato ha colpito più di altri la sua attenzione?
"Mi è rimasto particolarmente simpatico un turco di nome Matt, che è stato come una sorta di fantasista. Nonostante lavorasse molto di fantasia, era un hacker brillante. Con lui mi capitò una cosa incredibile: stavo seduto, avevo il mio iPhone in mano, anche la mia traduttrice aveva il suo e Matt stava seduto proprio di fronte. Era lì che parlava, smanettava sul suo iPhone, da cui non si staccava mai. E allo stesso momento sia io che la mia traduttrice abbiamo ricevuto un messaggio; guardai il mio e vidi che veniva dal telefono della traduttrice e diceva "Saluti da Matt". Mentre ci stava parlando Matt aveva fatto un hackeraggio sul sistema roaming internazionale, aveva mandato dal telefono della mia traduttrice un messaggio a me e dal mio telefono un messaggio a lei! Ha detto tra l'altro che lo fa abitualmente e può mandare un messaggio da un telefono all'altro del mondo senza alcun problema".

Nell'epilogo di Mafia.com lei dice che gli hacker dovrebbero essere sfruttati diversamente: crede che la loro intelligenza dovrebbe essere usata dalle forze dell'ordine?
"Come noi diciamo con un modo di dire inglese che non è propriamente da gentiluomini, 'Se ne hai uno nella tenda, è molto meglio che la faccia nel vaso che non fuori'".

A volte pare che la tecnologia per certi versi ci abbia fatto regredire: abbiamo meno senso pratico, siamo meno preparati agli imprevisti, se dimentichiamo il cellulare a casa ci sentiamo persi...
"Quando si sono rotti i server del Blackberry io stavo in una riunione di cervelloni a Whashigton ed è stato un delirio: è stato il fallimento dei cervelloni davanti al guasto del Blackberry. C'erano persone con fior di lauree e senatori che picchiavano la testa contro il muro perché non riuscivano più a controllare la mail ogni cinque minuti. Dobbiamo ammettere che c'è una dipendenza estrema ai sistemi in rete. Se una macchina ha un guasto, è perché c'è qualcosa che non funziona nel sistema computerizzato dell'auto. Puoi essere un meccanico fantastico ma se non sai che cosa della scheda si sia rotto la macchina non funziona. Se il nostro telefonino cade in acqua per qualche motivo, quanti numeri di telefono ti ricordi? Un tempo sapevo a memoria centinaia di numeri, adesso non ne ricordo neanche uno".

Può darci qualche consiglio per tutelarci dal crimine cyber?
"Non ci si può mai proteggere al 100% ma si può ridurre di molto il rischio. Innanzitutto occorre installare un software antivirus buono che sia costantemente aggiornato. In secondo luogo la cosa più importante è avere un comportamento accorto quando si sta in internet. Leggete bene qualsiasi e-mail, anche se viene da amici o famigliari: si sa bene come scrivono i propri famigliari e amici e se c'è qualcosa di strano non si deve mai fare un click sul link inserito. Questa mattina ho ricevuto da un amico una mail che mi invitava a leggere un articolo di un giornale dell'India meridionale a un dato link. Si tratta di un attacco davvero furbo perché io ricevo centinaia di e-mail dove gli amici mi dicono 'Guarda, leggi questo'. Le cose che mi avevano insospettito sono che questo amico non mi aveva mandato mail da molto e che l'ha inviata a circa trenta persone. Ho guardato e i destinatari erano praticamente i contatti del suo indirizzario. Gli ho telefonato e gli ho detto che era stato vittima degli hacker. Chi ha fatto un click sul link sicuramente ha il computer infetto. Bisogna stare assolutamente molto attenti alle cose su cui cliccare. Comunque se un hacker decide che gli servono i tuoi dati non c'è niente da fare. Quindi gli hacker non devono essere nemici, ma sempre amici", sorride Glenny.

Nel suo libro si legge che il 96% degli hacker è uomo. Come mai?
"Bisogna fare ancora ricerche in merito ma suppongo che sia per una faccenda di branco. Forse c'è un'incidenza maggiore di uomini che soffrono di quello che noi definiamo 'disagio con cause multiple', che si manifesta con un tipo di comportamento molto vicino alla nevrosi. Gli uomini hanno più problemi di socialità che non le donne, ma sono più bravi nell'esplorazione di sistemi astratti e non pratici".

Quale è il suo prossimo progetto?
"Un libro sul Brasile a mo' di inchiesta: sto cercando di capire l'origine dell'attuale boom brasiliano. Ci sarà un po' di crimine, un po' di sesso, un po' di calcio, un po' di corruzione... e molto divertimento".

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