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Meryl Streep racconta la Thatcher

Nel libro The iron lady una panoramica politica, storica e cinematografica dell'Inghilterra ai tempi di Maggie con i ricordi di regista, produttore, sceneggiatrice e protagonista

Meryl Streep in "The Iron Lady" (Bim Distribuzione)

Emozioni, timori, dubbi sulla capacità di calarsi in un personaggio di proporzioni shakespeariane come Margaret Thatcher , rappresentano alcune delle confessioni di Meryl Streep raccolte nel libro dal titolo uguale al film The iron lady (Feltrinelli, collana Le Nuvole), scritto da Phyllida Lloyd. Il volume, in vendita insieme al Cd del film, è una sorta di scrigno la cui apertura rivela, pagina dopo pagina, tutti i segreti, le curiosità e le difficoltà incontrate nella lavorazione della pellicola attraverso le testimonianze della regista Lloyd, della protagonista Streep, della sceneggiatrice  Abi Morgan e del produttore Damian Jones. Inoltre c'è un saggio introduttivo dal titolo This was England, l'Inghilterra di Margareth Thatcher trent'anni dopo di Mattia Bernardo Bagnoli, ed uno conclusivo dal titolo Belle speranze, il cinema inglese ai tempi di Maggie, scritto da Emanuela Martini.

Colpisce, innanzitutto, il senso di liberazione che dice di aver provato la Streep alla fine delle riprese. Infatti svela di aver sentito davvero sulle sue spalle il senso di responsabilità necessario a un grande statista per governare una nazione e di essersene liberata solo all'ultimo ciak. Soltanto allora, confessa, mi sono riappropriata di me stessa e adesso, ogni mattina, mi sveglio gratificata dal pensiero di non essere la leader di un paese libero, di non essere il presidente Obama.

Secondo l'attrice, l'interesse a livello internazionale con cui il film è stato accolto fin dall'inizio, ha sorpreso tutti. Nel capitolo a lei dedicato, ricorda che la sua prima foto nel ruolo della Thatcher fece letteralmente il giro del mondo, pubblicata persino dalla stampa cinese. Un evento che le ha moltiplicato il coraggio per affrontare le scene nella Camera dei Comuni e quelle corali durante le quali la lady di ferro mostrava pugno e carattere.

Poi la Streep rivela la sua grande emozione nel rappresentare il Primo Ministro nell'intimità della famiglia. Una donna, dice, che ha avuto potere e amore ma che li ha persi entrambi. Dimostrando così il lato umano della sua personalità nel quale lei stessa ha saputo riconoscersi, perché con la sua recitazione ha ripercorso la vita intera della donna e del Capo di Stato che ad un certo punto si sono fuse insieme.

Dalle considerazioni della regista Phillyda Lloyd e del produttore Damian Jones scaturisce l'iniziale timore di scontrarsi con aspetti dejà vu e troppo conosciuti della personalità della Thatcher. Il fine, invece, era di portare alla luce aspetti sconosciuti della lady di ferro, raccontandola in maniera originale, semplice, e soprattutto umanizzandola. A questo fine si sono rivelati utilissimi i consiglieri e tutti gli appartenenti al team della Premier che hanno svelato molti piccoli segreti anche sul suo rapporto con il marito. Un uomo che, tra le mura domestiche, le ha sempre dato preziosi consigli e non è mai stato il "first husband".

La demenza senile della lady di ferro è stata, secondo la sceneggiatrice Abi Morgan, molto difficile da scrivere. Perché si è voluto dar voce ad una persona affetta da malattia ma che conserva ancora la lucidità per guardare in maniera attiva al proprio passato. La Morgan svela che raccomandava agli attori di chiudere gli occhi prima di recitare e di pensare che accanto a loro c'era la Thatcher in persona. Un trucco che ha funzionato.

Infine: a una cronologia non banale della vita della protagonista, si aggiungono il saggio sulla situazione politica negli anni della Thatcher confrontati all'attualità di oggi e tutta la produzione cinematografica che ne ha accompagnato l'ascesa e il declino.

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