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Maschio cercasi

C’era una volta il vero uomo. Oggi è effeminato, infantile, insicuro... Anche per questo, come mostra il successo di libri come Cinquanta sfumature, molte donne cercano modelli diversi. Perfino troppo

È un po’ come l’articolo civetta dei negozi, però in salsa sessuale. Se nel calcio italiano va in onda il campionato dei singhiozzi, al cinema negli Usa trionfa il ragazzone con l’orsacchiotto scurrile (Ted, con Mark Wahlberg, uscita italiana il 5 ottobre). E mentre la New York review of books fa il funerale al Grande maschio narcisista di Philip Roth in favore di un new deal letterario modello sfigato & contento (o piccolo maschio parassita, come lo chiama
il filosofo Stefano Bonaga), ecco risorgere allo stesso tempo l’archetipo del macho.

La trilogia Cinquanta sfumature , il paperback che vende più in fretta della storia (31 milioni di copie in quattro mesi, soltanto in lingua inglese), spinge gli esperti a prevedere un boom di nascite e fiorisce nei festival estivi intellò-chic. Come Popsophia , kermesse della filosofia (a Civitanova Marche, Ancona, dal 12 luglio al 5 agosto) che fra un Vito Mancuso e un Massimo Cacciari ti piazza una E. L. James "letta, riletta, smontata e rimontata". Così subito dietro Ted al botteghino americano si piazza il testosteronico Magic Mike di Steven Soderbergh (in Italia dal 21 settembre), dove lo spogliarellista navigato Channing Tatum insegna a un adepto tutti i segreti dello strip e del rimorchio.

Che succede? Succede che il maschio non c’è più. Ha rubato alla donna l’orsacchiotto (come già nel più drammatico The Beaver , con Mel Gibson) e ne è diventato succube, trasferendogli, come nella psicoterapia, la propria scurrilità da camionista. E lei per compensare il maschio se lo inventa, estremizzandolo.

"Di fronte all’uomo-bambola, ceduo e disprezzabile, la donna cerca l’opposto, per ristabilire una contraddizione vitale al rapporto" sostiene il filosofo Manlio Sgalambro, che di repellenza fra i sessi ha scritto in Della misantropia (Adelphi). Perché se la donna sta pian piano sviluppando gli attributi, l’uomo è da un pezzo troppo femmina: nel 2015 la vendita mondiale di cosmetici per lui supererà i 33 miliardi di dollari e nelle beauty farm è boom di trattamenti all’ossigeno e agli ultrasuoni per polverizzare le maniglie dell’amore. Addirittura, i barbieri afghani hanno scoperto l’arte di depilare le sopracciglia, un servizio nato per i soldati americani ed esteso di straforo ai connazionali (del resto i talebani amano l’eyeliner), mentre la barba ipercesellata del cattivo Wes Bentley nel film Hunger games ha ormai la sua pagina Facebook con 28 mila fan.

Ma se Morgan Spurlock in un docu-film su maschi e cremine (Mansome) accusa le case cosmetiche di aver "reso gli uomini insicuri, convincendoli che senza l’idratante non riusciranno mai a conquistare l’altro sesso", le implicazioni sono ancora più inquietanti. "Mario Balotelli non fa lo strip a Kiev a uso e consumo del voyeurismo femminile, ma per gli altri calciatori", spiega il maître-à-penser della moda Quirino Conti. "La competizione maschile, una volta sul piano della forza, oggi è sulla bellezza, come un tempo le maîtresse. Si guardi il libro fotografico di Domenico Dolce sui calciatori nudi".

Il calciatore che si spoglia davanti all’obiettivo, insomma, è un po’ quel che erano le attricette in cerca d’ingaggio sulla Croisette di 50 anni fa: quelle che appena vedevano un fotografo mostravano la tetta. "Attenzione, però" aggiunge Conti, "lo sportivo del pallone è in calo. Perché Dolce, quando deve organizzare la sfilata, non sceglie i calciatori, espressione di un maschio ormai alle corde, ma fa tre mesi di casting in Sicilia e i ragazzi li prende dalla strada".

In tale universo per le donne non c’è posto. Ed è solo per political correctness che Ted non ci propina il the end più verosimile, e cioè Wahlberg che tra il teddy bear e Mila Kunis sceglie il primo. La donna reagisce correndo al cinema a vedere gli spogliarellisti e in libreria a comprare il sadomaso. "Forme irridenti, però, e caricaturali" avverte Marcello Fois, finalista al premio Strega (Nel Tempo di mezzo , Einaudi). Non a caso, ha scritto il critico Andrew O’Hehir, se Magic Mike non ha ripetuto al secondo weekend l’exploit del primo è "perché non è abbastanza assatanato. Anche lo stripper, alla fine, è un maschio vulnerabile".

Quando poi scopri che la protagonista delle Cinquanta sfumature di nome fa Anastasia, come la sorellastra di Cenerentola, ma anche come la master di un noto sito per gli appassionati di bondage e sottomissione sessuale, e di cognome Steele (stessa pronuncia e quasi stesso spelling dell’inglese per acciaio, appunto steel), e poi intima al suo Christian Grey: "Apri quella maledetta porta", allora un "mommy porn", scritto che Harmony in confronto è Charlotte Brontë, diventa interessante anche per noi: le 30-40enni post-post-arrabbiate che uno come Grey, chiaramente un iperinsicuro da salvare, non lo vorremmo neanche morto.

E sentite Carmen Covito, che in Le ragazze di Pompei (editore Barbera) racconta di una donna alle prese con le agonie maschili nel 63 dopo Cristo: "In barba al femminismo più ideologico, per cui il sadomaso della James istigherebbe alla violenza, il modello più pericoloso per la donna è proprio l’uomo con l’orsacchiotto, che può finire col picchiarla". Non a caso l’Huffington Post ha definito "un successo femminista" i milioni di donne corse ad acquistare Cinquanta sfumature, Angelina Jolie vuole dirigerne il film e sul blog Relationshit.com le pagine più viste sono quelle dove gli uomini si lagnano: "Perché alle donne non piacciono più i maschi gentili?".

Certo, il mito di Humphrey Bogart è un grande bluff, la bugia più letale che papà ci ha raccontato da bambine. "Il duello dei film western a chi estraeva prima la pistola non esiste" nota Jacopo Fo "perché l’80 per cento moriva colpito alla schiena. Il crollo dell’utopia dell’uomo Denim permette di affrontare l’incredibile censura: oltre il 50 per cento dei maschi in realtà non gode".

Concorda Carla Signoris, attrice e moglie di Maurizio Crozza: "Un maschio che piange mi commuove, perché è lo stesso in grado di chiedere scusa. Oggi, quando vediamo Insonnia d’amore alla tv, i miei figli si danno di gomito: 'Papà e mamma piangono'".

Anche la psicoterapeuta Umberta Telfener è convinta che le lacrime maschili siano un buon inizio, ma per lei Cinquanta sfumature risponde a quel bisogno d’attenzione della donna che l’uomo oggi non è interessato a soddisfare. "Questo sadomaso edulcorato" dice "è un gioco di profonda intensità reciproca. Se Anastasia non è quella che comanda, di certo se la giocano". E mette in guardia dal liquidare il gioco erotico a un maschio-contro-femmina: "Il bondage è una gara raffinata a sfidare i propri limiti. Con se stessi, non con l’altro".

Perché allora le femministe italiane se la sono presa tanto? Per un problema di linguaggio, secondo Ottavio Cappellani, lo sceneggiatore che il New York Times ha celebrato come il nuovo Pietro Germi: "Hanno associato il sadomaso col potere, come negli anni Settanta, quando imperava il 'meglio comandare che fottere'. Ma il dominus nel sadomaso è colui che è libero, lo slave quello che ha bisogno di abdicare il controllo e sentirsi dire: penso io a tutto, tu non ti preoccupare. Se la mettiamo in termini di potere, è proprio il contrario. È Anastasia che confessa: 'Ho una voglia disperata di scoprire che cosa c’è dietro la porta', lei che vuol essere rinchiusa, lei, quindi, che comanda. Perché nel bondage lo schiavo non fa nulla: è il padrone che si affanna a soddisfarlo e si sottopone al suo giudizio".

Il bondage come bisogno estremizzato di coccole, insomma. Perché, disfunzionali come siamo, oggi il sesso lo impariamo all’università (quella di Vienna, 1.600 euro la retta semestrale) e ci è più facile dire "Appendimi al lampadario» che "Fammi una carezza". "Un po’ come Michela Murgia, che al Campiello si scaglia contro Bruno Vespa perché guarda il décolleté di Silvia Avallone, poi allo Strega attacca un paio di tette". Se il femminismo è imprescindibile ogni qual volta la parità dei diritti rischia di venire meno, la donna per Cappellani si è spinta forse troppo oltre. Perché vuoi vedere che Gloria Steinem si sbagliava, e una donna senza un uomo non è come un pesce senza una bicicletta?

Concorda Massimiliano Parente, il cui personaggio più autobiografico (L’inumano , Mondadori) fallisce ogni approccio, perfino con le prostitute, e passa il tempo a masturbarsi su Youporn: "Appena c’è un uomo che fa il maschio, arriva una frotta di profetesse del 'se non ora, quando?' per rimetterlo al suo posto con l’orsacchiotto. In realtà, loro considerano anche il pene un simbolo fallico da abolire. Non a caso la rivista di fantasie erotiche di Melissa P. si chiama Dita".

Un mondo alla rovescia, insomma. Come nel film Maschi contro femmine di Fausto Brizzi, dove il collezionista di donne Alessandro Preziosi diventa interessante per Paola Cortellesi appena sviluppa problemi d’erezione. Ma non sarà che le femministe italiane, silenti per ferie 6 anni fa sul massacro della pachistana Hina, silenti oggi di fronte al ristorante che serve il sushi su modelle nude, gridano all’oltraggio anche per un motivo più essenziale?

Il successo di Cinquanta sfumature, scritto da una donna, in fondo brucia. Perché rivela l’eterna contraddizione della femmina che pretende sex equality fin nel tricipite scolpito e poi al ristorante e fra le lenzuola non è così sicura. Una sera facciamo le sciupamaschi, quella dopo vogliamo Jimmy Stewart. Il deboluccio che scatena sindromi da crocerossina mai sopite, ma anche Raul Gardini, che quando in regata gli chiesero: "Quante sigarette fuma?" rispose, trasudando machitudine: "Tutte quelle che posso".

Posto che cambiare idea è una prerogativa della donna, è chiaro che il poveretto, già afflitto da impotenza, infertilità e sai che altro, vada scemo. In Femmine contro maschi la battuta più geniale è affidata a Carla Signoris. Quando l’amica Luciana Littizzetto riformatta il marito cavernicolo, lei esclama: "Privare un uomo del suo sacrosanto diritto a fare schifo è reato". Baciami, stupido.

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