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Il manuale della birra

Storia, produzione, degustazione, tutto quello che c’è da sapere sulla birra

Di tutte le novità che negli ultimi tempi hanno investito il gusto degli italiani, una delle più dirompenti è stato il superamento della birra come semplice complemento da pizza. Di questi tempi non c’è ristorante o pub con un minimo di ambizione che non si presenti con la sua brava carta ricca di birre artigianali. Il concetto stesso di “birra artigianale” oggi è sensibilmente mutato: non evoca più case di campagna e cantine muffite, ma ragazzotti con barbe troppo lunghe e pantaloni troppo corti, bici a scatto fisso e locali postindustriali. Persino la Milano da bere è cambiata, anzi, soprattutto la Milano da bere. Apriamo allora il Manuale della birra del sommelier Giuseppe Vaccarini (Hoepli) e vediamo di metterci al passo.

La storia
Apprendiamo che la birra nasce in area mesopotamica, fra il 3000 e 4000 a.C. (dite che la stiamo prendendo un po’ larga?). Più o meno nello stesso periodo fa la sua comparsa anche il vino, ma fra i due fu la birra a essere subito più diffusa e popolare, dall'Etiopia alla Danimarca, perché più semplice da coltivare e preparare.

Anche se non sembra, è importante risalire a quest’epoca perché già a questa altezza cronologica troviamo prove in grado di sfatare uno dei miti più duri a morire: il fatto che la birra non sia una bevanda da donne. Fra gli antichi sumeri gli arnesi per la preparazione della birra erano parte della dote delle spose (popolo civilissimo, non c’è che dire). Se in occidente era Bacco il protettore del vino, in Egitto e Mesopotamia erano dee le protettrici della birra. Le favorite dell'harem di Assurbanipal, re di Babilonia, ne ricevevano un litro al giorno per conservare salute e bellezza. Nel 1800 a.C. alla regina di Tebe toccavano cinque brocche quotidiane. Quindi, signore all’ascolto, fidatevi dei mesopotamici. E anche della santa e venerabile Ildegarda che nel medioevo descrisse la birra nel suo "causa et cura" come efficace rimedio contro i cuori oppressi. In ciò la santa donna venne certo confortata dall’esperienza empirica che ne fece nei monasteri. Nei periodi di digiuno, la birra era infatti largamente consumata dei monaci per il suo elevato apporto nutritivo, oltre che per la sua capacità di combattere gli eccessi di contrizione (un classico peccato di orgoglio). Provateci voi a discendere negli abissi della penitenza dopo aver bevuto un litro di birra a stomaco vuoto.

Perché la birra fa bene
Monaci allegri a parte, la verità è che la birra fa bene. Contiene vitamina B, aumenta il colesterolo buono, facilita la digestione e ha un elevato potere antiossidante. È anche fra le poche bevande consigliate alle donne durante l’allattamento. Il manuale di Vaccarini dice persino che alcuni sportivi la usano durante gli allenamenti, ma su questo mantengo le mie riserve: se siete un appassionato di pistola ad aria compressa, carabina, lancio del giavellotto, volo a vela, paracadutismo, arrampicata o getto del peso, il consumo di birra durante gli allenamenti è fortemente sconsigliato.

Tutto il mondo beve birra
Nel frattempo la bionda ha girato il mondo. L’orzo è stato certo il cereale di partenza preferito, ma qualcuno ha a impiegare il riso (come in Asia), il mais (in America) o il miglio (in Africa). Di luogo in luogo, anche le usanze di mescita si sono differenziate, così come i recipienti usati per berla: ciotole d'argilla, terracotta, ceramica, metallo e infine di vetro, ma non sono mancati avventurosi tentatici di sorbirla attraverso corna di bue e stivali (sì, stivali. La tradizione sopravvive in certe aree della Germania, ma vengono usati stivali di vetro, igienicamente più compatibili con la modernità). Oggi il set base si compone di non meno di una dozzina di bicchieri. 

Una  nota di biasimo: neanche una parola dall’esimio Vaccarini sui cocktail a base di birra come la sudamericana Michelada (con succo di pomodoro o salsa di soia, a scelta) e la nostrana Panaché, che invece meriterebbero tutta la vostra attenzione di appassionati.

Le curiosità
Ci sono poi non poche curiosità che potrebbe farvi comodo sapere. Per esempio che il paese con la più alta consumazione pro capite è la Germania con i suoi 115 litri l'anno. O ancora che una schiuma perfetta dovrebbe riempire non più di 1/4 del volume del bicchiere (ma non se siete in Inghilterra, qui quasi niente schiuma). Non dimenticate poi che il perlage, a differenza dello champagne, nella birra è un difetto che denota eccesso di anidride carbonica. E mai, mai conservare la birra in frigo a meno di non consumarla entro un paio di giorni. Premio pop-culture a chi si è inventato la birra Kiss me Lipsia (hipster!). Infine un consiglio per gli aspiranti degustatori: prudenza! a differenza del vino, è importante che la birra passi dalla bocca alla trachea per apprezzarne l’amaro, e non si presta quindi all’assaggio e sputo. Guidate con prudenza.

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