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Libri

Louis Sachar incontra il suo pubblico fatto di giovani lettori e presenta il suo nuovo libro "Il Voltacarte"

Al Festival della Letteratura di Mantova tutto è possibile, anche incontrare Louis Sachar, uno dei più importanti scrittori di libri per ragazzi

Louis Sachar

– Credits: Louis Sachar, Piemme

Louis Sachar è un uomo tranquillo e timido. Il tono di voce e lo sguardo rivelano la grande emozione nell’incontrare il suo pubblico al Festival della Letteratura Mantova, fatto di adulti, ma soprattutto di giovani e giovanissimi lettori.
Louis Sachar risponde con pazienza a tutte le domande con un bellissimo e rassicurante sorriso. Così, tra una risposta e l’altra, si scopre che vive ad Austin in Texas, che, per non perdere la giusta energia, non rivela mai ciò di cui sta scrivendo se non quando ha finito, cha ha una figlia e una moglie, che sono le sue prime lettrici, che ama il bridge e frequenta il circolo della sua città tutti i pomeriggi, che da bambino non voleva fare lo scrittore, ma il giocatore di baseball per i San Francisco Giants.

Per chi non lo conoscesse, Louis Sachar è uno dei massimi esponenti della letteratura per ragazzi. Ha alle spalle una trentina di libri di grande successo, tradotti in tutto il mondo.
In Italia, per ora, ne sono stati tradotti e pubblicati da Piemme soltanto cinque.
Il libro che ne ha decretato il grande successo è Buchi nel deserto , che ha vinto nel 1998 anche la Newbery Medal, il massimo riconoscimento nella letteratura per ragazzi, ed è tuttora uno dei suoi libri più letti ed amati.

È fresco di stampa, invece, il suo ultimo libro: Il Voltacarte , sempre edito da Piemme, nella celebre collana de Il Battello a Vapore. Si tratta ancora una volta di una bellissima storia. Alton ha diciassette anni, una sorella più piccola, Leslie, una mamma rompiscatole al limite dell’imbarazzante e un vecchio zio ricco quanto scorbutico. Spinto dalla madre a caccia di eredità a frequentare il vecchio zio Lester e ad accompagnarlo ai suoi tornei di bridge, Alton si ritroverà a scoprire nuovi e stimolanti interessi. Un mistero da risolvere, una ragazza molto intrigante, vecchi amici poco affidabili, e sullo sfondo: il gioco del bridge, poco attraente magari ad un primo sguardo, ma, come scoprirete, molto affascinante.

Al Festival della Letteratura di Mantova ho avuto la fortuna di incontrare Louis Sachar e di fargli alcune domande per i lettori di panorama.it. Non è stato facile fargli un’intervista, dopo l’incontro con i ragazzi, i suoi lettori più genuini, perché già loro lo avevano bombardato con mille domande e curiosità. Infatti la prima cosa che mi sono sentita di chiedergli è stata se ci fosse una domanda che lui avrebbe fatto volentieri ai suoi giovani lettori.

“Quando un mio libro viene tradotto, me lo mandano, ma non ho nessuna idea se sia una buona traduzione o meno. Mi piacerebbe saperlo, conoscere cosa si aggiunge nella traduzione e cosa viene perso, cosa potrebbe essere fatto meglio. Vorrei ci fosse un modo per chiederlo ai miei lettori ma non c’è e non posso saperlo.”

Immagino ci sia qualcosa di speciale nello scrivere, qual è il bello dello scrivere libri per ragazzi?

“È buffo, perché mentre scrivo sono seduto da solo nella mia stanza, cercando di raccontare una bella storia che mi piaccia che sia anche accessibile a dei giovani lettori. Poi invece è davvero speciale venire ad eventi come questo e vedere queste belle facce luminose con grandi occhi e sorrisi brillanti. È questo che mi fa sentire davvero bene.
Ricevo un sacco di lettere dai fan, molte delle quali sono solo compiti per la scuola e non hanno molto da dire. Ma ogni tanto ce n’è qualcuna di ragazzi o ragazze con grande personalità, che mettono a nudo il proprio modo di sentire e dalla lettera viene fuori brillantemente chi l’ha scritta. È semplicemente meraviglioso.”

I tuoi libri sono tradotti in molte lingue e vorrei sapere, quando incontri i lettori, se c’è una differenza tra loro riguardo il modo di leggere e sentire i tuoi libri.

“Di nuovo, non lo so. Quando parlo ai ragazzi in America, si crea facilmente una interconnessione e un calore. All’estero hai un traduttore tra te e i ragazzi non li puoi veramente sentire. È più come parlare attraverso uno schermo o qualcosa del genere. È davvero un peccato."

Quali sono le qualità vincenti nel leggere secondo te? Perché suggeriresti di leggere a dei ragazzi?

“Penso semplicemente che leggere tiri fuori il meglio di noi. Quando sono seduto a parlare con gli amici, sono una persona diversa da quando penso e scrivo e penso che anche il lettore sia una persona diversa quando legge. Sei molto più riflessivo e concentrato sulle cose che importano davvero.”

Eri un buon lettore quando eri un ragazzino?

“Abbastanza. Leggevo, ma posso dire di essere diventato un buon lettore soltanto durante le superiori. Lì ho davvero iniziato ad amare la lettura.”

Quando finisco un buon libro, mi sento sempre un po’ vuota perché sento già la mancanza dei personaggi che ho conosciuto e la nostalgia per la storia, è la stessa cosa per uno scrittore quando finisce di scrivere un libro?

“Quando scrivo, i personaggi sono molto reali per me, certe volte non sembra neanche che stia scrivendo, li sto solo mettendo in una situazione e poi sono loro a raccontare la loro storia. Diventano molto speciali per me, li sento quasi parte della mia famiglia. È strano. Ho fatto diverse sceneggiature basate sui miei libri ed ero lì con gli attori per fare le prove e fare dei cambiamenti se necessario e quando lascio andare i miei personaggi verso il mondo esterno, mi si spezza il cuore. Non so, c’è qualcosa di molto forte in proposito.”

So che sei un ottimo giocatore di bridge, quanto della tua vita c’è ne Il Voltacarte e nei tuoi libri più in generale?

“Penso che ogni libro sia un pezzo di me. Scrivo per circa due ore al giorno e limito a queste due ore il tempo di scrittura, perché dopo so che non riuscirei a dare il meglio. Inizio ad essere stanco e poco concentrato, non c’è più freschezza in quello che scrivo, credo quindi che i miei libri rappresentino il meglio di me.”

Il Voltacarte. Storia di un re, una regina e un jolly , Louis Sachar, Piemme, 2012

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