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Dall'economia al cinema: i 5 libri-intervista del 2012

Banchieri, registi e scrittori si confessano in colloqui sui generis: cinque titoli che vale la pena di leggere o di trovare sotto l’albero

(Credits: (Ansa/Coggiola)

Dall'economia, al cinema passando per la scrittura e la letteratura. Anche quest’anno sono diverse decine i libri-intervista pubblicati da grandi e piccoli editori. Abbiamo provato a selezionarne cinque che meritano di essere letti, adatti a tutti i gusti e a tutte le tasche, con l’unico criterio della godibilità della lettura (se si tratta di critica e narrativa) e della ricchezza di dati e informazioni (se ci si occupa invece di saggistica o memorialistica).

“Ho subito una cattiva informazione, dettata dal pregiudizio. Ecco, vorrei convincere i miei critici che si sbagliavano”. Per questa ragione, uno dei più discussi e controversi banchieri italiani, Cesare Geronzi, ha deciso di iniziare una lunga conversazione con Massimo Mucchetti, vicedirettore del Corriere della Sera, tra i più inflessibili osservatori delle cose economiche di questo Paese. Ne è venuto fuori Confiteor (Feltrinelli), un lungo e corposo libro-intervista che indaga sulla storia delle banche e degli affari del dopoguerra italiana, senza mai nascondere un ruvido (e a volte quasi muscolare) botta e risposta tra i due autori, che ha il pregio dell’immediatezza e della comprensione, anche per i non addetti ai lavori.

Intorno a un colloquio ispirato decisamente a temi e toni diversi ruota invece un bel libro pubblicato qualche settimana fa da Mondadori, Io lo chiamo il cinematografo. A parlare, stavolta, è uno dei maestri indiscussi del cinema nostrano, Francesco Rosi, che si racconta a un altro cineasta d’eccezione, Giuseppe Tornatore. Ne viene fuori una sorta di autobiografia sui generis del regista di Salvatore Giuliano, ma pure un racconto della storia del cinema del dopoguerra italiano e delle influenze che ha avuto su almeno un paio di generazioni (inclusa, ovviamente, quella di Tornatore).

Raccoglie trentaquattro anni di interviste e forma un’altra autobiografia decisamente singolare Sono nato in America (Mondadori). Al centro dell’antologia, Italo Calvino. Lo scrittore acclamato del Sentiero dei nidi di ragno e del Barone rampante , d’accordo. Ma anche il critico ed editor raffinatissimo, che indaga sul modo di leggere e sul ruolo dei lettori e dei classici, sia in Italia che all'estero. Nettezza di giudizio, straordinaria capacità di analisi, originalità nella valutazione danno l’ulteriore prova (sempre che ve ne fosse il bisogno) della straordinarietà del Calvino recensore e osservatore, certamente pari a quella del suo ruolo di scrittore e narratore.        

A scrittori del calibro di Marianne Moore, Ezra Pound, Jack Kerouac, Philip Roth, V.S. Naipaul, Murakami Haruki, Orhan Pamuk e David Grossman è dedicato invece il quarto volume di The Paris Review, l’opera che Fandango da qualche anno a questa parte sta pubblicando con coraggio. Dal rapporto tra scrittore e lettori, fino ai luoghi fisici in cui si scrive un racconto e un romanzo, raccoglie il meglio delle confessioni apparse nella rivista fondata nel 1953 ed è introdotta da un altro nome di eccezione, Salman Rushdie.

E sempre agli scrittori è dedicato un curioso libriccino edito da Terre di Mezzo. Si intitola Ma tu quanti libri scrivi in una settimana, ed è curato da Francesca Frediani. Raccoglie le domande, spiazzanti e spesso provocatorie, che una classe di bambini ha posto ai narratori che si sono sottoposti alle loro interviste. Interrogativi appassionati, come si vedono raramente, che in alcuni casi restituiscono molto di più sui tic e le contraddizioni di chi per mestiere scrive e pubblica libri.

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