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I libri più belli del 2012: economia

Krugman, Stiglitz, Zingales, Rajan, cigni neri imprevedibili. Teorie confermate e smentite nell'anno terribile della crisi

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Non c’è dubbio. Il 2012 è stato l’anno in cui la crisi economica è entrata, più che in passato, pesantemente nella vita quotidiana di tutti. Parole finora sconosciute hanno fatto capolino nella nostra quotidianità: spread, Eurobond, Tobin tax... E teorie più o meno valide per risanare i bilanci di interi Stati hanno riempito dibattiti, convegni e... scaffali delle librerie.

Ecco, secondo noi, quali sono stati i libri di Economia migliori dell’anno. Perché più interessanti, perché più autorevoli, perché più innovativi e stimolanti nella direzione di far discutere, cercare alternative alla strada della sola austerity o del solo liberismo.

- Paul Krugman, End this depression now! (Norton & Company).
Il The Asia Times l’ha soprannominato "il Mick Jagger della politica economica", e Paul Krugman non ha smentito la sua fama lo fa con questo libro, uscito negli Stati Uniti. Per il premio nobel per l'economia, la crisi attuale è simile a quella del 1929. Ma diversa. Durante la Grande Depressione, i governi avevano una scusa: nessuno sapeva cosa stava succedendo. Ora lo sanno. E uscire dalla depressione è facile. La ricetta è quella ereditata da Keynes nella Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta: aumentare la spesa pubblica per spingere la domanda e far ripartire la crescita.

- Raghuram Rajan, Terremoti finanziari - Come le fratture nascoste minacciano l'economia globale (Einaudi)
La crisi finanziaria ha rovesciato il mondo occidentale con l'irruenza di un terremoto partito con la diseguaglianza dei redditi e amplificato da una politica incapace, una finanza troppo aggressiva e poco lungimirante. A differenza di un sisma naturale, però, il collasso economico poteva essere previsto. Pochi economisti lo avevano intuito: Raghuram Rajan, economista dell’università di Chicago, è uno di questi e è il libro in cui spiega come ha fatto.
Non demonizza la finanza ma suggerisce un'assunzione più ragionata. Il libro infatti spiega la recessione globale senza gettare il lettore nello sconforto: la crisi non è la fine di tutto. ma un’occasione per ripartire.

-  Manifesto degli Economisti Sgomenti (Minimum Fax).
La crisi ha frastornato tutti. Anche e soprattutto gli economisti. A crollare sono state tutte le teorie su cui si sono basati anni di studi, ricerche e consigli di politica economica diretti ai governanti. E in questo libro si raccoglie la loro denuncia. Nasce in Francia dall’iniziativa di 700 economisti, riuniti nell’associazione Les économistes atterrés, che nel Manifesto elencano e smentiscono 10 false certezze su cui si fonda il paradigma neo-liberista. Il manifesto ribalta le certezze su cui si basano le politiche dei governanti: i mercati finanziari non vanno rassicurati, né assecondati perché non sono per definizione efficienti. L’errore commesso per troppo tempo, secondo gli “economisti sgomenti”, è stato considerare i mercati finanziari come i mercati in cui si scambiano beni comuni: in realtà le valutazioni in campo finanziario sono soggettive e volatili, ipersensibili agli attacchi speculativi.

- Luigi Zingales, Manifesto Capitalista (Rizzoli).
L’economista cambia radicalmente idea rispetto al passato sul tema dell'etica nell'economia . Parla degli errori degli economisti. “Quello a cui abbiamo assistito è stato un fiasco di tutta la categoria... L'idea che un piccolo gruppo di intellettuali debba guidare il popolo ignorante verso ciò che è buono per lui, anche a costo di ingannarlo, va per la maggiore anche in America”. E con riferimento all'etica Zingales ribadisce come il problema non siano (solo) le regole, ma soprattutto l'educazione. Un po’ populista? Può darsi. Ma vista la visibilità che Zingales ha nel dibattito economico in America (dove vive e insegna) e in Europa, non è da considerare di secondaria importanza.

- Joseph Stiglitz, The Price of Inequality (W. W. Norton & Company)
Negli anni ci siamo abituati a vedere gli Stati Uniti come terra di opportunità e di sogni, patria dei self made man, il luogo dove a tutti era permesso fare fortuna. Oggi non è più così. Almeno secondo l’economista premio nobel Joseph Stiglitz, che descrive l’America come il paese delle ingiustizie e delle diseguaglianze: l’1% degli Americani tiene per sé il 40% della ricchezza prodotta, lasciando il restante 99% a spartirsi quel che rimane.
Chi nasce nel 20% più povero della popolazione ha poche chance di diventare ricco: meno di sei americani su dieci compiono con successo questo salto di classe sociale. Un’ingiustizia insopportabile, ma soprattutto, secondo Stiglitz, economicamente insostenibile.

- Michael J. Sandel,  What Money Can't Buy: The Moral Limits of Markets (Farrar Straus & Giroux)
È rimasto qualcosa che il denaro non può comprare? Da questa domanda parte la riflessione di questo bel libro in cui si analizzano i limiti del mercato e dei soldi. Il denaro ci ha abituati a usare il prezzo come misura del desiderio o del diritto. Ma non tutto si può comprare davvero. E Sandel lo spiega molto bene.

- Nassim Nicholas Taleb, Antifragile. Things that gain from disorder (Random House)
È inutile tentare di prevedere il "cigno nero", l'imprevedibile che irrompe, sorprende, sconvolge. Così la crisi finanziaria. È inutile pensare che, perché si è studiato ad Harvard o perché si è vinto un premio nobel, tutto sia controllabile come dicono di poter fare quelli che Taleb definisce "fragilisti". Sono loro a creare problemi perché guardano le fragilità del mondo e cercano di prevenire eventuali problemi. Ma quando arriva l'imprevedibile, non c'è previsione che tenga. E la salvezza sta solo nell'antifragilità. Che nel suo testo Taleb spiega nel dettaglio.

- Greg Smith, Why I left Goldman Sachs , (Grand Central Publishing).
Grieg Smith si dimise dalla banca d'investimento newyorkese Goldman Sachs, scrivendo un editoriale apparso sul New York Times, intitolato: "Perchè sto lasciando Goldman Sachs". E nel suo libro lo spiega. Racconta cosa accadeva nella nota banca d'affari, e di come da istituto finanziario tra i più grandi al mondo si sia evoluto, perdendo affidabilità. Oggi revale il motto "take-the-money-and-run" (prendi i soldi e scappa), una cultura “tossica e distruttiva" che mette i profitti davanti a qualsiasi tipo di principio.

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