Un saggio sul femminismo nel nuovo millennio
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Libere tutte, D'Elia e Serughetti

Cosa vuole dire essere donne nel nuovo millennio? Un saggio sulle più importanti questioni femministe

Libere tutte (minimum fax, 2017), scritto dall’attivista Cecilia D’Elia e dalla ricercatrice Giorgia Serughetti è un saggio sul femminismo estremamente puntuale, che mira ad analizzare alcune importanti questioni di genere su cui si è focalizzato il dibattito sociale e politico negli ultimi anni. Cosa significa essere donna oggi? A partire dalle conquiste della seconda ondata femminista (quella degli anni settanta, per capirci, seguita ai primi movimenti ottocenteschi), D’Elia e Serughetti riflettono sulle battaglie ancora da combattere, come il diritto alla maternità, sulle conquiste che non sono più così scontate e su cui si stanno facendo dei passi indietro, come il diritto all’aborto, e sui nuovi fenomeni, come l’alt-feminism, una sorta di femminismo populista che nasce dall’utilizzo di argomenti femministi da parte di donne conservatrici.

Soggetti differenti
Parlare di donne e per le donne non è semplice, perché ci si riferisce innanzitutto a persone che appartengono a categorie differenti – sociali, sessuali, religiose e via dicendo –, ciascuna con esigenze che si sviluppano nelle direzioni più svariate e con priorità che non devono necessariamente coincidere. Libere tutte cerca dunque di impostare un discorso intersezionale che dia conto dei problemi che interessano un insieme di identità così ampio, senza univocità insomma, ma imbastendo un percorso inclusivo, femminista, antirazzista, e contro ogni omofobia. Una volta terminata la lettura sarà automatico rendersi conto che, nella maggior parte dei casi, diversità e uguaglianza non sono termini opposti ma elementi dello stesso ragionamento: è necessario riconoscere e accogliere la prima per arrivare alla seconda.

L’aborto: un diritto in pericolo
È il 1978 quando, con la legge 194, le donne conquistano il diritto all’aborto. Le battaglie dietro a questa legge sono state lunghe e logoranti e fa paura constatare che, quarant’anni dopo, in Italia e in diversi altri paesi occidentali interrompere la gravidanza sta diventando sempre più difficile. A tutt’oggi sembra ancora impossibile che la competenza delle donne sulla propria gravidanza venga pienamente accettata, e nonostante la maternità sia stata una delle prime questioni affrontate dalle femministe già nell’ottocento questa non viene ancora pensata a tutti gli effetti come una scelta individuale ma come un valore civile e sociale. D’Elia e Serughetti hanno dunque scelto di aprire il loro saggio riflettendo sui danni provocati dalla deriva conformista antiabortista dell’ultimo decennio, raccontando nel dettaglio anche il lento processo che ha portato alla 194.

La maternità come scelta
Paradossalmente, però, chi sceglie di essere madre non trova davanti a sé un cammino più semplice di chi sceglie di non esserlo. I progetti di genitorialità infatti si scontrano troppo spesso con quelli di carriera e sembra che perseguirne uno significhi necessariamente rinunciare all’altro. Dati alla mano, in Italia le donne tendono a posticipare la gravidanza oltre i trentacinque anni e, spesso, anche oltre i quaranta: una scelta che dipende perlopiù da fattori economici.

Quelle stesse lavoratrici che, rispetto ai loro colleghi uomini, faticano a ottenere una completa soddisfazione lavorativa, anche a causa dello spettro della maternità, vengono tuttavia accolte con biasimo se scelgono di avere un figlio in totale libertà, secondo tempi e modalità adeguati al loro desideri. Il discorso sulla maternità si lega dunque inevitabilmente a quello sulle nuove tecniche riproduttive, in merito alle quali Libere tutte pone una serie di riflessioni: fino a che punto sono una risposta alle nuove necessità delle donne e delle famiglie, e fino a che punto si trasformano in una nuova forma di oppressione di genere?

Il dilemma della libertà

Sebbene il discorso sulla maternità sia fondamentale e occupi buona parte delle pagine di Libere tutte, D’Elia e Serughetti come abbiamo detto non tralasciano quei dibattiti che, molto vivaci negli ultimi anni, hanno visto l’interazione di diverse categorie di donne e di femministe. Si affronta dunque il tema del matrimonio e di una sottomissione che sembra volontaria ma deriva da complesse istanze storico-sociali, si parla di abnegazione femminile e disparità fra i ruoli di genere in famiglia. E si parla anche di prostituzione, delle sue modalità e di cosa si debba intendere per libertà sessuale.

L’ultimo capito, particolarmente attuale, è invece una lunga riflessione sul velo islamico: con tatto e discrezione D’Elia e Serughetti interrogano diverse voci di donne musulmane, quelle che rifiutano il velo e quelle che, al contrario, lo considerano simbolo di empowerment e affermazione identitaria.
Libere tutte vuole quindi dare al lettore una panoramica chiara delle questioni di genere e del cambiamento epocale e irreversibile che le lotte femministe hanno innestato. L’errore, ci dicono le autrici, è dare per scontate le proprie conquiste, che vanno invece ogni giorno riaffermate e difese, a fronte degli attacchi conservatori e sessisti che ancora oggi le assediano: siamo nel 2017, e abbiamo un disperato bisogno di femminismo.

Cecilia D'Elia, Giorgia Serughetti
Libere tutte
minimum fax, 2017
221 pp., 15 euro

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